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AGGIORNAMENTI CULTURALI: DIFFERENZE TRA DOLORE ACUTO E DOLORE CRONICO

Nel libro Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica, Edizioni Edi.Ermes (libro per insegnanti e terapisti) viene  descritto il programma di Bak School così come viene proposto dalla palestra Milanino Back School. In particolare nel capitolo 18° vengono date le indicazioni relative a quello che è importante fare in presenza di dolore cronico.


La Quebec Task Force definisce la lombagia
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acuta quando dura da meno di sette giorni,
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subacuta nel periodo che va da sette giorni a sette settimane dopo l’insorgenza,
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cronica quando persiste per più di sette settimane.

Le linee guida svedesi si differenziano leggermente per quel che riguarda la lombalgia cronica. Classificano la lombalgia
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acuta quando dura da meno di sette giorni,
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subacuta nel periodo che va da sette giorni a sette settimane dopo l’insorgenza,
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sub-cronica nel periodo che va da sette settimane a tre mesi dopo l’insorgenza,
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cronica quando dura da più di tre mesi.

Il testo spiega in termini didattici, chiari e sintetici, le differenze tra dolore acuto e cronico.

Il dolore cronico è molto comune e si ritrova in circa l’11% della popolazione adulta. Esso è un grave problema per la salute.
La lombalgia cronica è responsabile dell’80% delle spese complessive, sostenute per la lombalgia: rappresenta, pertanto, un problema grave con conseguenze negative, non solo economiche, ma anche sociali.

Il
dolore acuto a livello del rachide è un segnale d’allarme, una reazione di difesa, uno stimolo a cambiare posizione; ha un ruolo protettivo e adattativo, serve a impedire  i movimenti che possono danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale.
Il
dolore cronico, non ha una funzione protettiva diventa autonomo e nocivo, riduce la funzionalità del rachide e favorisce la disabilità. Il dolore cronico acquista valore di malattia:  il paziente appare "malato di dolore".

DOLORE CRONICO

Comportamento da malato
Per spiegare il procedimento che può trasformare il dolore acuto in dolore cronico Waddel ha formulato il modello concettuale del dolore, "pain behaviour" (comportamento dovuto al dolore) e il modello clinico  della malattia, "illness behaviour" (comportamento da malato).
Quando il soggetto in fase acuta gestisce il dolore con un atteggiamento positivo, il mal di schiena, anche se è forte , passa in fretta e non restano conseguenze negative.
Se, invece, il soggetto in fase acuta subisce il dolore, si scoraggia, ha paura che provochi ulteriori danni, si affida solo a terapie passive e assume un atteggiamento da malato, soffre di più, soffre più a lungo,  si indebolisce, è soggetto a continue ricadute, rischia di avere una lombalgia cronica e diventare disabile a causa del mal di schiena.
Pertanto, il dolore cronico può essere la conseguenza di un comportamento inadeguato in fase acuta e questo atteggiamento è tipico dei soggetti che presentano i "semafori gialli", descritti nel 5° capitolo  (
Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica).
Di conseguenza, se il comportamento dovuto al dolore (pain behaviour) non è adeguato, può provocare un comportamento da malato (illness behaviour) e un dolore cronico.

L’obiettivo di questi libri (libro per insegnanti, Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione,  conduzione e verifica e manuale pratico per pazienti lombalgici, Mal di schiena – Prevenzione e terapia delle algie vertebrali, Edizioni Edi.Ermes) e della Back School, è dare le tutte le indicazioni utili per guidare  l’allievo in fase acuta ad affrontare i dolori vertebrali con un comportamento adeguato ed inoltre, guidare gli allievi che presentano un dolore persistente a mettere in atto tutte le strategie utili per ridurre i fattori di rischio che rendono  il dolore cronico e provocano disabilità.


Il libro Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica, nel capitolo 18° da le indicazioni su come adattare la Back school in funzione del dolore cronico  e le schede pratiche per valutare i miglioramenti ottenuti.

Automonitoraggio del dolore lombare cronico

Non è facile modificare le abitudini di vita nel soggetto che soffre di dolore cronico: anche se gli sono stati proposti esercizi facili, spesso, il soggetto non li esegue  perché non riesce ad essere costante nel ripetere azioni diverse da quelle che fa istintivamente. Diventa importante, allora, verificare giorno per giorno, se il programma viene rispettato in ogni sua parte. Consigliamo, allora, di utilizzare un diario  personale.
Perché l’allievo compili il suo diario quotidianamente e sia costante nel seguire il suo programma, è importante che abbia forti motivazioni. Tali motivazioni sono state descritte nei paragrafi precedenti; è bene aggiungere  anche la seguente. Per eliminare o, almeno ridurre, il dolore cronico non è sufficiente dire "voglio stare bene" oppure "voglio eliminare il dolore", ma: "desidero sviluppare abitudini di vita sane e attuare tutti gli accorgimenti che permettono alla  mia colonna vertebrale di funzionare bene". Queste abitudini di vita e questi accorgimenti vengono riportati sul diario personale di ognuno.
L’automonitoraggio distoglie l’attenzione dal dolore e porta l’attenzione sull’acquisizione di abitudini di vita corrette e sull’incremento delle capacità fisiche di base.
Naturalmente il diario non è uguale per tutti, ma viene compilato in base alle caratteristiche e alle esigenze del soggetto.

Benedetto Toso



EFFICACIA DELLA NECK SCHOOL NEL TRATTAMENTO DELLA CERVICALGIA CRONICA

Il dolore vertebrale cronico è un sintomo che investe molteplici sfere della natura umana.
Quando questo sintomo si protrae nel tempo, il paziente sviluppa disfunzione  fisica, nella quale coesistono alterazioni del comportamento e delle relazioni con il mondo esterno.
Il vero problema diagnostico è capire quali sono le interazioni tra fattori fisici e psico-sociali e come possono influenzarsi a vicenda, poiché  la disabilità è, al contempo, disfunzione fisica, decondizionamento emotivo e comportamento da malato.
Grazie a questa consapevolezza si è arrivati a valutare i casi di dolore cronico in un’ottica meno meccanicistica e ad utilizzare  tecniche integrate di trattamento che attingono anche dall’esperienza di altre discipline mediche.
E’il caso dell’approccio riabilitativo ad impronta cognitivo-comportamentale su cui si basa la Back School, che unisce specifiche  tecniche di riabilitazione funzionale alle esperienza fatte nel campo della psicologia, analizzando gli schemi comportamentali e cognitivi del paziente, cercando di identificare e modificare quelli che impediscono il recupero.
La Back School e, nel  mio caso in particolare, la Neck School si sono rivelate delle metodiche efficaci per il trattamento del dolore cronico, grazie alle informazioni che sono in grado di fornire e che, di fronte a una condizione benigna e autolimitante come la cervicalgia,  sono di per sé rassicuranti, anche se devono essere adeguate al paziente per non essere controproducenti in quanto giudicate o troppo complicate ed incomprensibili o troppo meccanicistiche.
La paziente che ho avuto modo di seguire ha aderito al  programma della Neck School con entusiasmo, seguendo con attenzione la parte teorica ed eseguendo con una certa facilità gli esercizi pratici. Ha appreso correttamente i consigli riguardanti l’uso corretto della colonna vertebrale e li ha messi  in pratica nello svolgimento delle sue attività quotidiane e professionali.
Ho cercato di portare l’attenzione anche sulla necessità di ridurre lo stress rilassandosi. Quando siamo tesi e nervosi, infatti, qualunque piccolo o grande  malessere peggiora; questo vale in particolare per il mal di schiena. Ridurre gli stress, usare tecniche di rilassamento, evitare tensioni inutili imparando a scaricarle nel migliore dei modi sono presidi molto importanti.
Altrettanto importante  è mantenersi in forma: fare attività fisica è uno dei modi più utili per scaricare le tensioni ed è anche uno degli aspetti più importanti per ridurre i problemi alla colonna vertebrale. Essere in forma, muoversi aumentando gradualmente  le proprie capacità di compiere gli sforzi, evitare nella vita quotidiana di sedersi sempre e comunque, fare qualche volta in più le scale, andare a lavorare in bicicletta o a piedi, se possibile, sono tutti elementi importanti che migliorano la  salute in generale e la rachialgie in particolare. Il movimento, poi, stimola la produzione di endorfine, che sono dei veri e propri antidolorifici estremamente efficaci.
Importante è stato portare la paziente a conoscenza dei circoli viziosi  correlati al dolore cronico e della necessità di riconoscerli e combatterli. In particolare, gli sforzi si sono concentrati sul fumo, di cui oggi ne è stata dimostrata l’inequivocabile influenza nefasta sui dolori vertebrali.
Inoltre,  attraverso l’aumento della motivazione al trattamento che le è stato preparato, nonché alla comprensione dei fattori psicologici che perpetuavano il problema, ha maturato un graduale processo di gestione del dolore utile per un positivo cambiamento.
Un altro obiettivo essenziale che avevo imposto, e che la paziente ha raggiunto pienamente, è il favorire una presa in carico da parte della stessa del proprio problema.
Questo avviene nel momento stesso in cui la paziente modifica le sue abitudini  di vita, sia incrementando il movimento in generale ed intervenendo sulla gestione della propria colonna vertebrale, che utilizzando gli esercizi specifici appositamente predisposti.
Infine, non vanno dimenticati due elementi:
la riduzione dell’importanza dei fattori di rischio individuali, che vanno attentamente ricercati e combattuti come possibili fattori causali;
la necessità in generale di ottenere un riequilibrio di un sistema in crisi, attraverso un’attenta valutazione del singolo e delle sue necessità fisiche e psicologiche.
Quindi, l’esigenza di conciliare cinesiterapia e psicoterapia in un approccio integrato, risiede nella tipologia stessa dei pazienti rachialgici, afflitti da un disturbo  tendenzialmente cronico, in cui solo in una minoranza dei casi è riconoscibile un substrato anatomo-patologico chiaro e congruente rispetto alla sintomatologia, di contro ad una costante presenza di una problematica muscolo-tensiva che può essere  letta in chiave bioenergetica come un processo psicosomatico. Ricordo che Lowen ha affermato che queste tensioni muscolari si sviluppano lentamente attraverso ripetute esperienze di inibizione dell’emozione, e il processo è così subdolo e  insidioso che il paziente è difficilmente consapevole del suo stato di tensione. Anche nel caso in cui sia consapevole della tensione, non conosce il modo per liberarsene.
Partendo dalla sintomatologia rachialgia, il soggetto può verificare  su di sé quanto e in che modo questa tensione influenzi la propria patologia vertebrale, quanto e in che modo la riduzione di questa tensione sia connessa o meno con la diminuzione o addirittura la scomparsa della sintomatologia dolorosa, e quanto  tutto ciò influisca sul proprio benessere psico-fisico e sulla propria qualità della vita.
Per quanto riguarda il Neck Disability Index, utilizzato per valutare la funzionalità del rachide cervicale, esso si è rivelato uno strumento pratico  e affidabile, sia all’inizio del trattamento, per una programmazione più efficace, sia nel successivo controllo, per verificare i miglioramenti ottenuti in termini di riduzione del punteggio di disabilità, grazie alla messa in pratica dei  consigli su cui si basa la Neck School.
Grazie all’automonitoraggio del dolore cronico proposto alla paziente è stato possibile verificare anche la frequenza nell’esecuzione degli esercizi a domicilio e l’effettiva messa  in pratica dei principi della Neck School. Attraverso il diario si è potuto valutare, inoltre, l’evoluzione del dolore nel soggetto ed è stato alquanto interessante notare che, man mano che passava il tempo e venivano acquisite le varie abitudini  corrette in materia di gestione della propria colonna vertebrale e miglioramento della qualità della vita, la sintomatologia dolorosa e i sintomi associati si attenuavano fino a sparire. Il diario ha responsabilizzato notevolmente l’allieva  e migliorato il suo senso di autosufficienza; i progressi ottenuti hanno, a loro volta, aumentato il senso di sicurezza e di fiducia e dato le motivazioni a continuare su questa strada fino alla riduzione completa del dolore.
In conclusione, l’esperienza che ho avuto modo di condurre e l’implementazione con le evidenze scientifiche sull’argomento dimostrano l’utilità della Back School e della Neck School per il paziente con lombalgia o cervicalgia cronica, con diminuzione  del dolore, della sofferenza emotiva, della disabilità e del comportamento da malato, associando una migliore capacità di affrontare il problema "disabilità".
I risultati appaiono duraturi nel tempo e, in molti casi, si assiste ad una risoluzione  completa della sintomatologia dolorosa. La metodica è composta da una gestione del dolore nella propria vita quotidiana, da un lato facendo diventare un’abitudine l’uso corretto della colonna vertebrale, dall’altro mantenendo costantemente  una buona forma fisica generale.
In ogni caso, ognuno di noi ha attività ed abitudini differenti: solo noi possiamo organizzarci e sappiamo come poter gestire questo nostro piccolo o grande problema. E’ necessaria, quindi, una presa in  carico personale per l’organizzazione di un efficace programma per la diminuzione e l’attenuazione del proprio dolore. Un po’ di impegno nel mettere in pratica le nozioni esposte in questa trattazione ci aiuterà nel farlo e ci  metterà al riparo da future, sgradite sorprese.


Elena Amato


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