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AGGIORNAMENTI CULTURALI: SCOLIOSI E MAL DI SCHIENA


Nei libri:
Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica (testo per  insegnanti di educazione fisica e fisioterapisti), Edizioni Edi – Ermes,
Back School, Neck School, Bone School – Programmi di lavoro specifici per le patologie del rachide (testo per insegnanti  di educazione fisica e fisioterapisti), Edizioni Edi – Ermes,
Mal di schiena – Prevenzione e terapia delle algie vertebrali (manuale pratico rivolto agli allievi  della Back School e della Neck School, cioè ai soggetti che soffrono di lombalgia e cervicalgia), Edizioni Edi – Ermes, viene esposto il programma di Back School, così come viene svolto presso la palestra MILANINO BACK SCHOOL.  

In particolare, nel 5° capitolo del libro Back School, Neck School, Bone School – Programmi di lavoro specifici per le patologie  del rachide, viene descritto dettagliatamente il programma specifico utilizzato in presenza di scoliosi dolorosa dell’adulto.
Prima di prendere in considerazione la scoliosi dell’adulto, è opportuno ripassare le indicazioni relative alla scoliosi in età evolutiva. Le indicazioni più attuali sono quelle proposte, nella primavera del 2002, dalla Società Italiana  di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER), " Trattamento riabilitativo del paziente in età evolutiva affetto da patologie del rachide". Esse si rivolgono a tutti gli operatori della riabilitazione e sono applicabili a tutti i pazienti di interesse  riabilitativo affetti dalle patologie di cui sono oggetto.

Le linee guida hanno dato delle indicazioni molto importanti, relativamente alla scoliosi, alla sua valutazione e al suo trattamento. Le trascrivo nelle loro linee essenziali.

"LINEE GUIDA SIMFER"

DEFINIZIONE DELLA SCOLIOSI IDIOPATICA

La scoliosi idiopatica è una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale che si torce nei tre piani dello spazio; sul piano frontale si manifesta con un  movimento di flessione laterale, sul piano sagittale con una alterazione delle curve, il più spesso provocandone una inversione, sul piano assiale con un movimento di rotazione . Per definizione, la scoliosi idiopatica non riconosce una causa nota,  e probabilmente nemmeno una causa unica.

La definizione classica della Scoliosis Research Society , definisce la scoliosi come una curva di più di 10° Cobb sul piano frontale senza considerare il piano laterale,  le cui modificazioni incidono significativamente sull'evoluzione della scoliosi e la trattabilità ortesica. In base a questo dato, molti dei lavori pubblicati sull’efficacia del trattamento conservativo della scoliosi (fisioterapia, corsetti  gessati, busti) utilizzano come unico parametro la modificazione dei gradi Cobb. Questo aspetto è destinato nel futuro ad essere rivisto.

CLASSIFICAZIONE DELLA SCOLIOSI

Le scoliosi idiopatiche possono essere classificate differentemente secondo la localizzazione iniziale della deformità: scoliosi toraciche,  toracolombari, lombari, a doppia curva, e secondo l’età di insorgenza: infantili e adolescenziali.

CONSEGUENZE DELLA SCOLIOSI

Secondo le classiche indicazioni della riabilitazione, anche per il paziente affetto da scoliosi idiopatica sono distinguibili l'aspetto di  malattia (in inglese disease, processo eziopatogenetico), menomazione (in inglese impairment, danno di una funzione), disabilità (in inglese disability, incapacità di compiere un atto proprio dell'essere umano) ed handicap (conseguenze sociali)".

Nota: Le linee guida SIMFER fanno riferimento alla classificazione ICIDH (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps – Classificazione Internationale delle Menomazioni,  Disabilità ed Handicap), risalente al 1980.
Nel maggio 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato una nuova classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disabilities and Health – Classificazione Internationale del funzionamento,  della Disabilità e della salute).

"Le menomazioni del paziente scoliotico sono classificabili come danni neuromotori, biomeccanici, cardio-respiratori ed estetici. Per quanto  riguarda le problematiche relative alla disabilità, infine, queste riguardano in gran parte la scoliosi adulta. Il dolore, per esempio, od una significativa riduzione della capacità di sforzo o delle attività della vita quotidiana o professionale  non fanno parte delle caratteristiche del giovane paziente scoliotico. Viceversa, ci sono due elementi tipici dell’età evolutiva che pure si riflettono pesantemente anche sull’età adulta: la disabilità dovuta a motivi psicologici  ed un’altra definibile come iatrogena, laddove il ragazzo affetto da scoliosi non viene rispettato in quanto persona colta in un duplice momento delicato: quello della crescita e sviluppo puberale e quello dell’incontro/scontro con il proprio  corpo affetto da una forma di patologia che ne mina una struttura portante che non per niente si chiama "colonna".

IL TRATTAMENTO DELLA SCOLIOSI

Quando la patologia è lieve, il trattamento è una forma di prevenzione primaria. Questa fase terapeutica è da sempre stata definita  come "trattamento libero" e riguarda la cosiddetta scoliosi minore.

La forma terapeutica principalmente applicata è quella cinesiterapica: si tratta di esercizio fisico finalizzato al miglioramento di capacità neuro-motorie, adattato e controllato  sulla base della patologia e delle caratteristiche individuali del singolo paziente. Il complesso degli esercizi è teso a migliorare le capacità specifiche dell’individuo (equilibrio, coordinazione e controllo oculo-manuale) rispettando gli  equilibri biomeccanici (l’azione è sui tre piani dello spazio).
Un secondo aspetto è quello della prevenzione secondaria, vale a dire del trattamento per evitare i danni conseguenti alla presenza della patologia conclamata. I confini possono essere fatti coincidere con un livello  di patologia che richiede di intervenire con una ortesi. Lo scopo primario in questa fase è quello di evitare l’aggravamento della scoliosi, quindi di curare la malattia, ma anche, purtroppo a volte dimenticato, di trattare le menomazioni, di  evitare la disabilità e di prevenire così l’handicap. Quindi, se l’elemento principe è l’ortesi, il trattamento delle menomazioni e della disabilità sono tipiche dell’intervento riabilitativo, sia cinesiterapico  che psicologico ed anche educativo.
Infine, va considerata la prevenzione terziaria, spesso fatta direttamente coincidere "tout court" con la riabilitazione. Questo momento è tipico del recupero post-intervento e/o del superamento dei danni iatrogeni  in età dell’accrescimento.

VALUTAZIONE DELLA SCOLIOSI

Il principale test di valutazione nell’esame clinico del paziente scoliotico è il test di Adams (forward – bending test). La positività di tale test è  patognomonica di scoliosi . Il valore predittivo positivo del forward – bending test è variabile, essendo inversamente proporzionale al grado di curvatura e dipendente dalla esperienza degli esaminatori .

L’inclinometro (Scoliometer) rappresenta un altro strumento di valutazione che si è affermato negli ultimi anni come estremamente utile nei programmi di screening. Questo  strumento, misura l’angolo di inclinazione del tronco ed è dotato di una ripetibilità inter- esaminatori molto elevata, il che consente di determinare delle soglie al di là delle quali intervenire con una radiografia.
Il gibbometro (livella) è uno strumento in grado di fornire un ulteriore parametro di valutazione, differente rispetto all’inclinometro, ovvero l’altezza del dislivello tra concavità e convessità  della curva .
Recentemente è stato presentato un nuovo strumento che ha dimostrato un’elevata ripetibilità (inclinometro d’Osualdo).
La valutazione radiografica rimane in ogni caso il riferimento standard per la valutazione della sensibilità e specificità dei test di screening .
Il segno di Risser è un ulteriore parametro radiografico di valutazione, utile a dare una indicazione sullo stato di accrescimento del paziente, in quanto desumibile dalla medesima radiografia effettuata per valutare  la scoliosi. Altri parametri essenziali da considerare sono la comparsa del menarca nella femmina e lo sviluppo dei segni di Tanner.


Raccomandazioni relative alla valutazione

  • Si raccomanda il ricorso a programmi di screening rivolti alla diagnosi precoce (prevenzione secondaria) della scoliosi idiopatica.

  • Si raccomanda durante le visite di valutazione generale a tutti i pediatri di libera scelta, i medici di medicina generale ed i medici sportivi  di eseguire il Test di Adams nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 15 anni.

  • Si raccomanda che il test di Adams venga eseguito sotto responsabilità medica.

  • Si raccomanda che la valutazione del paziente scoliotico venga effettuata da un medico esperto di patologia vertebrale.

  • Si raccomanda che i pazienti affetti da scoliosi idiopatica vengano visitati, anche in strutture complesse, sempre dallo stesso medico.

  • Si raccomanda che la valutazione del paziente scoliotico sia complessiva, clinica e radiografica.

  • Si raccomanda di effettuare una valutazione del paziente affetto da scoliosi idiopatica, comprendente gli aspetti patologico, estetico, psicologico, funzionale e familiare.

  • Si raccomanda la raccolta dei dati anamnestici dei pazienti durante le visite.

  • Si raccomanda durante le visite di eseguire anche la valutazione dell’assetto sagittale del rachide.

  • Si raccomanda l’utilizzo dello Scoliometer di Bunnel.

  • Si raccomanda, nell’uso dello Scoliometer, di ricorrere ad un valore soglia non superiore a 5°.

  • Si raccomanda la misurazione del gibbo con gibbometro o livella o altre strumentazioni nella valutazione clinica del paziente durante le visite specialistiche.

  • Si raccomanda l’utilizzo di schede per la raccolta seriale della misurazione dei dati clinici e strumentali.

  • Si raccomanda un follow-up clinico semestrale per i soggetti affetti da scoliosi idiopatica, che può essere ravvicinato in situazioni di particolare rischio.

  • Si raccomanda di non prescrivere radiografie in caso di negatività del test di Adams.

  • Si raccomanda che la scelta di eseguire l’indagine radiografica venga effettuata dallo specialista.

  • Si raccomanda che la misurazione della radiografia venga effettuata utilizzando l’angolo di Cobb.

  • Si raccomanda che alla prima valutazione radiografica venga effettuata anche una proiezione latero-laterale.

  • Si raccomanda, per ridurre l’invasività del follow-up, che la radiografia non venga effettuata più di una volta all’anno.

  • Si raccomanda che ad ogni esame radiografico venga effettuato il minor numero possibile di proiezioni.


CINESITERAPIA

Attualmente non c’è evidenza sufficiente per raccomandare o sconsigliare l’utilizzo della cinesiterapia. L’esame della letteratura a disposizione permette  di ipotizzare un’efficacia della cinesiterapia nel rallentare l’evolutività delle curve patologiche in pazienti affetti da scoliosi idiopatica con curve minori.

Raccomandazioni relative alla cinesiterapia

  • Si raccomanda che la scelta delle opzioni terapeutiche venga fatta dallo specialista di patologie vertebrali sulla base di  tutti i parametri anamnestici, obiettivi e strumentali.

  • Si raccomanda che il paramorfismo (atteggiamento scoliotico) e la scoliosi inferiore ai 10° Cobb non vengano trattati in modo specifico.

  • Si raccomanda la cinesiterapia come primo gradino di approccio terapeutico alla scoliosi idiopatica per prevenirne l’evolutività.

  • Si raccomanda la costituzione di équipe terapeutiche specifiche (non necessariamente con rapporto di lavoro diretto), con una stretta collaborazione tra medico e rieducatore.

  • Si raccomanda che gli esercizi vengano proposti e seguiti da un rieducatore specificamente formato ed esperto nel trattamento della scoliosi.

  • Si raccomanda che gli esercizi vengano svolti individualmente o, meglio ancora, in piccolo gruppo con programmi individualizzati.

  • Si raccomanda che gli esercizi vengano effettuati con continuità sino alla fine del trattamento.

  • Si raccomanda che gli esercizi vengano individualizzati sulla base delle necessità dei pazienti.

  • Si raccomanda che gli esercizi siano finalizzati ad un miglioramento del controllo neuromotorio e posturale del rachide, dell’equilibrio e della propriocezione e ad un rinforzo della funzione tonica della muscolatura  del tronco.

  • Si raccomanda che gli esercizi non incrementino l’articolarità e la mobilità del rachide, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi.

  • Si raccomanda di evitare mobilizzazioni manuali e manipolazioni, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi.

  • Si raccomanda la cinesiterapia per migliorare la funzionalità respiratoria in pazienti affetti da scoliosi idiopatica  che ne abbiano necessità.


Raccomandazioni relative alla cinesiterapia durante trattamento ortesico e dopo l’intervento chirurgico

  • Si raccomanda che, in associazione al trattamento ortesico, venga effettuata cinesiterapia.

  • Si raccomanda la cinesiterapia di mobilizzazione per migliorare l’articolarità del rachide in corsetto.

  • Si raccomandano esercizi di mobilizzazione in preparazione al corsetto.

  • Si raccomandano esercizi di rinforzo della funzione tonica della muscolatura in corsetto.

  • Si raccomandano esercizi e posture di recupero dell’assetto sagittale in corsetto.

  • Si raccomandano esercizi di rieducazione posturale e funzionale, in particolare nei periodi di svezzamento dal corsetto  e nel post chirurgico.


TRATTAMENTO ORTESICO

Il trattamento ortesico della scoliosi ha attualmente valido supporto in letteratura; storicamente si è passati da indicazioni entusiastiche negli anni '60 e '70 ad ampie,  ma non univoche critiche negli anni '80, ad una rivalidazione scientifica negli anni '90. E' stato allora infatti possibile il confronto tra l'evoluzione naturale della scoliosi in soggetti non trattati rispetto a quelli trattati; uno studio controllato  prospettico ha infine permesso una verifica di efficacia dei trattamenti proposti.

Raccomandazioni relative al trattamento ortesico

  • Si raccomanda il trattamento ortesico nella terapia conservativa della scoliosi idiopatica.

  • Si raccomanda di non porre in trattamento ortesico curve al di sotto dei 15 ± 5° Cobb.

  • Si raccomanda il trattamento con corsetto per curve superiori ai 20 ± 5° Cobb e residuo periodo di crescita.

  • Si raccomanda l’uso di un corsetto non amovibile (in gesso in vetroresina) per curve superiori ai 40 ± 5° Cobb, su indicazione dello specialista esperto.

  • Si raccomanda che il corsetto venga indossato, riducendo progressivamente le ore, sino al termine dell’accrescimento  osseo vertebrale".


STORIA NATURALE DELLA SCOLIOSI

Dopo aver esposto le linee guida relative al trattamento riabilitativo della scoliosi in età evolutiva prima di programmare l’intervento chinesiologico per la scoliosi  dolorosa dell’adulto vengono riportati gli studi relativi alla storia naturale della scoliosi:

  • la sua possibilità di aggravamento anche in età adulta;

  • il mal di schiena in presenza di scoliosi;

  • gli eventuali effetti negativi della scoliosi grave nel ridurre la funzionalità respiratoria polmonare e le aspettative di vita;

  • gli effetti psicosocali della scoliosi;

  • gli effetti della gravidanza sulla scoliosi e della scoliosi sulla gravidanza;  

Questi temi vengono approfonditi nel libro Back School, Neck School, Bone School – Programmi di lavoro specifici per le patologie  del rachide, Edizioni Edi.Ermes, capitolo 5°, dedicando ad ognuno un paragrafo.


CINESITERAPIA NELLA SCOLIOSI DOLOROSA DELL’ADULTO

Le linee guida evidenziano l’utilità della cinesiterapia, le sue indicazioni e i suoi limiti.

Essa rappresenta la terapia elettiva per le scoliosi inferiori a 20°: è il primo gradino di approccio terapeutico alla scoliosi idiopatica per prevenirne l’evolutività.
In presenza di scoliosi, la cinesiterapia viene raccomandata:

  • in preparazione al corsetto e all’intervento chirurgico, per mobilizzare la colonna e ottenere risultati migliori;  

  • in associazione al corsetto, per stimolare l’azione correttiva dell’ortesi e per

  • evitare gli effetti negativi dell’immobilizzazione prolungata;

  • nel periodo di rimozione del corsetto e dopo l’intervento chirurgico per una buona rieducazione posturale e funzionale.  

L’intervento chinesiologico nella scoliosi dolorosa dell’adulto è indirizzato a coloro che presentano una scoliosi di un valore  angolare superiore a 20° e viene esposto dettagliatamente nel 5° capitolo del libro Back School, Neck School, Bone School – Programmi di lavoro specifici per le patologie del rachide, Edizioni Edi.Ermes.
Le scoliosi più lievi di solito non influenzano la sintomatologia dolorosa. Di conseguenza, quando soffre di lombalgia un soggetto che presenta una scoliosi di un valore angolare inferiore a 20°, gli proporremo il programma d’esercizi per  la lombalgia comune, esposto nel libro
Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica, Edizioni Edi.Ermes.


L’APPROCCIO PSICOLOGICO RIEDUCATIVO
AL SOGGETTO SCOLIOTICO

Nel soggetto scoliotico possono insorgere effetti psicologici negativi a causa della deformità e del conseguente danno estetico: essi non devono essere sottovalutati o  sminuiti.

Vediamo come la Back School può avere un’azione positiva sul versante psicologico, sottolineando per ognuno dei sei cardini gli elementi essenziali su cui portare l’attenzione.


Azione positiva della Back School sul versante psicologico

1° cardine: informazione (Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione  e verifica, Edizioni Edi.Ermes, capitolo 3°)
Vengono date le informazioni sulla colonna vertebrale, come è fatta, come funziona e sull’importanza delle curve fisiologiche. Vengono esposti i problemi che possono insorgere in presenza di scoliosi e  quello che è possibile fare per prevenirli.
Vengono ricordati i risultati degli studi che hanno confermato che i soggetti adulti che hanno la scoliosi soffrono di dolori vertebrali con la stessa frequenza di chi non ce l’ha. L’80% della popolazione adulta soffre di dolori  vertebrali, è quindi possibile che capiti anche a chi ha la scoliosi.
Questa notizia è importante per il soggetto scoliotico, altrimenti, egli ha la tendenza ad attribuire alla scoliosi la causa dei suoi dolori. E questo modo di pensare non è positivo, perché il soggetto essendo  consapevole della persistenza della scoliosi, potrebbe convincersi di essere destinato ad un dolore cronico.
Ulteriore motivo di rassicurazione è la notizia che nella maggioranza dei casi nell’età adulta la colonna si irrigidisce e si stabilizza: il rischio di progressione della deformità è minimo, riguarda  maggiormente le scoliosi molto gravi, superiori a 50°.
Le informazioni continuano evidenziando che la scoliosi provoca dolore più frequentemente quando è localizzata a livello lombare, più raramente quando è localizzata a livello dorsale.
Le scoliosi dorsali gravi provocano, non tanto l’insorgenza di dolori, ma problemi respiratori. E questo avvertimento è importante perché capita spesso di osservare soggetti scoliotici che irresponsabilmente  fumano.
Vengono ricordati i veri fattori di rischio, quelli che provocano la maggioranza dei dolori vertebrali: l’uso scorretto del rachide, il sovrappeso, il fumo, la forma fisica scadente, gli stress psicologici.
È un fattore di rischio anche l’atteggiamento psicologico negativo di chi si scoraggia, di chi teme un peggioramento, di chi teme per il suo futuro e assume un atteggiamento da malato. L’insoddisfazione,  la depressione, la paura, la preoccupazione, l’intolleranza e lo scoraggiamento che possono insorgere in chi ha una grave scoliosi, sono atteggiamenti negativi che diminuiscono le endorfine e che non solo agevolano l’insorgenza del dolore,  ma ostacolano la sua riduzione: possono provocare dolore cronico e disabilità.
L’azione della Back School, anche in presenza di scoliosi, si prefigge di instaurare nell’allievo un atteggiamento positivo di fiducia con la capacità di gestire e difendere la propria colonna vertebrale  con un impegno personale.

2° cardine: ginnastica antalgica e rieducativa (Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica, Edizioni Edi.Ermes, capitoli  6°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11° e 12°).

  • Il miglioramento dell’efficienza dell’apparato respiratorio,

  • il miglioramento del controllo posturale del rachide,

  • il miglioramento dell’elasticità muscolare,

  • il potenziamento muscolare e la stabilizzazione del rachide,

  • il miglioramento dell’equilibrio e della propriocezione,

  • l’apprendimento dell’esercizio del Grounding, della tecnica de verrouillage e il metodo Alexander, costituiscono un insieme di capacità che sicuramente  contribuiscono a instaurare un senso di sicurezza e di fiducia nelle proprie possibilità oltre che a prevenire o a ridurre il dolore vertebrale.


3° cardine: uso corretto
(Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione  e verifica, Edizioni Edi.Ermes, capitolo 15°).
Aver conosciuto la colonna vertebrale (1° cardine), aver imparato a controllarla, a proteggerla (2° cardine), permettono di usare correttamente la colonna vertebrale per prevenire il dolore e l’usura precoce  delle strutture del rachide.
L’uso corretto è fondamentale per prevenire il dolore e l’aggravamento della curva.

4° cardine: tecniche di rilassamento (Tecniche di rilassamento per la Back School, 4 CD audio, Edizioni Edi.Ermes).
Sono importantissime per ottenere risultati positivi sul versante psicologico; sono lo strumento elettivo per raggiungere la capacità di autogestire l’ansia e la tensione perché agiscono direttamente su  di esse.

Vengono date le indicazioni in modo che l’insegnante, prima di iniziare la seduta di rilassamento in palestra, abbia l’attenzione di porre il soggetto con scoliosi  grave, in una posizione ottimale.


5° cardine: alimentazione e stile di vita (Back School, Neck School, Bone School – Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica, Edizioni Edi.Ermes, capitolo 17°).

Le sane abitudini alimentari contribuiscono a migliorare l’immagine di sé e a mantenere il peso ottimale: il sovrappeso incide negativamente sulla postura.

6° cardine: consuetudine alle attività motorie e sportive (Back School, Neck School, Bone School – Programmi di lavoro specifici  per le patologie del rachide, Edizioni Edi.Ermes, capitolo 11°).
Gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere con questo sesto cardine sono la consuetudine ad eseguire gli esercizi di cinesiterapia nella pratica quotidiana e a praticare  una idonea attività sportiva.
I primi cinque cardini sono utili non solo per prevenire il dolore e stabilizzare il rachide, ma anche per preparare alle attività sportive. Praticare uno sport idoneo è il miglior coronamento della riabilitazione.


SCOLIOSI E SPORT
Fino a pochi anni fa l’attività sportiva veniva sconsigliata ai soggetti scoliotici. L’unico sport che veniva ritenuto valido era il nuoto: infatti, fino al 1980, i medici spesso prescrivevano ai  pazienti scoliotici, indifferentemente, nuoto o ginnastica correttiva. Prima di prendere in considerazione gli sport da privilegiare e quelli da limitare, vediamo le indicazioni delle linee guida riguardo alla attività sportiva.


Attività sportiva

L’attività sportiva consente un riequilibrio psico-motorio che è consigliabile per tutti e che deve trovare spazio nell’adolescente scoliotico con le dovute  modalità a seconda del tipo di paziente e della gravità ed evolutività della curva. Il paziente scoliotico deve giocare "come e più di tutti gli altri" .

Il nuoto non è la panacea delle scoliosi e ci sono studi che tendono ad evidenziarne alcuni limiti o addirittura controindicazioni . Uno studio recente ha poi documentato nelle  ragazze praticanti ritmica agonistica ad alto livello una incidenza della scoliosi del 12% rispetto all’1,1% nei soggetti di controllo: l’intensa mobilizzazione ed estensione del rachide in soggetti a rischio potrebbe essere uno dei fattori  determinanti .


Raccomandazioni relative all’attività sportiva

  • Si raccomanda che lo sport non venga prescritto come un trattamento per la scoliosi idiopatica.

  • Si raccomanda lo svolgimento di attività sportive di carattere generale, che offrono al paziente scoliotico vantaggi aspecifici in termini psicologici, neuromotori  ed organici generali.

  • Si raccomanda, in ogni fase del trattamento, la continuazione dell’educazione fisica scolastica .

  • Si raccomanda la continuazione delle attività sportive anche durante il periodo d’uso di un corsetto, per i vantaggi fisici e psicologici che questo garantisce.

  • Si raccomanda di non usare il nuoto come terapia delle curve patologiche, in quanto assimilabile alle altre attività sportive .

  • Si raccomanda di evitare attività agonistiche molto mobilizzanti e/o in estensione del rachide in scoliosi ad alto rischio".  


Il nuoto

Come hanno indicato le linee guida il nuoto, pur essendo una attività sportiva validissima, non ha nei confronti della scoliosi quelle qualità  terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.
Addirittura, l’esagerare nella attività natatoria può essere dannoso in presenza di scoliosi grave, perché il nuoto rende la colonna più mobile e, di conseguenza, più facilmente deformabile. Inoltre le profonde respirazioni  abbinate alla pressione dell’acqua sviluppano un meccanismo rotatorio sul torace che favorisce il peggioramento del gibbo costale.
E’ vero che il nuoto libera il corpo dalla forza di gravità e costituisce per la colonna vertebrale un riposo attivo e dinamico al tempo stesso, ma è anche vero che è insufficiente a controllare l’evoluzione di una scoliosi.
Il soggetto scoliotico va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua, e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questo obiettivo può essere ottenuto con una valida ginnastica correttiva, individualizzata e adattata, abbinata alla pratica degli sport in carico.

Sport, utile complemento della ginnastica correttiva

L’attività motoria all’aria aperta, il gioco, lo sport sono inscindibilmente legati alla ginnastica medica, ne costituiscono  il versante attivo, la parte più piacevole.
Dopo aver appreso gli schemi motori corretti in palestra la colonna vertebrale risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse che hanno un effetto correttivo e non deformante.
Si comprende allora come sia non solo utile, ma addirittura indispensabile abbinare alla cinesiterapia l’attività sportiva: i benefici psicologici che lo sport è in grado di apportare sono utili al soggetto  scoliotico di ogni età e contribuiscono a sviluppare una immagine positiva del corpo che permette di superare le difficoltà psicologiche dovute alla deformazione vertebrale.


Sport indicati e sport controindicati

I limiti da tenere presente sono l’agonismo, la pratica esasperata e le attività sportive che mobilizzano eccessivamente la colonna  vertebrale, come la ginnastica artistica.
In questo paragrafo vengono descritti gli sport indicati e controindicati: vengono date indicazioni precise su come le restrizioni variano in funzione del valore angolare della scoliosi.

Benedetto Toso

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