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Lombalgia

Dolore lombare notturno

7 febbraio 2016

Domanda – Dolore lombare notturno
Gentile dottore..avendo dei dolori sulla zona lombosacrale …ma solo la notte quando vado a dormire…che continuano in qualsiasi posizione assumo durante il riposo, ma che scendono sino ad esaurirsi la mattina appena mi alzo,ho voluto fare dei rx con questa diagnosi:
1 Rettificata si presenta la lordosi lombare,
2 diffusi segni di discopatia,
3 ridotti in altezza gli spazi discali compresi tra D11_ D12_L1..
La ringrazio

Risposta
Il dolore che avverte durante la notte non dipende da quello che lei fa la notte ma da come usa la sua colonna vertebrale durante la giornata.
Le spiego il significato di ciò che ha letto sul referto della sua radiografia, cioè, cosa significa rettificazione della lordosi lombare.
La maggior parte dei dolori localizzati a livello del rachide lombare è dovuta alla riduzione o rettificazione della lordosi che è la curva fisiologica, a concavità posteriore, normalmente presente a livello lombare. Tale curva aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. Essa è pertanto benefica per la colonna vertebrale, le conferisce la capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni e, quindi, permette alla schiena di star bene giorno e notte.
E’ normale avere un certo grado di lordosi: non è normale che aumenti (iperlordosi), ma neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione della lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che  avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza della lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide lombare più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere che occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi lombare e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno. Come prima cosa è importante verificare se il suo letto è idoneo: un telaio con doghe di legno flessibili e un materasso in lattice o in schiuma viscoelastica.
È meglio dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena notturno non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in lordosi, per ripristinare la funzionalità della sua colonna in estensione.

Richiesta di aiuto di una mamma preoccupata

28 dicembre 2015

Domanda
Buongiorno,
sono la mamma di una ragazzina di 13 anni. Premetto che la bambina è sempre stata in sovrappeso. Ha frequentato la pallavolo per tre anni, poi la corsa e da settembre 2014 il karate.
Ha una piccola cifosi di 3/4 gradi, per la quale  l’ortopedico ci consigliò gli  esercizi d posturologia che ha fatto per tre due anni.
Da circa due anni ha accusato sporadicamente dolori alla schiena specie dopo le attività sportive scolastiche e non (corsa e pallavolo) e  quando tornava da scuola con lo zaino pesantissimo che la costringevano a camminare curvata.
Quest’anno in seguito ad un trauma (era seduta a terra accovacciata quando l’amica all’improvviso le è saltata addosso) si è bloccata dal dolore tanto da restare al letto per due gg.
Da circa cinque mesi sta bene non accusa più nessun dolore (non porta più lo zaino pesantissimo della scuola, è calata molto di peso e le ho fatto momentaneamente sospendere  qualunque attività sportiva).
L’ho fatta controllare da numerosi specialisti, secondo i quali la causa era riconducibile alla crescita e i problemi dovevano terminare con la stessa.
Da indagini diagnostiche effettuate di mia iniziativa risulta invece quanto segue:
a) RM rachide cervicale-dorsale e lombosacrale (2015) :
• ridotta la fisiologica lordosi cervicale;
• a livello degli spazi intersomatici L3-L4 ed L4-L5 si osservano due piccole protrusioni mediane che improntano la banda sub-racnoidea anteriore;
• protrusione discale posteriore mediana e paramediana bilaterale a livello dello spazio intersomatico l5-S1 che impronta i sacco durale.
In seguito a questo risultato l’ho fatta controllare da:
• un neurochirurgo che ha riferito che le protrusioni erano dovute alla postura sbagliata causa anche della cifosi e che la ragazzina doveva solo praticare nuoto a dorso per rafforzare la sua muscolatura in modo da assumere la posizione corretta;
• l’ennesimo specialista ortopedico che invece ci informati che la ragazzina era affetta da discopatia degenerativa congenita, di avere la schiena di una donna di 30 anni e che la cosa sarebbe peggiorata nel tempo senza che potessimo intervenire in alcun modo.
Gentilissimo professore, è possibile diagnosticare la discopatia degenerativa congenita solo guardando la RM o ci sono ulteriori indagini da effettuare?
Le domande sono tante visto la giovane età. Come faccio a capire quale patologia potrebbe avere mia figlia,  e quale stile di vita deve adottare oltre ad una sana dieta (fare nuoto, solo a dorso o meno, continuare con il karate, stare a riposo, non prendere pesi, interventi chirurgici ecc.).
Potrebbe aiutare un mamma preoccupata?
Infinite grazie

Risposta
Gent. Signora
Sua figlia non ha niente di grave ma rischia di soffrire di mal di schiena cronico se non mette in atto tutto quello che serve perché la colonna vertebrale funzioni bene e cioè:
• deve conoscere la colonna vertebrale,
• usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani e nel riposo notturno,
• trasportare quotidianamente lo zaino dopo aver imparato a movimentarlo correttamente,
• camminare tutti i giorni per almeno mezz’ora,
• ricercare e mantenere il peso forma con una adeguata alimentazione e con il movimento,
• controllare l’ansia conseguente al dolore imparando e automatizzando la respirazione diaframmatica.

Cordiali saluti
Benedetto Toso

Scoraggiamento per dolore cronico

26 marzo 2015


Scoraggiamento per dolore cronico
Domanda

Buonasera, la contatto, perché avrei piacere ad avere un appuntamento con lei, però prima, vorrei spiegargli brevemente il problema, in maniera che lei possa dirmi se effettivamente può darmi una mano o meno.
Ho 25 anni, e soffro di mal di schiena da 13, ho una Scoliosi dorso lombare, accompagnata da contratture lombari e dorsali croniche. Ho effettuato terapie di chinesi, tecar, massoterapia, ozonoterapia, pancafit, osteopatia e mille altri che non sto ad elencare. A livello strutturale, osteopaticamente parlando, non c è nulla di cosi sostanziale, (parlo di osteopatia, perché sn laureato isef e iscritto al 4° anno di una scuola di osteopatia di Torino). Il problema è che qste contratture ci sono, e pur trattandole con massoterapia, tornano dopo poche ore.
La mia domanda è, vista la sua esperienza in questo campo, potrebbe esserci una soluzione? O devo rassegnarmi all’ idea di soffrire di mal di schiena per tutta la vita?
Scusi lo sfogo.
La ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti.

Risposta
Come Lei ha sperimentato, in presenza di dolore cronico, le terapie passive per quanto valide non sono sufficienti a risolvere il problema.
Il programma multidisciplinare della Back School è efficace perché agisce sui fattori di rischio che rendono il dolore persistente e provocano una riduzione della funzionalità del rachide. Si avvale di 2 strumenti fondamentali la scheda per valutare la funzionalità del rachide e il diario per l’automonitoraggio del dolore
Dal mio ultimo libro le riporto alcune frasi riguardanti le differenze tra dolore acuto e cronico.
Il dolore acuto a livello del rachide è un segnale d’allarme, una reazione di difesa, uno stimolo a cambiare posizione; ha un ruolo protettivo e adattativo, serve a impedire i movimenti che possono danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale.
Il dolore cronico, non ha una funzione protettiva diventa autonomo e nocivo, riduce la funzionalità del rachide e favorisce la disabilità. Il dolore cronico acquista valore di malattia: il paziente appare “malato di dolore”.
Il dolore cronico spesso non si limita a essere causa di sofferenza, ma può provocare altri problemi come affaticamento, insonnia, dipendenza da farmaci, perdita di efficienza fisica e depressione.
Back School in presenza di dolore cronico
Chi soffre di dolore cronico per riacquistare la salute deve cambiare il suo atteggiamento ed il suo comportamento, effettuando uno sforzo per pensare ed agire in termini più sani. Per migliorare gradualmente le capacità fisiche di base, deve essere motivato ed allenarsi oltre che fisicamente anche mentalmente per controllare l’ansia, lo stress e riuscire a ridurre le abitudini nocive.
L’approccio migliore consiste nel seguire in modo capillare il programma della Back School, il cui obiettivo, illustrato in questo libro, è dare le tutte le indicazioni utili affrontare il dolore acuto con un comportamento adeguato e, inoltre, guidare i pazienti che presentano una lombalgia persistente a mettere in atto tutte le strategie utili per ridurre i fattori di rischio che rendono il dolore cronico e provocano disabilità.
Per eliminare o, almeno ridurre, il dolore cronico non è sufficiente dire “voglio stare bene” oppure “voglio eliminare il dolore”, ma: “desidero sviluppare abitudini di vita sane e attuare tutti gli accorgimenti che permettono alla mia colonna vertebrale di funzionare bene”; o meglio “se io faccio tutti i giorni quello che serve per la mia schiena, gradualmente funzionerà meglio e si ridurrà la lombalgia”.

Cordiali saluti
Benedetto Toso

Protrusione discale lombare

9 febbraio 2015

Protrusione discale lombare
Domanda
Buongiorno! Sono una ragazza di 23 anni. A seguito di dolore ripetuto lombare, sono stata invitata a fare raggi e successivamente risonanza magnetica, dalla quale è emersa una lieve protrusione lombare tra L4-L5.
La mia domanda è: quale attività fisica è fortemente sconsigliata e quale consigliata? La ringrazio!

Risposta
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato il rachide lombare in flessione, nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo: le continue sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno  spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
La presenza di protrusione discale può provocare determina un dolore lombare (lombalgia).
Per ridurre la protrusione e il dolore è importante fare due cose:
1° evitare di spingere ulteriormente fuori quel disco che sta sporgendo;
2° fare tutto quello che serve per farlo rientrare.
Per evitare di spingerlo ulteriormente fuori occorre evitare le posture e i movimenti scorretti in flessione e mantenere la fisiologica lordosi lombare nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Normalmente è possibile farlo rientrare eseguendo gli esercizi di compenso in estensione.
Fatte queste premesse è evidente che anche facendo ginnastica occorre evitare gli esercizi che comportano flessioni e flessioni abbinate a rotazione, come avviene negli esercizi per gli addominali e di stretching..
Lo stesso vale per le attività sportive; in presenza di dolore lombare da protrusione discale, l’attività motoria più indicata è la passeggiata a passo svelto: essa mantiene le curve fisiologiche del rachide, costituendo un efficace compenso per chi lavora tutto il giorno in posizione seduta. Può essere svolta, senza difficoltà, dalla maggior parte dei soggetti anche quando le capacità fisiche sono ridotte. Perché sia efficace, occorre camminare a passo svelto e prolungarla.

Dolore muscolare a metà schiena sulla destra

11 giugno 2014

Dolore muscolare a metà schiena sulla destra
Domanda
Ho 48 anni, da ormai un paio d’anni ho un dolore circa a metà schiena destra, è un dolore come se fosse muscolare secondo me, se sto seduta al pc ce l’ho se stiro la schiena un po’ mi passa e scompare completamente quando mi sdraio, infatti è come se mi venisse stando seduta. Premetto che a destra io ho una emiparesi e ho avuto anche una brutta periartrite alla spalla. ma non so se questo c’entri. Cosa posso fare dei massaggi decontratturanti? ero intenzionata ad andare da un fisioterapista perchè ormai è quotidiano il dolore. Ho iniziato a fare Pilates e lì per lì sto bene ma poi appena mi siedo e ricomincia questo dolore che trova appunto sollievo stirando la schiena e sdraiando per quello che penso sia un dolore muscolare.
Grazie mille.

Risposta
Perché lei possa comprendere il motivo per cui insorge il suo dolore, le spiego brevemente come è fatta la colonna vertebrale e come funziona. Vista lateralmente la colonna vertebrale non è diritta ma presenta delle curve armoniose che le conferiscono maggiore resistenza e la capacità di ammortizzare i numerosi carichi che essa riceve quotidianamente.
Esse si chiamano lordosi lombare, cifosi dorsale e lordosi cervicale. Tali curve essendo normali vengono definite curve fisiologiche. È, pertanto, normale avere un certo grado di lordosi e di cifosi, non è normale che aumentino (iperlordosi e ipercifosi), ma non è positivo neppure che si riducano.
Quando si hanno le giuste curve la pressione si distribuisce uniformemente sulle strutture anteriori (disco e corpo vertebrale) e posteriori (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La posizione in cui la colonna conserva le curve fisiologiche viene definita anche posizione neutra perché costituisce la posizione intermedia di equilibrio tra la flessione e l’estensione. Il nucleo polposo del disco non viene spinto né posteriormente, come avviene nella flessione né anteriormente, come avviene nell’estensione.
Una immagine che ci aiuta a comprendere il comportamento del nucleo polposo nei movimenti del rachide è quella di una saponetta bagnata posta tra le mani. Solo quando le mani sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile; si può esercitare anche una certa pressione ed essa non scivola. Basta una piccola divergenza a farla scivolare verso l’apertura. Lo stesso avviene per il nucleo polposo quando i piatti vertebrali che lo racchiudono non restano paralleli. Ebbene i piatti vertebrali sono, a due a due, paralleli tra loro quando la colonna mantiene le curve fisiologiche.
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato la colonna in flessione; in particolare, quando stiamo seduti, senza preoccuparci di proteggere la colonna, la colonna si flette, a livello lombare e cervicale, si perde la fisiologica lordosi e a livello dorsale aumenta la cifosi.  Si ha una cattiva distribuzione della pressione: aumenta la pressione sul pilastro anteriore, sul corpo vertebrale e sui dischi intervertebrali. Lo spazio tra i corpi si riduce anteriormente e aumenta posteriormente, il nucleo polposo viene spinto all’indietro mettendo in tensione le fibre posteriori dell’anello fibroso.
In questa  posizione di alterato equilibrio la colonna è più instabile, meno resistente, meno capace di sopportare pressioni.
Tale posizione viene definita scorretta perché altera le curve fisiologiche.
Quando  le posizioni scorrette vengono mantenute per brevi periodi non provocano danni né dolori. Se, al contrario, vengono mantenute per tempi prolungati possono scatenare lombalgia o dorsalgia o cervicalgia. Il dolore non è altro che un messaggio intelligente, un segnale di allarme della colonna vertebrale che cerca di far capire il suo maltrattamento ed esprime il bisogno di cambiare posizione. Infatti è sufficiente cambiare posizione per eliminare il dolore.
Meglio ancora, correggere la postura scorretta: in questo modo non solo si elimina il dolore ma si fa in modo che non ritorni.
Di solito, il soggetto che soffre di algia posturale non presenta alcuna alterazione ne deformità a livello del rachide; pertanto, è sufficiente che, attraverso gli esercizi di educazione posturale, prenda coscienza delle posture scorrette e impari ad usare correttamente la colonna vertebrale nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.  

Protrusioni discali lombo-sacrali, utilità del corsetto

10 maggio 2014

Protrusioni discali lombo-sacrali, utilità del corsetto
Domanda

Egregio professore, sono una ragazza di 30 anni, e da alcuni anni ho delle modeste protrusioni discali, a livello di L3-L4,L4-L5,e L5-S1.
Eseguo nuoto e esercizi posturali, mi sento meglio, anche se ciclicamente i dolori lombari, pur se non forti, si ripresentano.
Volevo chiederle, poiché come lavoro faccio la collaboratrice domestica, posso aiutarmi indossando un corsetto limitatamente alle ore di lavoro?
Se si, può consigliarmi qualche modello?
In attesa di una risposta, porgo distinti saluti.

Risposta
Nei casi in cui la lombalgia è particolarmente intensa e il soggetto deve sostenere degli sforzi, può essere utile il corsetto. Ne esistono diversi modelli, più o meno rigidi, cinture, fasce, corsetti; essi hanno  le seguenti funzioni:

– proteggere passivamente la colonna mantenendo la fisiologica lordosi lombare;
– ridurre il carico meccanico sui dischi intervertebrali;
– limitare la mobilità del rachide lombare e, in particolare, ostacolare il movimento dannoso di flessione.

Per questi motivi può essere utile l’uso del corsetto per un periodo limitato, soprattutto per i soggetti in cui la lombalgia è sorta come conseguenza di un abituale uso scorretto del rachide. Il corsetto migliora passivamente il controllo neuromotorio e permette di eseguire i movimenti con più sicurezza durante la riabilitazione.
Va precisato che l’uso del corsetto va limitato alla fase acuta ed è bene che non venga protratto per lunghi periodi. Appena il dolore diminuisce, man mano che i muscoli addominali e dorsali  riprendono il loro trofismo, è importante abbandonare gradualmente tale sostegno passivo, per evitare i suoi effetti dannosi: lesioni della pelle, disturbi gastrointestinali, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. Inoltre, il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, decalcificazione della colonna vertebrale e rigidità articolare.
Infine, a chi indossa il corsetto occorre ricordare che alla sua rimozione dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna non passivamente con un tutore ortopedico, ma attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
Fatte queste premesse, lei comprende come la miglior soluzione sia, non usare il corsetto ma conoscere la colonna vertebrale, imparare a usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani; occorre, cioè, fare in modo che ogni movimento quotidiano sia occasione di esercizio e non di usura o di astensione per paura.  
La sua attività professionale costituisce un fattore di rischio per colonna vertebrale perché porta a curvare spesso la schiena. Le aggiungo qualche consiglio specifico.
Innanzitutto deve conoscere la sua lordosi lombare: stando in piedi, di fianco ad uno specchio, può osservare che a livello lombare la colonna non è diritta ma presenta una concavità definita lordosi lombare. Per usare correttamente la colonna deve mantenere tale curva nelle posture, nei movimenti e soprattutto durante gli sforzi.
Se lei non presta attenzione il suo lavoro la porta a curvarsi spesso in avanti; di conseguenza deve utilizzare i seguenti accorgimenti.
Per fare le pulizie usi una scopa con un manico sufficientemente lungo: essa permette di lavorare senza curvare la schiena.
La tecnica dell’affondo anteriore permette di mantenere la lordosi lombare e di distribuire bene lo sforzo sugli arti inferiori durante l’uso dell’aspirapolvere.
Naturalmente la soluzione migliore per evitare di flettere il rachide è quella di utilizzare un piano di lavoro della giusta altezza, cioè poco più basso dei gomiti.
Quando il piano di lavoro è troppo basso e non è possibile alzarlo, per non curvare la schiena occorre piegare leggermente gli arti inferiori e inclinarsi facendo perno sulle anche. È un accorgimento che possiamo utilizzare, ad esempio, per lavarci. In questo caso, come ulteriore difesa per ridurre la contrazione muscolare possiamo appoggiare gli avambracci sul lavabo.
Quando il piano di lavoro è troppo basso e si ha un arto superiore libero, è possibile utilizzarlo come appoggio per ridurre lo sforzo e per mantenere le curve fisiologiche assumendo la posizione di affondo anteriore. È un accorgimento da utilizzare, ad esempio, per lavarsi i denti.
Se invece tutti e due gli arti superiori sono impegnati e non è possibile far forza su di essi, è bene appoggiare il bacino e le cosce anteriormente al lavabo: è una soluzione valida per l’uomo che si fa la barba e per la donna che si trucca e per chi lava i piatti.
Per altre attività è utile appoggiare il bacino posteriormente alla parete: è un accorgimento che permettere di evitare la flessione del rachide localizzando la flessione a livello delle anche. Ad esempio, può mettere in pratica questo consiglio per stirare.
La soluzione migliore per abbassarsi è sempre piegare gli arti inferiori: può utilizzarla per fare il letto, per aprire un cassetto basso, per fare giardinaggio, per caricare la lavastoviglie o la lavatrice.
Vediamo i diversi accorgimenti validi per fare il letto: spostare un piede in avanti e piegare gli arti inferiori fino ad appoggiare un ginocchio a terra nella posizione del cavalier servente; piegare gli arti inferiori.
Per indossare le calze è bene sedersi e flettere l’arto inferiore. Nella stessa posizione possiamo allacciarci le scarpe. Oppure, possiamo scegliere tra altre due soluzioni: piegare gli arti inferiori appoggiando un ginocchio a terra oppure, stando in piedi, appoggiare il piede su di uno sgabello.

Frattura vertebra L1, ernia, protrusione

4 ottobre 2013

Frattura vertebra L1, ernia, protrusione
Domanda
Buon giorno, mia madre ha 60 anni, è in ospedale all’estero dove e’ stata portata con il pronto soccorso. Ha una frattura vertebra L1, il medico ha trovato anche ernia dei dischi posteriori centrali  L4-L5, L5 – S1, protrusione discale posteriore L3-L4. In ospedale non ha alcun tipo di trattamento: sta sdraiata, va a mangiare. La sua gamba destra è intorpedita, forte dolore nella colonna lombare. La chiedo un consiglio che tipo di trattamento puo’ essere adatto per lei, deve fare gli esercizi, trattamenti fisioterapeutici, come evitare il dolore? Penso di portarla in un altro ospedale ma prima vorrei essere sicura del trattamento che si deve fare.
Grazie in anticipo

Risposta
Nel caso di una frattura recente viene prescritto il riposo a letto oppure il corsetto o il gesso secondo il giudizio del medico.
• Nei pazienti relativamente giovani (fino a 50-55 anni), con gravi cedimenti di uno o più corpi vertebrali, di solito viene prescritto un riposo a letto più prolungato (fino a 30 giorni).
• Nei soggetti più anziani con lievi cuneizzazioni, viene prescritto un periodo di riposo a letto  più breve e viene consentito di alzarsi, con la protezione di un corsetto per andare ai servizi.
Durante il periodo di riposo a letto prolungato è importante il mantenimento di posture che conservino le curve fisiologiche e imparare le tecniche corrette per cambiare posizione, per alzarsi e distendersi senza dolore.
In particolare, per sua madre, è importante che stia distesa in posizione supina con un piccolo cuscino o con un ascigamano arrotolato dietro la regione lombare, in modo che mantenga la benefica lordosi (tale supporto deve essere posto in corrispondenza dell’ombelico)
Inoltre, è importante alimentarsi in modo leggero e appropriato e controllare la regolarità della funzione intestinale. Stando distesi a letto è importante eseguire con costanza i primi esercizi che permettono di ridurre gli effetti dannosi dell’inattività prolungata:
– movimenti lenti degli arti superiori e inferiori che stimolano la circolazione;
– contrazioni isometriche dei muscoli degli arti inferiori per mantenere il loro trofismo;
– esercizi di ginnastica respiratoria, abbinati ai movimenti degli arti.
Trascorso il periodo di riposo a letto è indispensabile l’utilizzo di un corsetto ortopedico. Viene prescritto un corsetto rigido in presenza di dolore intenso e quando i cedimenti vertebrali sono più gravi.
Invece, può essere sufficiente un corsetto semirigido, quando, in età più avanzata, le deformazioni e i dolori non sono gravi.
Ritornare in piedi è molto importante perché permette di eliminare il fattore di rischio più importante per l’osteoporosi che è l’assenza di carico. Infatti, le ricerche hanno evidenziato che nel riposo a letto prolungato gli esercizi a letto anche se eseguiti regolarmente non riescono a contenere la perdità di massa ossea: alzarsi da letto, sottoponendo il corpo al carico gravitario, permette di fermare il processo di demineralizzazione a cui si era costretti per la riparazione della frattura ma dannoso per la perdita di massa ossea.
Di conseguenza il corsetto in questa fase è molto importante, perché permette il ritorno in carico sostenendo e proteggendo la colonna vertebrale nella graduale ripresa delle attività quotidiane.
È che il paziente conosca le funzioni del corsetto:  
– proteggere passivamente la colonna mantenendo la curve fisiologiche;
– ridurre il carico meccanico sui corpi vertebrali per favorire la completa riparazione della frattura;
– ridurre la presione sui dischi intervertebrali e ridurre il dolore;
– migliorare passivamente il controllo neuromotorio e permettere di eseguire i movimenti quotidiani con più sicurezza;
– limitare la mobilità del rachide e, in particolare, ostacolare i movimenti dannosi di flessione e rotazione.
Naturalmente va precisato che l’uso del corsetto è utile per un periodo limitato: il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, aggravamento dell’osteoporosi e rigidità articolare.
Inoltre, occorre ricordare che alla rimozione del corsetto dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
Alla rimozione del corsetto, nel periodo in cui viene abbandonato gradualmente, è fondamentale un buon programma di rieducazione funzionale per permettere al soggetto di ridurre il dolore, stabilizzare attivamente il rachide con un corsetto muscolare ed eliminare completamente il tutore ortopedico.
Il programma rieducativo nei postumi di frattura, deve evitare i carichi sul rachide e, di conseguenza, viene eseguito esclusivamente in scarico.
Occorre evitare la mobilizzazione del rachide dorsolombare in flessione, in rotazione e in flessione laterale e privilegiare posture che mantengono una lieve estensione.
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale per acquistare la capacità di mantenere le curve  fisiologiche  nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Una volta raggiunta la capacità di mantenere il rachide in posizione neutra eseguire gli esercizi per imparare a stabilizzare la colonna attivamente, in modo da poter rimuovere il corsetto senza problemi.
Quando il corsetto è stato rimosso completamente e i dolori si sono attenuati si intensifica il programma rieducativo, inserendo anche gli esercizi in carico.
Si inizia a mobilizzare dolcemente la colonna vertebrale per prevenire la sindrome da disfunzione che è tipica di chi ha subito una frattura ed è rimasto a lungo immobilizzato.
Da quello che le ho descritto dettagliatamente Lei può comprendere come in questo periodo, per sua madre, il riposo a letto è importante per la presenza della frattura vertebrale.
Seguendo i consigli che le ho indicato dovrebbero ridursi anche i sintomi dell’ernia del disco.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

Osteoporosi ed ernia del disco

19 ottobre 2012

Osteoporosi ed ernia del disco
Domanda
Gentilissimo prof. le chiedo scusa per il disturbo. Ho 56 anni , mi curo per osteoporosi ed ho un’ernia al disco. Non vorrei operarmi, abito in Garbagnate Milanese, cosa posso fare? E dove? Le premetto che io lavoro di notte . Rimango in attesa di una sua risposta, ringraziando le porgo cordiali saluti.

Risposta
Garbaganate non è molto lontano da Cusano Milanino; le consiglio di venire almeno una volta da me per attuare una strategia efficace per ridurre il suo dolore.
Oltre il 90% dei soggetti che soffrono di ernia discale riducono i sintomi entro 10 settimane dalla loro insorgenza.
Solo il 2/4% di coloro che hanno l’ernia del disco ha bisogno dell’intervento chirurgico: non penso che lei ne abbia bisogno. Occorre, però che lei impari al più presto quello che deve fare e quello che deve evitare.

Lombalgia senza miglioramenti

26 gennaio 2012

Lombalgia senza miglioramenti
Domanda
Sono venuto a conoscenza della vostra scuola, soffro da diverso tempo di lombalgia saltuaria, attualmente la situazione è aggravata, impossibilità di piegarmi e dolore alla gamba sx , la rm riscontra protrusioni L5/S1. Mi sono sottoposto a varie manipolazioni chiropratiche – osteopatiche, ozono terapia ma senza miglioramento; sto valutando l’intervento chirurgico, ma sono disposto a provare terapia alternativa.
Attendo sua risposta, grazie.

Risposta

L’impossibilità che lei avverte nell’eseguire i movimenti di flessione le fa capire che tale movimento è nocivo perché aggrava le protrusioni discali.
Le descrivo quello che deve fare per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: eviti di dormire sul fianco in posizione fetale; è bene dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi bene una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena. Cammini tutti i giorni a passo svelto per almeno mezz’ora.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la lombalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Cordiali saluti

Consigli per lombalgia

12 gennaio 2012

Consigli per lombalgia
Domanda
Salve, ho trovato il suo sito, vagando sul web, in cerca di informazioni riguardo la mia nuova patologia riscontrata a novembre: lombalgia dovuta a mal postura con iperlordosi L/S e sindrome delle faccette articolari. (Ho anche una cifosi accentuata).
Dopo lezioni di FKT e ginnastica a casa, la situazione è migliorata molto, perché non ho avuto più episodi di blocco, ma ho ancora dolori ai glutei e irrigidimento alle ginocchia.
Inizierò a breve, un corso di ginnastica posturale presso il paese dove abito, ma è mia intenzione comprare il suo libro “Back School” e vorrei se possibile, avere dei consigli.
Volevo farle sapere che da tre anni faccio  ballo liscio/caraibico/country a livello amatoriale 4 ore/sett.; E’ controindicato? Per ora purtroppo ho sospeso.
La ringrazio in anticipo.
Cordialmente

Risposta

le descrivo quello che deve fare per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: eviti di dormire sul fianco in posizione fetale; è bene dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena. cammini tutti i giorni a passo svelto per almeno mezz’ora.
Facendo tutto questo il dolore si ridurrà e potrà ballare tranquillamente.
Cordiali saluti.

Lombalgia e cervicalgia cronica da riduzione delle lordosi lombare e cervicale

12 gennaio 2012

Lombalgia e cervicalgia cronica da riduzione delle lordosi lombare e cervicale
Domanda
Ho ernia al disco L4-L5 diagnosticata da circa 2 anni con varie discopatie e protrusioni varie dopo una carriera di 20 anni di Pallacanestro.
Vari luminari di Milano mi hanno consigliato di non operarmi.
Faccio sempre molti esercizi di Stretching e l’unica cosa che riesco a fare senza avere particolari problemi è il nuoto (ho eliminato la corsa) anche se negli ultimi mesi ho forti fastidi nella parte alta a dx nella zona della scapola e nella zona del collo.
Quale libro potrei comprare per fare ulteriori esercizi per la schiena? E dove lo posso acquistare?
Secondo lei l’agopuntura mi può dare dei benefici?
Diciamo che il fastidio lombare lo sto sopportando ma quello cervicale e nella zona della scapola inizia a preoccuparmi.
Grazie

Risposta

quando la lombalgia e la cervicalgia durano da più di 3 mesi il dolore viene definito cronico. Questo non vuol dire che non passeranno mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. Per stare bene deve imparare a mantenere le benefiche lordosi lombare e cervicale nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo le lordosi, lombare e cervicale.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: finché ha mal di schiena è bene fare lunghe passeggiate a passo svelto. Il nuoto non serve più di tanto: per stare bene con la schiena non basta fare attività in scarico ma occorre rafforzare l’energia antigravitaria per imparare a usare correttamente la colonna nelle posture, nei movimenti e negli sforzi.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la cervicalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare e cervicale in estensione.
Inoltre, è importante che esegua correttamente gli esercizi di stretching evitando quelli che comportano una flessione del rachide.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito  www.backschool.it , pagina Back School in Italia).
Per la cervicalgia, le consiglio di acquistare il mio libro: La Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Per la lombalgia le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna cervicale riprende la sua funzionalità.
Se sarà necessario potremo incontrarci. Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588.
L’agopuntura può darle dei benefici solo parziali e momentanei; finché Lei non si preoccupa di riformare le sue lordosi, lombare e cervicale (che sono ridotte) la sua colonna è delicata, meno capace di sopportare le sollecitazioni quotidiane.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Morbo di Scheuermann

5 dicembre 2011

Morbo di Scheuermann
Domanda
Mio figlio di 16 anni, alto 1,86, presenta morbo di Scheuermann, patologia di media entità, ma prescritto un corsetto.
Poiché è entrato completamente in crisi, vorrei sapere se Lei può aiutarci.
Grazie

Risposta
In presenza di Morbo di Scheuermann viene prescritto il corsetto quando l’ipercifosi dorsale raggiunge o supera un valore angolare di 60° (misurati sulle radiografie).
Quando c’è la prescrizione del corsetto diventa fondamentale prepararsi con un adeguato programma di esercizi di ginnastica e, poi, indossando tale tutore ortopedico è importante eseguire i giusti esercizi per valorizzare le spinte del corsetto e per prevenire i danni che il suo uso può provocare.
Quando il valore angolare della cifosi è inferiore a 60° e non si indossa il corsetto è fondamentale eseguire quotidianamente i giusti esercizi e usare correttamente la colonna vertebrale per prevenire il dolore e l’aggravamento della curva.
Fissi un appuntamento al più presto telefonando al n. 026196588, per attuare le giuste strategie e per dare a suo figlio le motivazioni e il giusto sostegno psicologico in questo momento difficile.

Difficoltà nel ridurre il dolore

8 maggio 2011

Difficoltà nel ridurre il dolore
Domanda
Ho 29 anni e due ernie al disco. Ho iniziato a fare piscina per un mese; verso la fine sentivo arrivato a sera una pesantezza alla parte alta della schiena ma con il riposo passava. Poi ho iniziato la Back School; adesso ho sempre questa pesantezza con una tensione nella parte alta dell’addome fino a non poter stare in piedi perché sento il desiderio di andare a letto; solo cosi mi calma per poi iniziare non appena mi rialzo. Mi saprebbe dire che devo fare.

Risposta
Se Lei ha seguito i corsi di Back School dovrebbe gradualmente ridurre i sintomi
ripetendo tutti i giorni a casa e nelle pause di lavoro gli esercizi che le hanno insegnato
usando correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e durante il riposo.
L’insegnante responsabile della Back School dovrebbe darle un diario su cui lei riporta quotidianamente i risultati ottenuti.
Dopo 4/6 settimane di diario i sintomi normalmente si attenuano.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

Strategie da attuare per la lombalgia cronica

15 gennaio 2011

Strategie da attuare per la lombalgia cronica
Domanda
Ho eseguito il corso individuale di Back School ieri.
Cortesemente, mi potrebbe indicare nuovamente per gli esercizi, il numero delle ripetizioni giornaliere, e la durata di ogni singolo esercizio.
Nella fretta e nella tensione che ci circonda non abbiamo memorizzato tutto.
La ringraziamo anticipatamente per la sua pazienza.

Risposta
Nel capitolo ottavo del mio libro “back School”, a pag. 146, potete leggere come compilare il diario.
In particolare, è importante, per ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità della colonna vertebrale, che lei esegua ogni 2 ore uno dei seguenti esercizi (i primi 4 segnati sul diario) e cioè:
1. In posizione prona la respirazione addominale (pag. 44, figura 34a, b).
Dopo essersi rilassata per una durata dai 2 ai 5 minuti proverà ad assumere la posizione della sfinge, cioè, il 2° esercizio.
2. Sfinge (pag. 44, figura 35a, b). Manterrà tale posizione per un tempo gradualmente crescente da un minimo di 1 minuto (nei primi giorni) a un massimo di 15 minuti (tra 2 settimane). Potrà utilizzare tale posizione per leggere. Ma sicuramente il più efficace per ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità del rachide è il n. 3.
3. Bacino fuori dal letto (pag. 45, figura 36a, b); è quello più efficace ed è sufficiente mantenere la posizione per un minuto, facendo attenzione ad alzarsi lentamente senza movimenti bruschi.
Essendo l’esercizio più efficace, può eseguirlo al mattino prima di andare a lavorare; poi, lo ripeterà prima dei pasti e prima di andare a letto. Sabato e domenica, stando a casa, lo ripeterà ogni 2 ore.
4. Sul lavoro, ogni ora, si alzerà ed eseguirà per il tempo di 3/4 respiri o con una espirazione lenta e prolungata l’estensione in piedi (pag. 46, figura 37b).
Gli altri esercizi che le ho prescritto possono essere eseguiti anche solo una volta e servono per automatizzare l’uso corretto della colonna.
Mi raccomando la cura consiste:
– nell’eseguire con continuità gli esercizi
– nell’usare correttamente la colonna nel riposo, nei movimenti e nelle posture quotidiane
– nel camminare tutti i giorni per un tempo gradualmente crescente (da un minimo di 10 minuti fino ad arrivare a più di mezz’ora)
– nel recuperare gradualmente le sue capacità fisiche che si sono ridotte a causa della lunga persistenza del dolore (es. pag. 62 e 63).
– nell’acquisire la capacità di controllare l’ansia con il respiro e con l’esercizio del grounding (pag. 38, figura 30a, b, c).
La costanza nel seguire questo programma per almeno 6 settimane, la porterà ad acquisire fiducia, a ridurre il dolore e a superare questo periodo difficile.
Per verificare i miglioramenti è bene che compili ora e, poi, ogni 2 settimane la scala Oswestry che le ho consegnato (pag. 144).
Se riesce, mi faccia avere il diario almeno ogni 15 giorni.
Restando a disposizione la saluto con affetto
Benedetto Toso

Presenza simultanea di spondilolistesi e ernia del disco

27 dicembre 2010

Presenza simultanea di spondilolistesi e ernia del disco
Domanda
Buongiorno.
E’ da circa 3 anni che soffro di dolori nella zona lombare. La sequenza degli eventi e’ stata la seguente:
1. Raggi X dal quale e’ risultata una spondilolistesi, che, oltre a curare con antidolorifici, ho cercato di curare (su consiglio del medico di famiglia) con esercizi di rafforzamento dei muscoli della schiena e di postura presso un centro specializzato.
2. Per un bel po’ di tempo non ho avuto particolari problemi, se non saltuari mal di schiena, tant’e che ho continuato a fa sport non agonistico (jogging e mountain-bike). Non ho fatto nessuna visita specialistica (ortopedico o neurochirurgo).
3. Da Aprile del 2010, il problema si e’ ripresentato in una forma piu’ violenta. A questo punto ho fatto una seconda seie di raggi X e per ultimo una Risonanza Magnetica che ha dato i seguenti risultati:
a. Conservata la fisiologia lordosi con somi vertebrali di regolare ampiezza,
b. Ernia di Schmorl a livello della limitante somatica inferiore di L4,
c. Bulging postero-laterale del disco a livello di D12-L1,
d. Bulging posteriore del disco con minimo impegno intraforaminale bilaterale a carico di L2-L3,
e. Ernia foraminale dx a livello di L3-L4,
f. Bulging posteriore del disco con minimo impegno intraforaminale bilaterale a carico di L4-L5 ed L5-S1,
g. Canale vertebrale di regolare ampiezza,
h. Non alterazioni di segnale a carico del cono midollare,
i. Minime alterazioni di segnale a carico dei dischi come da fenomeni disidrativo-degenerativi.
L’ortopedico che mi ha in cura mi ha parlato subito di intervento per risolvere l’ernia foraminale che attualmente mi provoca una sciatica (intorpidimento della gamba dx fino al ginocchio) che ormai mi perseguita da piu’ di 1 mese. L’ortopedico pero’ mi ha anche detto che prima di provare con l’intervento, si puo’ provare con una cura a base di cortisone e Muscoril (15 gg), per poi passare, se la cura non dovesse produrre effetti benefici, con l’ozono-terapia. Nel frattempo ho interrotto qualsiasi attivita’ sportiva, e di non iniziare il nuoto (che mi hanno detto avere effetti benefici).
Ho prenotato in libreria un suo libro dal titolo ‘Back School. Un programma completo per prevenire le algie vertebrali’. Quali sono le pagine del libro che dovrei leggere per il mio problema?
Dopo la cura farmacologica che ha prodotto buoni risultati (ho solo un formicolio alla gamba dx, abbastanza localizzato, quando sono seduto), l’ortopedico mi ha presctitto 10 sedute di ultrasuoni, infrarossi, magneto, tens e massaggi, per poi passare ad esercizi posturali ed al nuoto (anche se quest’ultimo avrei voluto iniziarlo da subito). Cosa ne pensa?

Risposta

La sua condizione è complessa per la presenza simultanea di spondilolistesi e di ernia del disco.
Leggendo il mio libro può rendersi conto che per la spondilolistesi sono indicati gli esercizi che riducono la lordosi lombare mentre per fare rientrare le ernie e protrusione occorre riformare la benefica lordosi.
In ogni caso io confido sempre nella mirabile di capacità di autoguarigione e di adattamento che il nostro corpo ha; nel frattempo, per ripristinare la funzionalità del rachide è fondamentale usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture e nei movimenti quotidiani (a questo riguardo segua le indicazioni contenute sul libro).
Sul mio libro, riguardo all’ernia, può trovare le seguenti indicazioni.  
– L’ernia del disco è un fenomeno comune. La risonanza magnetica rivela la presenza di un’ernia del disco in circa il 20/40% dei pazienti di età inferiore a 60 anni che non presentano sintomi.
– Più del 90% dei pazienti con ernia discale migliora con cura conservativa.
– Per circa il 2-4% dei pazienti con ernia del disco è indicato  l’intervento chirurgico.

Per quel che riguarda la spondilolistesi è importante valutare l’entità dello scivolamento.
Se è insorta in conseguenza di un trauma recente o se invece se ne è accorto ora facendo le indagini diagnostiche (probabilmente era già presente prima dell’inizio dei sintomi e il dolore è insorto quando alla listesi si sono aggiunte le protrusioni e l’ernia).
Le segnalo le pagine del libro più utili per Lei:
– esercizi pag. 37, 41, 44 (solo fig. 34),
– uso corretto del rachide da pag.83 a pag. 101.
– come evitare che lo sport provochi lombalgia da pag. 121 a 129,
– strategie per il dolore cronico da pag. 142 a 148.
Per verificare i miglioramenti utilizzi il diario per l’automonitoraggio del dolore a pag. 147.
Restando a disposizione la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Protrusioni discali plurime

22 dicembre 2010

Protrusioni discali plurime
Domanda
Egregio Professore, mi permetto di inviarle l’esito della Ris. Magnetica recentissima, la prima della mia vita.  Ho 66 anni. Come terapia, da due giorni sto osservando un ciclo di dieci iniezioni di Bentelan da 1,5. Di più non potrò perché tale farmaco può alzare la pressione oculare, essendo io affetta da glaucoma. Altro prodotto per via orale ( trenta giorni) è Alasod; non posso assumere antiinfiammatori poiché sono allergica o intollerante… da qualche anno. Il mio problema è il dolore che anche se non forte, va a giorni e a ore secondo la giornata e  mi tormenta.
Desidererei un suo parere, gentile professor Toso, sulla terapia che sto seguendo e ci terrei molto a leggere i suoi testi. Sono totalmente ignorante sul comportamento fisico da tenere per stare meglio. Escludo interventi chirurgici e infiltrazioni locali di sorta.
Ho cercato i suoi libri Back school…per la schiena della RED, sia l’edizione da 96 pagine, sia l’edizione da 180. Le due librerie di Milano a cui mi sono rivolta li danno esauriti. Mi può far sapere quando saranno di nuovo in commercio?  Abito in zona Lagosta/Centrale e non ho trovato indirizzi di specialisti  della back…da lei indicati nelle sue liste, nelle vicinanze di casa mia.
Le sarò molto grata di una gentile risposta e in attesa le auguro di trascorrere serenamente le prossime feste.

Risposta

Considerato che abita a Milano, Le consiglio di venire almeno da me perché io possa spiegarle e insegnarle tutto quello che serve per stare meglio.
Quotidianamente si rivolgono a me soggetti che soffrono di lombalgia o lombosciatalgia in conseguenza di protrusione o ernia del disco e spesso mi presentano la loro risonanza magnetica, che evidenzia la presenza di uno o più dischi che sporgono dalla loro sede. Allora io utilizzo le immagini RMN per spiegare quel che è successo e che cosa è importante fare per risolvere il problema.
Spiego sinteticamente le funzioni del rachide e mi soffermo in particolare sui dischi intervertebrali usando pressappoco le seguenti parole.
“Immagini di avere una saponetta bagnata tra le mani. Solo quando i palmi sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: posso esercitare anche una certa pressione ed essa non scivola. Se, invece, c’è una piccola divergenza essa scivola verso l’apertura. Lo stesso avviene per il nucleo polposo del disco quando i piatti vertebrali che lo racchiudono non restano paralleli. In particolare, quando il rachide lombare si flette, il nucleo polposo viene spinto all’indietro e quando si estende, il nucleo polposo viene spinto in avanti.
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato il rachide lombare in flessione, nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo: le continue sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno  spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
Ora osservi sulle immagini RMN i corpi vertebrali, i dischi: è evidente la sporgenza del materiale discale dalla sua sede e il suo conseguente effetto compressivo sulle strutture nervose che si trovano posteriormente al disco.
Ebbene ora lei sa di avere dei dischi che, sporgendo dalla loro sede, comprimono le strutture nervose e sono responsabili del suo dolore; di conseguenza, lei comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma è importante fare due cose:
1° evitare di spingere ulteriormente fuori quei dischi che stanno sporgendo;
2° fare tutto quello che serve per farli rientrare.
Per evitare di spingerli ulteriormente fuori deve evitare le posture e i movimenti scorretti in flessione.
Per farli rientrare deve mantenere la fisiologica lordosi lombare e eseguire gli esercizi di mobilizzazione e rilassamento del rachide lombare in estensione.
Torniamo all’immagine della saponetta bagnata posta tra le mani. Solo quando le palme sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: lo stesso avviene per il nucleo polposo. Occorre, allora, fare in modo che i piatti vertebrali che lo racchiudono restino paralleli. Ebbene i piatti vertebrali sono, a due a due, paralleli tra loro quando il rachide cervicale mantiene la lordosi fisiologica”.
Il dolore si ridurrà quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la lombalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Sedia d’ufficio e lombalgia

10 dicembre 2010

Sedia d’ufficio e lombalgia
Domanda
Egregio Prof. Toso,
ho potuto apprezzare attraverso il sito internet www.backschool.it la Sua ultra qualificata competenza professionale in tema di posturologia ed attività motoria.
Spero che attraverso le Sue approfondite competenze possa essermi di aiuto per cercare di risolvere una problematica fisica che mi affligge da ormai alcuni mesi e che nonostante il mio peregrinare da diversi specialisti di differenti branche della medicina (urologi, ortopedici, osteopati, fisiatri…) non sono ancora riuscito a contrastare efficacemente.
Mi perdonerà se utilizzerò di seguito impropriamente alcune terminologie mediche ma essendo laureato in giurisprudenza, la medicina e le scienze motorie non sono esattamente il mio campo di applicazione.
Da qualche mese a questa parte sono afflitto da una serie disturbi molto fastidiosi che interessano la regione del sacro e del pube.
Nello specifico l’insorgenza di questi fastidi è collocabile all’incirca nel mese di luglio u.s. quando alla guida dello scooter con cui mi recavo al lavoro e stando seduto sulla poltrona d’ufficio ho iniziato ad avvertire un senso di affaticamento/pesantezza della muscolatura sovrapubica.
Col passare dei giorni tale disturbo è andato intensificandosi, soprattutto nelle ore passate in ufficio da seduto, associandosi anche a degli sporadici dolori lombari.
Solamente stando in piedi, camminando e stando disteso a letto i disturbi si affievolivano o addirittura svanivano.
Ad agosto, durante il periodo delle ferie, i disturbi sono come per magia svaniti: conducendo in quel lasso di tempo una vita meno sedentaria, camminando molto, probabilmente la muscolatura ha ripreso tono e anche con la maggior vascolarizzazione dei tessuti i fastidi che avvertivo stando tante ore seduto sono scomparsi.
Tornato a lavorare a settembre nel giro di pochi giorni i disturbi sono però ricomparsi prepotentemente.
Col passare dei giorni le cose sono decisamente peggiorate: se inizialmente nel week end riuscivo a recuperare fisicamente nell’ultimo periodo purtroppo non trovo grande sollievo.
Ogni mattina dopo essermi alzato dal letto, a distanza di 10-15 minuti dal risveglio, iniziano a manifestarsi dei dolori mialgici alle fasce muscolari che derivano dalla zona sacrale, lungo le anche ed in generale in tutta la regione del bacino. Il senso di rigidità generale di tutta la muscolatura pelvica crea poi in fase di piegamento in avanti o stando seduto una sorta di irradiamento anche alla muscolatura della vescica inducendo una sorta di iperstimolazione della stessa.
Il problema più grosso è rappresentato dalla poltrona d’ufficio dove ormai non riesco più assolutamente a stare seduto dal momento che, pur essendo di nuova generazione e certificata, ha una struttura particolare (a mio giudizio scorretta) che induce una postura errata dal momento che la muscolatura lombare e addominale è praticamente sempre sottoposta a continua tensione/sforzo.
Come Le premettevo sopra, in questi mesi mi sono recato per dei consulti medici da diversi specialisti: in particolare da più urologi credendo che il disturbo alla vescica potesse essere originato dalla prostata. I riscontri sono stati sempre negativi. Sono così stato indirizzato da un ortopedico specialista della colonna vertebrale che mi ha prescritto RX e RM del tratto lombo sacrale, i cui referti non avrebbero evidenziato nè ernie nè protrusioni o altre note di rilievo ad eccezione di una lieve riduzione dello spazio L5-S1. L’ortopedico a seguito della visita, trovandomi fortemente contratto in tutta la muscolatura del tronco ha ritenuto pertanto di indirizzarmi da un fisiatra per intraprendere un percorso “riabilitativo” a livello muscolare.
Cosa che ho prontamente fatto: a seguito di visita fisiatrica mi è stato suggerito di effettuare un ciclo di 10 sedute di fisioterapia con metodo Mezieres, che non ho ancora effettuato.
Ho però effettuato alcune manipolazioni da una osteopata che sostiene che la mia zona sacrale è fortemente contratta e che da lì si originino i miei problemi.
Io in tutto questo periodo mi sono francamente convinto che i problemi sopra descritti siano stati causati fondamentalmente dalla postura errata indotta dalla poltrona d’ufficio.
Sicuramente il mio stile di vita molto sedentario degli ultimi anni, l’essere un po’ in sovrappeso ed in generale lo stress causato dalla via quotidiana non aiutano di certo.
In questi giorni ho provato a cambiare poltrona in ufficio, utilizzandone una con una seduta più rigida  e debbo dire che le cose sono migliorate.
L’azienda per cui lavoro, informata dei miei disagi fisici, per autorizzarmi a sostituire la poltrona vuole però prima farmi visitare dal medico fiduciario dell’azienda stessa.
Essendo Lei uno “specialista” in materia di postura, volevo domandarLe se ritiene plausibile la mia teoria in merito ai disagi fisici probabilmente indotti dalla poltrona d’ufficio e soprattutto se è eventualmente disponibile ad un incontro di persona per valutare meglio la mia situazione e le possibili soluzioni (mediante fisioterapia mirata/ginnastica antalgica, etc.) ai miei problemi che stanno ormai diventando condizionanti sia dal punto di vista fisico che psicologico.
RingraziandoLa anticipatamente per l’attenzione che vorrà dedicarmi, l’occasione mi è gradita per porgerLe i miei più cordiali saluti.

Risposta

Mi ha descritto in modo dettagliato la storia dei Suoi problemi alla schiena e dei sintomi connessi.
Non è la soluzione migliore una sedia rigida ma occorre una valida sedia ergonomica. Dal mio libro le descrivo quali caratteristiche deve avere.
Sedia ergonomica
La soluzione ottimale per chi lavora in posizione seduta è la sedia ergonomica. Essa ha le seguenti caratteristiche.
Il piano del sedile è regolabile in altezza in modo che le cosce siano orizzontali e di conseguenza sia retto l’angolo tra le cosce ed il tronco e tra le gambe e le cosce; inoltre, ha una leggera rientranza per accogliere i glutei, in modo che il soggetto si sieda ben in fondo e non sulla punta della sedia.
Lo schienale è regolabile in altezza in modo che il supporto lombare mantenga la lordosi e arrivi a sostenere anche la regione dorsale.
Seduta dinamica
Lo schienale inclinabile fino a 110° riduce la pressione sui dischi intervertebrali e permette una seduta dinamica.
Infatti, per prevenire i rischi della fissità prolungata occorre trasformare la seduta da statica in dinamica, alternando l’inclinazione dello schienale all’indietro con l’inclinazione del busto in avanti. L’appoggio dei gomiti sul tavolo permette di stirarsi e di eseguire l’anteroversione del bacino riformando la lordosi lombare e riducendo la pressione discale.
Lo stesso appoggio dei gomiti permette di difendere il rachide quando si scrive: come si vede dalla foto, facendo perno sulle anche ci si inclina fino ad appoggiare non solo i gomiti ma anche il torace al tavolo; in questo modo è possibile scrivere mantenendo, non solo la lordosi lombare ma anche quella cervicale.
Queste correzioni posturali possono sembrare un po’ forzate e non naturali ma costituiscono accorgimenti indispensabili per prevenire i danni provocati dallo star seduti a lungo.
Il tavolo di lavoro
Non è sufficiente avere a disposizione una sedia ergonomica se non la si usa in modo corretto. Inoltre, se il tavolo è troppo basso e poco profondo provoca, oltre che l’alterazione delle curve fisiologiche e l’aumento di pressione sui dischi, anche una tensione continua delle spalle perché si è costretti a digitare senza appoggiare gli avambracci. Lo schema evidenzia l’aumento e la cattiva distribuzione della pressione.
La foto mostra la posizione di lavoro corretta con sedia ergonomica, tavolo della giusta altezza e profondità, monitor collocato frontalmente alla giusta altezza e distanza dal viso.
Evitare la fissità prolungata
La regola fondamentale per chi lavora seduto è quella si alzarsi spesso, almeno ogni mezz’ora, anche per pochi istanti, per ricostruire le fisiologiche lordosi lombare e cervicale e per ridurre i rischi della fissità prolungata.
Quando ci si alza, talvolta, istintivamente si esegue un movimento di estensione: è utile per realizzare un’efficace azione di compenso sulle strutture del rachide che, in posizione seduta, vengono sollecitate in flessione.
Quando la lombalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. La lordosi è pertanto benefica per la colonna vertebrale, le conferisce una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni quotidiane.
E’ normale avere un certo grado di lordosi, non è normale che aumenti (iperlordosi), ma non è positivo neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
Molto probabilmente, da quello che mi ha descritto la sua lordosi lombare si è ridotta. La riduzione della lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza della lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perché essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della lombalgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi lombare e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Scheuermann lombare atipico

22 novembre 2010

Scheuermann lombare atipico
Domanda
Gentile prof. Toso è stata riscontrata a mia figlia di 15 anni una lieve osteocondrosi vertebrale lombare alta, che si manifesta durante gli esercizi addominali a terra con un lieve rigonfiamento.
Lei pratica la pallavolo volevo gentilmente sapere se può continuare a praticare questo sport e cosa magari è da evitare o fare di più!!!
La ringrazio infinitamente.

Risposta

Il problema di sua figlia è una varietà poco conosciuta del morbo di Scheuermann che si manifesta con una cifosi localizzata a livello del passaggio dorso-lombare, con le tipiche alterazioni vertebrali radiografiche del morbo di Scheuermann: viene definito Scheuermann lombare atipico.
Di solito è poco appariscente per il coinvolgimento di solo una o due vertebre; tuttavia, può essere riconosciuto dalla sporgenza delle apofisi spinose nel passaggio dorso-lombare.
È caratterizzato da lombalgia alta che insorge con il mantenimento prolungato della posizione seduta scorretta in cifosi. Addirittura con il tempo possono evidenziarsi sulla pelle dei segni in corrispondenza delle apofisi spinose delle vertebre interessate: la pelle diventa più scura o più ruvida per il contatto con lo schienale di legno della sedia scolastica.
Le descrivo brevemente quello che sua figlia deve fare per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve evitare di dormire sul fianco in posizione fetale ma deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Posizione seduta: è fondamentale correggere la posizione seduta insegnando a riformare la lordosi lombare sia attivamente con la seduta sugli ischi sia passivamente con un supporto lombare.
Inoltre, occorre ridurre le ore trascorse in posizione seduta e incrementare le attività in stazione eretta (di conseguenza, va benissimo giocare a pallavolo).
Quando legge o studia può distendersi in posizione prona e assumere la posizione della sfinge, in appoggio sugli avambracci.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.

Esercizi di ginnastica: sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Pertanto deve eseguire gli esercizi per i muscoli addominali senza flettere la colonna vertebrale.
Le consiglio di acquistare il mio libro “Back School per gli studenti: programma per prevenire e curare il mal di schiena e le patologie vertebrali”, Back School Programma Toso, Milano, 2009 (http://www.backschool.it/librostudenti.htm). Può richiederlo alla segreteria della Back School Programma Toso telefonando al n. 026196588.
Restando a disposizione saluto Lei e sua figlia cordialmente.
Benedetto Toso

Iperlordosi lombare

13 maggio 2010

Iperlordosi lombare
Domanda
Buongiorno, mio figlio, 10 anni, ha problemi di postura. Affetto da iperlordosi come diagnosticato da ortopedico ha seguito 10 sedute di fisio-souchard ed ora sta effettuando sedute presso un’osteopata. Entrambi i professionisti sostengono che la situazione si risolverà entro il periodo della formazione del ragazzo. Ho letto l’articolo relativo alla back-school e sono interessato ad una sua consulenza, se ciò rientra nell’ambito delle sue mansioni.
Abitiamo a Milano. Lascio e-mail e cellulare per eventuale contatto.

Risposta
Per iperlordosi si intende l’aumento della fisiologica lordosi lombare che costituisce una curva benefica per la colonna vertebrale; le conferisce la capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni quotidiane.
E’ normale avere un certo grado di lordosi, non è normale che aumenti (iperlordosi), ma non è positivo neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
L’aumento della lordosi normalmente è conseguenza della debolezza dei muscoli addominali e della retrazione dei muscoli ileopsoas. Di conseguenza è importante che suo figlio esegua un programma personalizzato di esercizi mirato a
– prendere coscienza della sua colonna vertebrale,
– imparare a controllare la colonna, prima nelle posture, poi nei movimenti e soprattutto durante gli sforzi;
– allungare il muscolo ileopsoas,
– tonificare i muscoli stabilizzatori del rachide.
Il programma della Back School è molto utile in presenza di alterazioni posturali perché è articolato sui diversi cardini che permettono al soggetto conoscere la sua colonna, imparare a controllarla e a usarla correttamente.
Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588.
Il mio studio si trova a Cusano Milanino. Se la sua abitazione è lontana, quando fisserà l’appuntamento con me richieda alla mia segretaria che le riservi il tempo di 2 appuntamenti. In questo modo avrò il tempo di  
– valutare le esigenze del figlio,
– spiegarvi tutto quello che occorre fare,
– provare gli esercizi,
– consegnare al figlio un diario su cui riporterà quotidianamente gli esercizi eseguiti e permetterà di ottenere risultati efficaci.
In attesa di incontrarLa La saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Lombalgia cronica, rettificazione della lordosi lombare, ernie intraspongiose

24 aprile 2010

Lombalgia cronica, rettificazione della lordosi lombare, ernie intraspongiose
Domanda
Girando su internet alla ricerca di qualche risposta per il mio problema sono arrivata al Vostro sito e allora colgo l’occasione per porVi una domanda, ma prima di ciò vorrei raccontarVi prima il mio problema; ho 22anni e circa 5-6 mesi fa ho incominciato ad avvertire dolori alla schiena, allora verso fine febbraio ho fatto la radiografia e l’esito e stato questo: “Perdita della fisiologica lordosi. Presenza di piccole ernie intraspongiose della limitante somatica craniale dei corpi della L1 ed L2. prontamente sono andata da un fisioterapista che mi ha consigliato di fare un ciclo di 10 massaggi, 10 tens e ginnastica posturale. Tutto questo l’ho fatto, ma invece di provare sollievo mi accorgo che la situazione peggiora giorno dopo giorno, perché il dolore è aumentato e mi accorgo che alcuni movimenti e alcune posizioni che prima assumevo tranquillamente oggi riesco a farle con molta molta fatica … Ora la mia domanda è questa: c’è una soluzione al mio problema? cosa devo fare? a chi mi devo rivolgere?
Attendo con ansia una Vostra risposta, intanto colgo l’occasione per porVi distinti saluti.

Risposta
Quello che le è successo molto spesso è la conseguenza di una posizione seduta scorretta prolungata non compensata da un adeguato programma di movimento.
La maggior parte dei dolori localizzati a livello del rachide lombare e cervicale è dovuta alla riduzione o rettificazione delle lordosi che sono le curva fisiologiche, benefiche, normalmente presenti a livello lombare e cervicale.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. Esse sono pertanto benefiche per la colonna vertebrale, le conferiscono una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni.
E’ normale avere un certo grado di lordosi e di cifosi, non è normale che aumentino (iperlordosi e ipercifosi), ma non è positivo neppure che si riducano.
Quando sono presenti le giuste lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione delle lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che  avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza delle lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide lombare più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perché essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della lombalgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi lombare e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito www.backschool.it, pagina Back School in Italia).
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

Lombosciatalgia cronica

10 febbraio 2010

Lombosciatalgia cronica
Domanda
Ho 21 anni e mezzo e Vi ringrazio anticipatamente per la Vostra risposta a tutti i chiarimenti ai miei due quesiti.
SCHIENA: Circa da quando avevo 16 anni soffro nella parte lombosacrale sinistra della schiena, con dolore che si estende al gluteo sinistro. Inizialmente il dolore mi è stato associato ad un problema urologico, che doveva sparire dopo un’operazione (5 anni fa) di orchidofissazione e varicocele: ma cosi non è stato.
Da alcuni mesi sto frequentando un’accademia di pugilato e ora che sto per fare questo sport a livello agonistico è per me importante conoscere il mio organismo e risolverne i suoi problemi, così che ho deciso di fare una RM lombosacrale per capire di cosa si tratta, e l’esame ha evidenziato:
A livello dello spazio intersomatico L5-S1 protrusione discale posteriore mediana che impronta il sacco durale. Irregolarità marginali di tipo artrosico delle faccette articolari.
Regolare aspetto degli altri dischi intersomatici.
Cono midollare di morfologia e segnale nella norma.
Canale vertebrale di ampiezza conservata.
E solo ora ho capito che il dolore e di tipo ortopedico e non urologico.
GINOCCHIO: Circa 8 mesi fa ho avuto una lesione al menisco laterale destro del ginocchio destro, ed ho subito l’intervento in artoscopia dell’esportazione della parte lesionata del menisco, tutt’ora ho dei fastidi: “clic” nel ginocchio, dolore nella parte sottostante alla rotula, scatti/movimenti della rotula durante l’estensione della gamba, dolore al tendine femoro rotuleo, ma credo che molti di questi problemi siano legati al fatto che dopo l’intervento ho avuto un lungo periodo di inattività, ed ho perso forza e volume al quadricipite, cosi che faccio forza sul tibiale che mi da dolore.
Dottore, mi può spiegare:
Cosa sono la protrusione discale, il sacco durale, l’irregolarità artrosica delle faccette articolari?
A cosa sono dovute?
Come posso alleviare il dolore farmacologicamente?
Quali esercizi di ginnastica e attrezzi ginnici devo fare, me li può elencare?
E riguardo al ginocchio, cyclette a sella alta, pressa e sedia romana?
E per limitare i movimenti rotulei vorrei acquistare una ginocchiera, quale tipologia e adatta a me, quale modello, mi può indicare il nome o il tipo?
Ribadisco che faccio pugilato ed ho bisogno di molleggiare sulle gambe, di torsioni e piegamenti col busto, e quindi spiegandole i problemi e facendole capire l’obbiettivo sono sicuro che lei illumini le mie domande. Volevo però sapere su dove e come devo cercare le risposte sul sito, certo di una Vostra risposta e chiarimenti anche sul mio indirizzo e-mail.
Vi porgo i miei saluti. GRAZIE

Risposta

Rispondo alle sue domande.
Cosa sono la protrusione discale, il sacco durale?
La protrusione è la sporgenza del disco che può comprimere le strutture nervose posteriori (sacco durale). Di solito, in presenza di protrusione discale o di ernia contenuta il materiale discale si limita a raggiungere il legamento longitudinale posteriore e la messa in tensione delle fibre nervose di quest’ultimo determina un dolore lombare (lombalgia centrale). Se, invece, l’ernia è più invasiva  comprime un nervo rachideo e diventa causa di algia radicolare. Quanto più grave è l’erniazione tanto maggiore è l’effetto compressivo sul nervo rachideo e tanto più estese sono le zone interessate dal dolore radicolare; oltre al dolore, la presenza dell’ernia discale può provocare alterazioni dei riflessi, della forza, della sensibilità.
La protrusione o l’ernia discale si verificano più frequentemente tra la quinta vertebra lombare e il sacro. Quest’ultimo disco è soggetto a maggiore usura sia perché sopporta il peso di tutta la parte superiore del corpo sia perché si trova a livello della cerniera lombosacrale, dove la parte mobile della colonna si unisce a quella rigida, l’osso sacro. In questo caso la lesione discale può provocare una lombosciatalgia; se, invece l’ernia si verifica a livello del 3° disco lombare, tra la 3° e la 4° vertebra, si ha una lombocruralgia.
Pertanto, la sola presenza della protrusione normalmente non è sufficiente a determinare il dolore al gluteo.
Che cos’è l’irregolarità artrosica delle faccette articolari? a cosa sono dovute?
L’artrosi delle articolazioni della colonna vertebrale è il processo di usura della vertebra caratterizzato non solo dall’usura e dall’ipertrofia delle faccette articolari ma anche dalla degenerazione del disco intervertebrale (discopatia), riduzione della rima articolare, formazione degli osteofiti e addensamento osseo.
La sua lieve irregolarità non dovrebbe avere nessuna importanza nel determinare i sintomi.
Come posso alleviare il dolore farmacologicamente?
I farmaci non aiutano in alcun modo la guarigione.
Il dolore acuto a livello del rachide è un segnale d’allarme, una reazione di difesa, uno stimolo a cambiare posizione; ha un ruolo protettivo e adattativo, serve a impedire i movimenti che possono danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale. Riducendo il dolore con i farmaci viene a mancare La funzione positiva del dolore. Non basta ridurre il dolore ma occorre eliminare la causa.
Quali esercizi di ginnastica e attrezzi ginnici devo fare, me li può elencare?
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare. Lo stesso vale per il viaggio in auto: è bene che utilizzi un cuscino lombare oppure lo stesso asciugamano arrotolato, usato a letto. Se il viaggio è lungo faccia delle soste ed uscendo dall’auto esegua l’esercizio di estensione in stazione eretta.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
Nell’attesa di questo miglioramento, occorre insistere sull’uso corretto del rachide e di conseguenza è importante eseguire la progressione d’esercizi di educazione posturale e la progressione d’esercizi per l’apprendimento della stabilizzazione del rachide.
Per attuare nel migliore dei modi questo programma sarebbe bene che almeno una volta lei fissi un appuntamento con me. Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità. Segno di miglioramento sarà il fatto che lei non sentirà più alcun dolore alla natica senza assumere alcun farmaco.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Autogestione del mal di schiena

03 febbraio 2010

Autogestione del mal di schiena
Domanda
Soffro di mal di schiena da diversi anni. Tempo fa sentii parlare di corsi di “back school”. Mi incuriosì il fatto che si potesse “imparare” a gestire il dolore e, soprattutto, prevenirlo.
Periodicamente, così come ora, mi ritrovo a penare per il mal di schiena. Nell’ultima RMN (2 sett. fa) si conferma ciò che già sapevo, e cioè  protrusioni discali in L1-L2, L2-L3, L4-L5 e una piccola ernia in L5-S1.
All’inizio della “crisi” (poco prima di Natale) mi hanno prescritto iniezioni di Voltaren e Muscoril.
Dopo 10 giorni, constatando l’inefficacia, ho smesso. Per 1 settimana ho preso Sirdalud; inefficace anche questo.
A differenza di altre volte non ho interessamento alla gamba. Il dolore rimane nella parte destra della zona lombare (dolore stabile alternato a stilettate micidiali). Ho grossissime difficoltà soprattutto nel dormire e nello stare seduto, mentre camminare mi da parziale sollievo.
Sto valutando l’ipotesi di venire in palestra da voi per poter stare meglio e per imparare a gestire questa problematica.

Risposta
Quando i risultati della RMN evidenziano la presenza di numerose protrusioni discali e ernia significa che il soggetto abitualmente mantiene posture o esegue movimenti di flessione del rachide.
Per eliminare il dolore occorre imparare a mantenere la fisiologica lordosi lombare nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Per questo motivo è bene che la veda al più presto per conoscerla, capire perché è insorto il dolore e spiegarle tutto quello che deve fare per stare bene.
Cordiali saluti

Esercizi per iperlordosi lombare

23 gennaio 2010

Esercizi per iperlordosi lombare
Domanda
Ho frequentato il suo corso l’anno in università e sarò suo studente l’anno prossimo alla specialistica.
Ricordo che ci aveva detto che avremmo potuto scriverle in caso di dubbi tecnici ed io avrei appunto una domanda da porle.
Come si procede con una persona in iperlordosi, ma che però lavora tutto il giorno seduta in flessione?
Grazie!

Risposta
Innanzitutto occorre verificare se veramente c’è l’iperlordosi lombare, perché molto spesso la persona convinta di avere una iperlordosi presenta una lordosi normale o addirittura ridotta.
Se effettivamente c’è l’iperlordosi non è necessariamente causa di dolore; sono molto più numerosi i pazienti lombalgici che presentano una riduzione della lordosi rispetto a quelli con iperlordosi.
Il criterio per stabilire quali sono i giusti esercizi antalgici non è la presenza di iperlordosi ma il comprendere se l’iperlordosi è la causa del dolore.
Cordiali saluti.

Mal di schiena e sciatalgia

06 ottobre 2009

Mal di schiena e sciatalgia
Domanda
Diversi anni fa, in qualità di paziente, feci un corso pratico-terapeutico presso la fisioterapia dell’Ospedale S. Giovanni-Addolorata di Roma perché avevo sintomi dolorosi da protrusione discale. Questo corso mi fece bene. Mi diedero anche un opuscolo con gli esercizi da fare che, purtroppo, non trovo più.
Siccome ho di nuovo mal di schiena, avete dei libri o opuscoli con esercizi da fare per chi ha sintomi dolorosi alla schiena e a un arto inferiore? Dove si può reperire questa pubblicazione?
Le sarei grato se volesse rispondermi al più presto possibile anche telefonicamente.
Risposta

Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Intanto le descrivo quello che normalmente è importante fare in presenza di lombosciatalgia.
Informazione: occorre portare l’attenzione in particolare sulle benefiche curve fisiologiche del rachide.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. A livello lombare per ridurre la sciatalgia è importante mantenere la lordosi che è benefica per la colonna vertebrale, le conferisce una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni quotidiane.
E’ normale avere un certo grado di lordosi, non è normale che aumenti (iperlordosi), ma non è positivo neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
Molto spesso la benefica lordosi si riduce o rettifica in conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza della lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Il dolore che avverte all’arto inferiore è la conseguenza della protrusione discale. Può insorgere in conseguenza di un trauma o di uno sforzo eccessivo ma spesso è dovuta a posture scorrette prolungate (tipiche di chi sta a lungo seduto in cifosi lombare).
Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore deve prendere coscienza della sua lordosi lombare e imparare a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Attività quotidiane: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena; stando seduto deve utilizzare un supporto o cuscino lombare.
Attività motorie: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Sul libro che le ho consigliato troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

Lombalgia cronica: strategie per combatterla

04 luglio 2009

Lombalgia cronica: strategie per combatterla
Domanda
Mi scuso in anticipo per il disturbo e la ringrazio per una sua eventuale RISPOSTA. E’ da qualche anno che ho forti mal di schiena, prima occasionali, un paio di volte all’anno ed ultimamente possiamo dire sempre. Il dolore è cronico ed è localizzato, nella parte sinistra della zona lombare interessando anche il gluteo ed occasionalmente, quando il dolore è più forte, anche la parte laterale della gamba (fino a metà gamba prima del ginocchio). In particolare ho molto fastidio da seduto e meno in posizione eretta; la notte non riesco più a dormire sul fianco sinistro.
Ho 38 anni e faccio un lavoro che mi costringe a stare 8 ore seduto ed a stare circa 2 ore in macchina
Ne approfitto per leggerle l’esito della Risonanza che risale a circa un anno fa.
Appianamento della lordosi lombare con conservato allineamento metamerico somatico.
Discopatia protrusiva L5-S1 mediana-paramediana sinistra obliterante gli spazi epidurali ventrali e improntante il profilo anteriore del sacco durale.
Il disco intersomatico presenta inoltre discreti fenomeni degenerativi per disidratazione delle proprie componenti con assotigliamento del proprio spessore.
Normalità a carico dei restanti dischi intersomatici in esame.
Non si evidenziano alterazioni del trofismo osseo dei metameri in esame.
Mi sono fatto visitare da due  neurochirurghi: il primo ha visto la risonanza, non mi ha neanche visitato e mi ha detto che voleva farmi con urgenza un intervento per posizionare un DIAM (intervento posteriore).
Il secondo mi ha visitato ed ha visionato la RMN senza leggere il referto e così ha scritto:
Premessa
Problemi alle ginocchia: ginocchio destro frattura spina tibiale 1995 e intervento menisco 2003; fa ancora male.
Ginocchio Sinistro: rottura menisco.
Rachide: esame neurologico nella norma tranne ipostenia dell’estensore dell’alluce sinistro.
Esami strumentali
Discopatia severa L5-S1. Non segni di compressione radicolare
Gonartrosi incipiente femorotibiale destra. Irregolarità crociato destro.
Rottura della faccia inferiore del corno posteriore del menisco mediale ginocchio sinistro.
Si consiglia
Visita podologica per correzione biomeccanica.
Programma di rieducazione muscolare degli arti inferiori.
Inattivazione dei punti trigger miofasciali del vasto mediale destro.
Da rivedere tra 3 mesi per eventuale indicazione di sostituzione discale.
Sono molto confuso, non capisco quale sia il mio vero problema se la disidratazione del disco o la protrusione.
Mi darebbe qualche consiglio. Ho il terrore di operarmi e non vorrei farlo…
In allegato trova anche due foto della mia risonanza magnetica
La ringrazio moltissimo.

Risposta
Mi ha descritto molto bene la storia del suo dolore. Quando la lombalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche.
Il suo dolore è dovuto alla rettificazione della lordosi che è la curva fisiologica, benefica, normalmente presente a livello lombare. La presenza di tale curva aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. La lordosi è pertanto benefica per la colonna vertebrale, le conferisce una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni quotidiane.
E’ normale avere un certo grado di lordosi, non è normale che aumenti (iperlordosi), ma non è positivo neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione della lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza della lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Il dolore che lei avverte al gluteo sinistro è la conseguenza della protrusione discale paramediana sinistra. Può insorgere in conseguenza di un trauma o di uno sforzo eccessivo ma spesso è dovuta a posture scorrette prolungate (tipiche di chi sta a lungo seduto in cifosi lombare).
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perché essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della sciatalgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi lombare e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito www.backschool.it , pagina Back School in Italia).
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

Difficoltà nell’eseguire gli esercizi di estensione per chi ha ridotto la sua lordosi lombare

20 gennaio 2009

Difficoltà nell’eseguire gli esercizi di estensione per chi ha ridotto la sua lordosi lombare
Domanda
Buongiorno Benedetto e buona continuazione del nuovo anno,
Dopo aver seguito le sue lezioni, ho iniziato ad eseguire gli esercizi che mi ha prescritto. Le scrivo perché ho qualche difficoltà: con i tre esercizi faccio abbastanza fatica con il numero due (quello sul letto), anzi mi dà abbastanza fastidio e se lo faccio spesso non mi sento molto bene nella schiena.
Mi trovo molto meglio con gli esercizi in flessione (che ero abituato a fare) piuttosto che con gli esercizi in estensione. Sarei grato di avere un opinione in merito.
Cordiali saluti.

Risposta

Caro …
è normale che lei preferisca eseguire gli esercizi di flessione perché la sua colonna vertebrale è stata esercitata solo in flessione; tuttavia, gli esercizi di flessione non sono sufficienti perché hanno ridotto la sua lordosi lombare, hanno reso meno resistente e più delicata la sua colonna vertebrale; di conseguenza più facilmente insorge il mal di schiena.
è normale che abbia difficoltà nell’eseguire gli esercizi di estensione perché la sua colonna in questi anni ha perso gradualmente la sua capacità di estendersi. Tuttavia, se Lei desidera rendere più elastica, più resistente la sua colonna vertebrale ed evitare che le torni il mal di schiena, deve gradualmente e dolcemente riabituare la sua colonna ad estendersi con gli esercizi che le ho indicato. Pertanto è bene che esegua tali esercizi in modo regolare e costante anche se avverte dolore; tale disturbo è dovuto al fatto che la colonna si sta sbloccando e scompare entro 15 minuti dal termine dell’esercizio. Inoltre, entro 4/6 settimane quando avrà riabituato la sua schiena ad estendersi, non avvertirà più quel dolore che Lei ora sente quando esegue gli esercizi.
Resto a disposizione per chiarire ulteriori dubbi e in attesa di sue notizie La saluto cordialmente.

Non sempre l’ernia del disco provoca dolore

24 novembre 2008

Non sempre l’ernia del disco provoca dolore
Domanda
Salve prof. Toso,
mi permetto di scriverle dopo aver letto appassionatamente le nozioni fornite sul sito www.backschool.it, veramente ben composto e esauriente.
Vorrei porre a lei una DOMANDA se mi permette…
Ho come da RNM un protrusione/ernia discale ad estrinsecazione centrale paracentrale sinistra L4-L5, da premettere quasi del tutto asintomatica.
Ho fatto visite ortopediche, fisiatriche, 20 sedute di ginnastica posturale e radar e massoterapia per una contrazione nella zona lombare.
A questo punto vorrei chiederle ma se con il TRATTAMENTO CONSERVATIVO l’ernia dovesse sparire, significa comunque che il disco resta sempre compromesso? che le attività di prima non si possono più riprendere?
La ringrazio anticipatamente.
P. s. ho 30 anni.

Risposta

Come lei sta sperimentando non sempre l’ernia del disco provoca dolore.
Numerose indagini hanno dimostrato che la presenza dell’ernia può essere asintomatica, cioè è presente con una incidenza che varia dal 21 al 40% in soggetti che non presentano alcun disturbo alla colonna vertebrale. Ancor più elevata è risultata la presenza di protrusioni discali (dal 24 all’81%), sempre in soggetti che non presentano alcuna lombalgia.
Possiamo comprendere i motivi per cui queste alterazioni del rachide hanno un’incidenza così elevata se pensiamo alle posture e ai movimenti quotidiani in cui abitualmente si flette il rachide lombare e il nucleo polposo viene spinto all’indietro agevolando la sua protrusione ed erniazione.  
Questi studi dimostrano che la presenza di alterazioni a livello del disco non significa necessariamente presenza di dolore. è una notizia che deve far riflettere ed è una conferma del fatto che molto spesso i dolori non sono dovuti ad una patologia della colonna, ma al cattivo uso della stessa.
Molto probabilmente i soggetti, cui è stata riscontrata casualmente l’ernia o la protrusione discale, diventeranno sintomatici se maltratteranno ulteriormente la loro colonna o se la esporranno agli altri fattori di rischio.
Programma della Back School in presenza di ernia discale
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e  cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
Nell’attesa di questo miglioramento, occorre insistere sull’uso corretto del rachide e di conseguenza è importante eseguire la progressione d’esercizi di educazione posturale e la progressione d’esercizi per l’apprendimento della stabilizzazione del rachide.

Lombocruralgia

15 ottobre 2008

Lombocruralgia
Domanda
Tutto e’ iniziato da un mese. Il mio compagno dopo aver fatto un piccolo sforzo ha iniziato ad avere mal di schiena; ha continuato a lavorare (marmista) e dopo una settimana è dovuto andare in PS. È stato visitato da un ortopedico (diagnosi LOMBOCRURALGIA, terapia con Fans e cortisone).  Dopo una settimana siamo riandati dall’ortopedico che ha prescritto la TAC. Tale esame ha messo in evidenza spondiloartrosi, a livello dello spazio L3-L4 una piccola ernia discale mediana paramediana destra con compressione sul sacco durale, a livello dello spazio L4-L5 protrusione discale  con modica compressione sul sacco durale, a livello dello spazio L5-S1 una ernia discale mediana posteriore con compressione sul sacco durale.
Ha iniziato una terapia utilizzando gradualmente farmaci sempre più potenti senza risultati. Nel frattempo ha effettuato una RMN che ha evidenziato marcate alterazioni artrosiche, più accentuate in L3-L4. A tale livello il disco è estremamente ridotto di spessore protrude nelle tasche radicolari d’ambo i lati. A livello dello spazio L4-L5 protrusione discale  con modica compressione sul sacco durale, a livello dello spazio L5-S1 una ernia discale contenuta. Canale rachideo di ampiezza e morfologia regolari
Il dolore è diminuito ma rimane sempre all’interno della coscia fin sotto al ginocchio che è insensibile. È stato prescritto anche un corsetto.
Le mie domande: come mai dopo tutta questa terapia la sintomatologia persista ancora?
Perchè è necessario il corsetto?
Tutti questi farmaci sono necessari?
Mi piacerebbe avere un suo parere anche su i movimenti che potrebbe fare e la terapia riabilitativa che dovrebbe fare …
Mi dia anche dei consigli per casa, dato che secondo me è rimasto troppo immobile… con tutte le conseguenze.
La ringrazio tantissimo e spero che adesso incomincerà a fare la scuola della schiena… grazie mille..

Risposta

Quotidianamente si rivolgono a me soggetti che soffrono di lombalgia o lombosciatalgia in conseguenza di protrusione o ernia del disco e spesso mi presentano la loro risonanza magnetica, che evidenzia la presenza di uno o più dischi che sporgono dalla loro sede. Allora io utilizzo le immagini RMN per spiegare quel che è successo e che cosa è importante fare per risolvere il problema.
Spiego sinteticamente le funzioni del rachide e mi soffermo in particolare sui dischi intervertebrali usando pressappoco le seguenti parole.
“Immagini di avere una saponetta bagnata tra le mani. Solo quando i palmi sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: posso esercitare anche una certa pressione ed essa non scivola. Se, invece, c’è una piccola divergenza essa scivola verso l’apertura. Lo stesso avviene per il nucleo polposo del disco quando i piatti vertebrali che lo racchiudono non restano paralleli. In particolare, quando il rachide lombare si flette, il nucleo polposo viene spinto all’indietro e quando si estende, il nucleo polposo viene spinto in avanti.
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato il rachide lombare in flessione, nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo: le continue sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno  spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
Ora osservi sulle immagini RMN i corpi vertebrali, i dischi: è evidente la sporgenza del materiale discale dalla sua sede e il suo conseguente effetto compressivo sulle strutture nervose che si trovano posteriormente al disco.
Ebbene ora lei sa di avere un disco che, sporgendo dalla sua sede, comprime le strutture nervose ed è responsabile del suo dolore; di conseguenza, lei comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma è importante fare due cose:
1° evitare di spingere ulteriormente fuori quel disco che sta sporgendo;
2° fare tutto quello che serve per farlo rientrare.
Per evitare di spingerlo ulteriormente fuori deve evitare le posture e i movimenti scorretti in flessione.
Per farlo rientrare deve mantenere la fisiologica lordosi lombare e eseguire gli esercizi di mobilizzazione e rilassamento del rachide lombare in estensione.
Torniamo all’immagine della saponetta bagnata posta tra le mani. Solo quando le palme sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: lo stesso avviene per il nucleo polposo. Occorre, allora, fare in modo che i piatti vertebrali che lo racchiudono restino paralleli. Ebbene i piatti vertebrali sono, a due a due, paralleli tra loro quando il rachide cervicale mantiene la lordosi fisiologica”.
In presenza di lombocruralgia aggiungo le seguenti ulteriori informazioni.
È segno di miglioramento il fatto che il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposti in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione anteriore della coscia destra e poi si sposta sulla regione lombare.
Questo criterio è molto utile perché permette non solo di classificare la sindrome del paziente ma anche di formulare un idoneo programma rieducativo e, poi, di verificare la sua efficacia o se, invece, è necessario apportare variazioni:
– il fatto che il dolore si sposti verso il centro, verso la regione lombosacrale, esprime un miglioramento, è segno che il disco sta riducendo il suo effetto compressivo sulle strutture nervose;
– il fatto che il dolore si sposti verso la periferia, in direzione del piede, è segno di un peggioramento, di un aumento della lesione discale.
Dopo questa introduzione preliminare rispondo alle sue domande.
1. Come mai dopo tutta questa terapia la sintomatologia persista ancora?
L’ernia del disco in oltre il 90% dei casi riduce i suoi sintomi in 10 settimane; per il momento è passato solo un mese.
2. Perchè è necessario il corsetto?
Nei casi in cui la lombosciatalgia è particolarmente intensa e il soggetto deve sostenere degli sforzi, può essere utile il corsetto; ha le seguenti funzioni:
– proteggere passivamente la colonna mantenendo la fisiologica lordosi lombare;
– ridurre il carico meccanico sui dischi intervertebrali;
– limitare la mobilità del rachide lombare e, in particolare, ostacolare il movimento dannoso di flessione.
Per questi motivi può essere utile l’uso del corsetto per un periodo limitato, soprattutto per i soggetti in cui la lombalgia  è sorta come conseguenza di un abituale uso scorretto del rachide. Il corsetto migliora passivamente il controllo neuromotorio e permette di eseguire i movimenti con più sicurezza durante la riabilitazione.
Va precisato che l’uso del corsetto va limitato alla fase acuta ed è bene che non venga protratto per lunghi periodi. Appena il dolore diminuisce è importante abbandonare gradualmente tale sostegno passivo, per evitare i suoi effetti dannosi:
– lesioni della pelle, disturbi gastrointestinali, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca;
– il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, decalcificazione della colonna vertebrale e rigidità articolare.
Infine, chi indossa il corsetto deve ricordare che alla sua rimozione dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna non passivamente con un tutore ortopedico, ma attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
3. Tutti questi farmaci sono necessari?
I farmaci non aiutano in alcun modo la guarigione.
Il dolore acuto a livello del rachide è un segnale d’allarme, una reazione di difesa, uno stimolo a cambiare posizione; ha un ruolo protettivo e adattativo, serve a impedire i movimenti che possono danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale. Riducendo il dolore con i farmaci viene a mancare La funzione positiva del dolore. Non basta ridurre il dolore ma occorre eliminare la causa.
Il dolore si ridurrà quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la lombocruralgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da un insegnante preparato (vedi sito www.backschool.it, pagina Back School in Italia).
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità. Segno di miglioramento sarà il fatto che lei non sentirà più alcun dolore all’arto inferiore senza assumere alcun farmaco. Talvolta, quando il dolore all’arto inferiore si riduce succede che aumenti il mal di schiena. Non si preoccupi con la regolare esecuzione degli esercizi e con l’uso corretto della colonna vertebrale, passerà anche il mal di schiena.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Lombalgia e corsetto

30 luglio 2008

Lombalgia e corsetto
Domanda
Gentile professore, soffro di mal di schiena da diversi anni; nel mese di settembre verrò da Lei per sottoporle il mio problema. Nel frattempo, le chiedo se può essere utile una fascia lombare denominata … oppure anche qui si tratta di soldi “buttati” dato il costo elevato!
Cordiali saluti

Risposta
In presenza di lombalgia acuta e di lombosciatalgia da ernia discale quando è necessario sostenere degli sforzi, può essere utile il corsetto. Ne esistono diversi modelli, più o meno rigidi, cinture, fasce, corsetti; essi hanno  le seguenti funzioni:
– proteggere passivamente la colonna mantenendo la fisiologica lordosi lombare;
– ridurre il carico meccanico sui dischi intervertebrali;
– limitare la mobilità del rachide lombare e, in particolare, ostacolare il movimento dannoso di flessione.
Per questi motivi può essere utile l’uso del corsetto per un periodo limitato, soprattutto per i soggetti in cui la lombalgia  è sorta come conseguenza di un abituale uso scorretto del rachide. Il corsetto migliora passivamente il controllo neuromotorio e permette di eseguire i movimenti con più sicurezza durante la riabilitazione.
Occorre sottolineare che il corsetto è utile solo in stazione eretta. In posizione seduta è sufficiente utilizzare un supporto lombare o meglio la sedia ergonomica.
Inoltre, va precisato che l’uso del corsetto va limitato alla fase acuta ed è bene che non venga protratto per lunghi periodi. Appena il dolore diminuisce, man mano che i muscoli addominali e dorsali  riprendono il loro trofismo, è importante abbandonare gradualmente tale sostegno passivo, per evitare i suoi effetti dannosi:
– lesioni della pelle, disturbi gastrointestinali, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca;
– il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, decalcificazione della colonna vertebrale e rigidità articolare.
Infine, chi indossa il corsetto deve ricordare che alla sua rimozione dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna non passivamente con un tutore ortopedico, ma attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
Cordiali saluti.

Quando il mal di schiena si ripresenta in modo ripetuto

30 luglio 2008

Quando il mal di schiena si ripresenta in modo ripetuto
Domanda
Ho 28 anni e svolgo un lavoro impiegatizio (8 ore o più seduto ogni giorno).
Lo scorso inverno dopo l’ennesimo caso di lombalgia acuta una risonanza magnetica ha evidenziato un ernia del disco L5-S1. Non solo, la RX lombosacrale ha evidenziato l’assenza della normale curva lombare del rachide e un inizio di artrosi lombare. Insomma, niente male per una persona della mia età, lo ammetto. Da quando lavoro (circa 9 anni) ho sempre giocato a calcetto e nient’altro.
Ovviamente da diversi mesi causa dolori e timori vari sono fermo e quindi sono anche ingrassato di alcuni chili.
Ho svolto delle sedute da un bravo fisioterapista che mi ha parlato della Back School e assieme a lui ho appreso alcuni utili esercizi per allungare e rinforzare i muscoli che concorrono all’equilibrio del rachide.
Questa estate sono stato al mare e nuotando e camminando sulla sabbia come da lui consigliato tutti i dolori sembravano scomparsi.
Da qualche giorno ho invece un dolore acuto non continuo al gluteo destro.
Quale attività (ginnastica posturale, ecc..) o sport potrei praticare per perdere peso e non creare danni alla colonna vertebrale?
In palestra mi hanno proposto PILATES, che ne pensa? Conosce a Torino delle strutture che eseguano una buona rieducazione posturale?
So che dare un parere via mail è sempre delicato, ma le chiedo un riscontro che aggiungerò a quelli finora raccolti per valutare al meglio la mia situazione, nient’altro.
Ringraziandola della cortesia, le invio distinti saluti.

Risposta

La maggior parte dei dolori localizzati a livello del rachide lombare e cervicale è dovuta alla riduzione o rettificazione delle lordosi che sono le curve fisiologiche, benefiche, normalmente presenti a livello lombare e cervicale.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. Esse sono pertanto benefiche per la colonna vertebrale, le conferiscono una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni.
E’ normale avere un certo grado di lordosi e di cifosi, non è normale che aumentino (iperlordosi e ipercifosi), ma non è positivo neppure che si riducano.
Quando sono presenti le giuste lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione delle lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza delle lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Il soggetto, di conseguenza, comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
IL dolore che lei avverte al gluteo destro è la conseguenza dell’ernia discale. Può insorgere in conseguenza di un trauma ma spesso è dovuta a posture scorrette prolungate (tipiche di chi sta a lungo seduto in cifosi lombare).
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perchè essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della sciatalgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi lombare e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente

Ernia del disco, riposo a letto, farmaci e altre terapie passive

25 luglio 08

Ernia del disco, riposo a letto, farmaci e altre terapie passive
Domanda
Questi sono i risultati delle indagini diagnostiche che ho eseguito.
Livello L5-S1: si osserva all’attuale controllo una ernia centrale e paracentrale sinistra del 5° disco. Il materiale discale erniato appare limitato caudalmente da una mensola osteofitosica irritativa a partenza dallo spigolo somatico postero-superiore di S1. Confrontando l’attuale indagine con la precedente l’entità del materiale discale erniato e l’osteofitosi reattiva appaiono sostanzialmente stazionarie.
Livello L4-L5: anche l’attuale controllo evidenzia una protrusione centrale e paracentrale dx del 4° disco in conflitto con il sacco durale, essa è di entità sovrapponibile alla precedente indagine del 2002.
Livello L3-L4: all’attuale controllo è riconoscibile una minima protrusione centrale del 3° disco. Il materiale discale protruso appare di dimensione inferiore rispetto alla precedente indagine del 2002, con regressione almeno parziale dei suoi effetti compressivi sulle strutture nervose locoregionali. Adesso dopo quasi 20 giorni di letto e cortisone e antinfiammatori il dolore lombare è passato ma mi è rimasto una sciatica che a volte è sopportabile e altre un po’ meno, i riflessi delle gambe non li ho mai persi, la forza nemmeno e non mi sento nemmeno gli arti addormentati; l’unica cosa è che non riesco a rimanere ancora per molto tempo seduto e non posso nemmeno camminare o stare in piedi per molto tempo. Sto praticando l’ossigeno-ozono terapia e devo dire che già dalla prima seduta mi sono diminuiti lievemente i sintomi di compressione discale, a meno ché sia suggestione.
Comunque volevo chiedere se vado bene con queste terapie o devo fare qualcos’altro per guarire?
Grazie per una eventuale risposta

Risposta

Gentile signore
il fatto che lei abbia numerosi dischi fuori posto e che questi sintomi erano già presenti nel 2002 significa che molto probabilmente lei è esposto continuamente agli stessi fattori di rischio, continua a maltrattare la sua schiena. Le cure passive non sono sufficienti, il riposo a letto è inutile, la indebolisce sempre più e la porta ad un comportamento da malato. Sta curando solo i sintomi senza eliminare la causa del dolore. Il fatto che lei non avverte più mal di schiena ma solo la sciatalgia, purtroppo non è segno di miglioramento ma di peggioramento.
Il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finchè la sciatalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito lt www.backschool.it, pagina Back School in Italia). Siccome nel mese di agosto sarò in vacanza le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità. Segno di miglioramento sarà il fatto che lei non sentirà più alcun dolore all’arto inferiore senza assumere alcun farmaco. Talvolta, quando il dolore all’arto inferiore si riduce succede che aumenti il mal di schiena. Non si preoccupi con la regolare esecuzione degli esercizi e con l’uso corretto della colonna vertebrale, passerà anche il mal di schiena.
Se sarà necessario potremo incontrarci a settembre. Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Mal di schiena persistente da tre anni

25 luglio 08

Mal di schiena persistente da tre anni
Domanda
Sono oramai quasi tre anni che soffro di mal di schiena con dolore al nervo sciatico e non solo.
Lamento sofferenza alla gamba e anche nella zona addominale. Chiaramente ho fatto tutti gli accertamenti di rito con Tac,  RM lombosacrale, TAC dorsale e lombare… insomma di tutto, scintigrafia lombare (negativa), elettromiografia (negativa) e soprattutto ho girato dalla Valle D’Aosta (dove abito) sino a Bologna per vari consulti specialistici, facendo chiaramente fisioterapia, cinesiterapia, trattamenti osteopatici, ozono terapia, sino a due sedute antalgiche di epidurale. Risultati :  NESSUNO !!!  Ho un grande rispetto per la Professione del Medico, anche perchè ho una sorella che esercita, uno zio e miei cugini…. ma sinceramente non ho più una grande fiducia, ho speso una “barca” di denaro….mi creda.
Questa, mi scusi la lungaggine, era una premessa, per venire al dunque: ultima RMN colonna lombo-sacrale e dorsale, referto del 30/11/2007 CTO Torino: nel tratto dorsale si osserva a D10-D11 lieve ernia discale posteriore mediana che impronta il profilo anteriore del sacco durale senza compressioni sul midollo; una protrusione discale è anche apprezzabile a D5-D6 anch’essa priva di effetti compressivi sul midollo. Quest’ultimo presenta segnale, morfologia e decorso regolari e termina a D12-L1.
Nel tratto lombare si osserva ernia discale a L1-L2 mediana, a largo raggio, lievemente più accentuata a destra, che impronta il profilo anteriore del sacco durale; il reperto è più evidente rispetto al precedente esame del 2006 e si accompagna ad alterazione di segnale della limitante somatica inferiore e della spongiosa sottostante in accordo con fenomeni spondilodiscartrosici con tendenza all’erniazione intraspongiosa.
Si segnala infine piccola alterazione di segnale a carico del corpo L3 iperintensa in tutte le sequenze riferibile ad angioma vertebrale; anche L3-L4 si apprezza erniazione intraspongiosa del disco a carico della limitante somatica superiore L4.
Questo è quanto, io non ho mai avuto dei traumi, da quel che posso ricordare; sono alto 1,78 e peso circa 65 kg. Amo praticare Mountain Bike (senza agonismo e senza fare FREE RIDE, quindi discese estreme con colpi molto intensi) ora faccio anche del nuoto con costanza due volte a settimana.
Secondo Lei posso fare qualcos’altro? Posso praticare la Mountain Bike? Un suo collega, noto, per le patologie della colonna vertebrale di Milano ma lavora anche a Torino, mi aveva proposto un intervento mini invasivo (ma sempre intervento chirurgico..) per una stabilizzazione dinamica di un tratto di colonna, ha rimandato per farmi valutare o scaricare a Bologna da altro dottore perchè non gli era ben chiaro del perchè lamentassi soprattutto dolore anche al gluteo sx e alla gamba…Un altro reumatologo a Milano, ultimamente mi ha chiaramente detto che ho una riduzione degli spazi intervertebrali come se avessi 60 anni… mi ha fatto fare un ulteriore indagine per valutare se ero affetto da spondilite anchilosante (risultato NEGATIVO, per fortuna), ho fatto da lui della FITOTERAPIA, costosissima e risultato nessuno.
Ora sto facendomi dell’artrosilene intramuscolo, sperando in un pò di giovamento, ma non posso continuare con i farmaci.

Risposta

Mi ha descritto molto bene la storia del suo dolore. Quando la lombalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: finché ha mal di schiena è bene limitare l’allenamento in bici e fare lunghe passeggiate a passo svelto. Stando in bici deve eseguire spesso l’antiversione del bacino per mantenere la benefica lordosi. Al termine dell’allenamento esegua i movimenti di compenso in estensione. Il nuoto va bene; può nuotare a crawl, dorso e rana.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché il mal di schiena non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito www.backschool.it, pagina Back School in Italia). Siccome nel mese di agosto sarò in vacanza le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità.
Se sarà necessario potremo incontrarci a settembre. Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Coxartrosi e ciclismo

15 giugno 08

Coxartrosi e ciclismo
Domanda
Soffro di lieve coxartrosi sin., vorrei sapere da lei se posso continuare nella mia passione che è il ciclismo (circa 4000 Km l’anno).

Risposta

Il ciclismo è una attività sportiva molto valida per chi soffre di coxartrosi perchè mantiene una buona funzionalità degli arti inferiori con un carico limitato su di essi. Specialmente quando il soggetto che soffre di coxartrosi è in sovrappeso andare in bicicletta rappresenta una buona soluzione per muoversi senza provocare dolore.
Pertanto, se lei non avverte alcun fastidio pedalando, può continuare tranquillamente la sua attività preferita.
Occorre, tuttavia tenere presente che pedalare, esercita  esclusivamente i movimenti di flessione ed estensione dell’anca; è importante mantenere con esercizi specifici la completa mobilità articolare anche nei movimenti di abduzione, adduzione, rotazione interna ed esterna dell’anca.
Quando la situazione è più grave e la rima articolare è fortemente ridotta, la coxartrosi si manifesta, oltre che con il dolore, con una riduzione della mobilità: se ne può accorgere con una difficoltà a salire sulla bici.
In tal caso deve prestare la massima attenzione perché può succedere che pedalando, a causa della rigidità della articolazione dell’anca, compensi con un movimento del bacino che gradualmente provoca usura del rachide lombare e mal di schiena.
Di conseguenza, se si accorge di questo compenso e soffre di mal schiena, è bene che riduca le ore passate in bici.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni la saluto cordialmente.

Frattura vertebrale e riposo notturno

04-04-2008

Frattura vertebrale e riposo notturno
Domanda
Egregio professore buon giorno, navigando in internet ho scoperto l’esistenza della Vostra scuola.
Il giorno 25 gennaio 2008 presso un cantiere di lavoro ho avuto la necessità di saltare da un muretto alto circa 1.50, altezza sicuramente abbordabile, forse per un atleta, ma per un semplice geometra di 55 anni abituato a stare in ufficio e davanti al computer sicuramente no. Non so cosa e come abbia fatto, sono caduto in piedi, ma probabilmente tutto storto, comunque per farla breve, fortissimo dolore alla schiena con il risultato che la 10 vertebra dorsale ha subito una piccola frattura ingranata.
Ora porto un corsetto rigido a 3 PUNTE (lo  devo tenere sino al 14 maggio) che tolgo solo a dormire, ma il punto è proprio questo……parlarmi di andare a letto mi viene da star male in quanto per andare a letto (un letto normalissimo naturalmente non pensavo certo di rompermi) ci impiego mezzora per il dolore che sento……poi è vero dormo…………ma al mattino sono guai e chi si alza dal letto, per mettermi in piedi ci vorrebbe la gru, a volte faccio fatica anche ad iniziare a camminare, non parliamo poi quando faccio la doccia.
L’ortopedico mi ha detto che è una cosa normale e di resistere,………… sarà cosi ma non è certamente facile.
Forse chiedo la luna, ma secondo la sua esperienza non ci sono modi per soffrire meno, io ne conosco una dormire in piedi..(scusi la battuta) e non andare a letto
Grazie per la risposta.

Risposta

Caro …
in presenza di una frattura vertebrale deve proteggere la colonna vertebrale mantenendo le curve fisiologiche in tutte le 24 ore. Durante il giorno ci pensa il corsetto a proteggerla, durante il riposo notturno è importante che Lei dorma in posizione supina e che sostenga la fisiologica lordosi utilizzando un asciugamano arrotolato dietro la regione lombare. Le dimensioni dell’asciugamano devono essere tali da riempire lo spazio che c’è tra le vertebre lombari (quelle sopra la cintura) e il letto. Inoltre, verifichi che il cuscino che sostiene la testa abbia la giusta altezza e, cioè, mantenga lo sguardo verticale verso il soffitto.
Per avere i consigli utili per la sua schiena le consiglio di acquistare in libreria il mio ultimo libro che è appena uscito.
Si chiama: “Back School, una tecnica straordinaria per vincere il mal di schiena”, autore Benedetto Toso, pubblicato da Red Edizioni, Milano, 2008.
Sul libro troverà la foto che indica come va utilizzato il supporto lombare notturno e le altre indicazioni utili per Lei.
Cordiali saluti.

Domanda successiva dello stesso lettore

Gentilissimo professore, la ringrazio per la RISPOSTA e per il consiglio di acquistare il Suo libro, cosa che ho fatto.
Siamo quasi allo scadere dei fatidici 3 mesi di corsetto, ma la cosa strana è che sento più dolori adesso che prima.
Specialmente al mattino quando mi alzo e devo fare la doccia, mi succede spesso di avvertire delle fitte nella zona lombo sacrale che mi impediscono di fare movimenti, poi rimesso il corsetto le cose migliorano un poco ma ogni tanto anche se meno violento questo dolore si fa sentire. L’ortopedico con cui sono in cura dice che sono cose normali, dovute anche al fatto che in quella zona (lombo sacrale) tempo fa mi avevano riscontrato dell’artrosi.
La mia paura invece è che trauma il  che ho avuto e l’immobilità dovuta al corsetto possa aver in qualche modo causato infiammazione ai nervi e alla muscolatura.
Volevo un suo parere.
Grazie

Risposta

L’immobilizzazione prolungata nel corsetto può provocare la riduzione della capacità respiratoria e l’indebolimento dei muscoli del tronco.
Per questo motivo, durante il periodo in cui il corsetto viene indossato a tempo pieno, è bene esercitare la funzione respiratoria con le prime passeggiate e con esercizi di respirazione abbinati ai movimenti degli arti superiori.
Sono molto utili le contrazioni isometriche che permettono di esercitare i muscoli del tronco anche senza movimento, indossando il corsetto.
La durata media dell’immobilizzazione è di circa 3-4 mesi e successivamente il corsetto viene abbandonato in modo graduale.
Alla rimozione del corsetto, nel periodo in cui viene abbandonato gradualmente, è fondamentale un buon programma di rieducazione funzionale per permettere al soggetto di ridurre il dolore, stabilizzare attivamente il rachide con un corsetto muscolare ed eliminare completamente il tutore ortopedico.
Il programma di esercizi descritto sul libro le permetterà di usare correttamente la colonna vertebrale nelle posizioni e nei movimenti quotidiani. L’uso corretto deve essere esteso a tutti i movimenti; cioè, deve distendersi e alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi, indossare i pantaloni, le calze e le scarpe ecc. in modo corretto come indica il mio libro.
Usare correttamente la colonna vertebrale le permetterà di ripristinare la sua funzionalità e di ridurre gradualmente il dolore.
– Esercizi nel periodo della graduale rimozione del corsettoIl programma rieducativo nei postumi di frattura, deve evitare i carichi sul rachide e, di conseguenza, viene eseguito esclusivamente in scarico.
Occorre evitare la mobilizzazione del rachide dorsolombare in flessione, in rotazione e in flessione laterale e privilegiare posture che mantengono una lieve estensione.
Eseguire la progressione di esercizi di educazione posturale proposta nel libro limitatamente agli esercizi in posizione supina e quadrupedica. Nelle successive sedute, si può proseguire la progressione aggiungendo gradualmente gli esercizi in posizione seduta e in stazione eretta (grounding), per acquistare la capacità di mantenere le curve  fisiologiche  nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Una volta raggiunta la capacità di mantenere il rachide in posizione neutra eseguire gli esercizi per apprendere la tecnica del verrouillage e stabilizzare la colonna attivamente, in modo da poter rimuovere il corsetto senza problemi.
– Esercizi dopo la rimozione del corsetto
Quando il corsetto è stato rimosso completamente e i dolori si sono attenuati si intensifica il programma rieducativo, inserendo anche gli esercizi in carico.
Si inizia a mobilizzare dolcemente la colonna vertebrale per prevenire la rigidità della colonna vertebrale che è tipica di chi ha subito una frattura ed è rimasto a lungo immobilizzato.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente

Domanda successiva dello stesso lettore

Corsetto e osteoporosi
Domanda
Gentilissimo professore faccio riferimento a questa mia che le allego e alle Sue gentilissime risposte.
Dopo circa quattro mesi di corsetto rigido e dopo un mese di quello semirigido, le ultime lastre hanno evidenziato un po’ di osteoporosi e devo fare ulteriori  esami come la MOC.
Il mio ortopedico mi ha detto di non fare assolutamente niente; io non comprendo, se continuo a non far niente come posso recuperare calcio, forse continuerò a perderlo. Sono 4 mesi che non faccio niente, ho dolori sparsi e mi sono indebolito.
Premetto che prima dell’incidente che mi ha provocato la frattura di una vertebra, io la schiena non sapevo nemmeno di averla; è vero che probabilmente l’incidente ha anticipato ciò che probabilmente era gia in atto, visto che la osteoporosi viene definita come quel ladro silente che ruba poco alla volta.
Mi scuso se la disturbo ancora, ma da Lei vorrei una parola che mi facesse capire che da questa situazione ne posso uscire; ho 55 anni, pur in presenza di osteoporosi, devo trovare il modo di migliorare e sentire meno dolore.
Grazie

Risposta

Dopo 4 mesi di corsetto è normale che ci sia osteoporosi. Continui a fare quello che le ho indicato; usando correttamente la colonna vertebrale ed eseguendo con costanza gli esercizi indicati sul libro a poco a poco la sua colonna riprenderà a funzionare e non le farà più male. Con una sana alimentazione e con una vita attiva all’aria aperta si ridurrà anche l’osteoporosi.
Cordiali saluti.

Esercizi che riducono la lordosi lombare

03 giugno 2007

Esercizi che riducono la lordosi lombare
Domanda
Il medico mi ha consigliato la pratica di ginnastica posturale con flessioni di Williams. Non ho la più pallida idea di cosa siano tali esercizi. Mi potrebbe dire di cosa si tratta?
Grazie in anticipo.

Risposta

Gli esercizi proposti da Williams sono mirati a mobilizzare il rachide lombare in flessione per ridurre la lordosi lombare. Sono utili per i soggetti in cui la lombalgia è dovuta a iperlordosi lombare o spodilolisi o anterolistesi o stenosi del canale spinale.
Può trovarli sul mio libro “Mal di schiena: prevenzione e terapia delle algie vertebrali” pubblicato da EDI.ERMES. Naturalmente è bene che li apprenda sotto la guida di un insegnante o fisioterapista qualificato ed è importante che gli esercizi siano abbinati ad un uso corretto della colonna vertebrale.
Cordiali saluti.

Lombalgia cronica

03 giugno 2007

Lombalgia cronica
Domanda
Da una vita soffro di mal di schiena. La diagnosi è: perdita della lordosi lombare e discopatia L5 S1. Purtroppo la natura principale dei miei dolori, credo sia da attribuire principalmente alla poca attività fisica che ho fatto nella mia vita. Infatti in quei brevi periodi in cui ho frequentato una palestra, sono stata decisamente meglio.
Soprattutto quando alcuni mesi fa ho frequentato, una scuola  che utilizzava proprio il metodo della Back School, e devo dire che mi stavo riprendendo bene; poi ho avuto problemi personali e ho dovuto lasciare, tra l’altro tale scuola si trova a mezz’ora di macchina da dove abito.
Le faccio presente che i miei dolori sono localizzati esclusivamente nella zona lombare senza fortunatamente coinvolgere, ne il nervo sciatico, ne altra sede.
La ringrazio anticipatamente per la sua disponibilità, e in attesa di sue eventuali risposte, Le porgo i più cordiali saluti.

Risposta
Già da sola ha intuito quello che è importante fare per la sua schiena.
Non deve limitare la cura a cicli di frequenza della Back School, ma é importante che lei faccia tutti i giorni quello che serve per la sua schiena: gradualmente la sua colonna vertebrale funzionerà meglio e la lombalgia si ridurrà in modo radicale.
Per raggiungere questo obiettivo è importante che lei impari a mantenere la fisiologica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti e negli sforzi quotidiani; deve, inoltre, ripetere quotidianamente ogni due ore esercizi mirati a ripristinare la lordosi.
Infine, inserisca tra le sue abitudini quotidiane una passeggiata a passo svelto; inizierà con il camminare per mezz’ora raggiungendo gradualmente l’ora. La passeggiata è l’attività motoria che può essere eseguita anche in presenza di lombalgia ed è utile per riformare la benefica lordosi lombare.
Mi scriva pure se desidera qualche altro chiarimento.
La saluto cordialmente.

Lombalgia in esiti di intervento chirurgico per ernia

03 giugno 2007

Lombalgia in esiti di intervento chirurgico per ernia
Domanda
Da anni ho problemi alla schiena (operato microchirurgia ernia L4/L5 nel 2002) e nell’ultimo anno in particolare la situazione  è degenerata con dolori molto forti e tre episodi di blocco totale con relative conseguenze nell’ambito lavorativo e sociale. Ho problemi in particolare di lombalgia e la risonanza mostra nuova ernia L4/L5 e varie altre protrusioni che però non sembrano danneggiare o comprimere i nervi. Il neurochirurgo ha parlato di intervento di “stabilizzazione” che però non garantisce alcunché mentre il fisiatra suggerisce kinesi per recuperare la lordosi e  allungamento ischio crurali. Vorrei capire se, secondo voi, potrei avere beneficio dal metodo e se sì, come si potrebbe concretizzare la cosa in termini di tempi e di costi. La distanza con Voi è molta ma leggo sul sito che è possibile fare una sorta di corso intensivo a meno che non abbiate dei corrispondenti da queste parti.
Mi fate sapere qualcosa per favore?
Grazie!

Risposta
è bene che si dia da fare per evitare un ulteriore intervento per non indebolire ulteriormente la sua colonna vertebrale.
Sicuramente potrà trarre giovamento dal programma della Back School che nel suo caso prevede semplici esercizi da ripetere a casa e nelle pause di lavoro ogni due ore e uso corretto della sua colonna vertebrale nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo.
Nella pagina Back School in Italia troverà l’indirizzo dei miei allievi più vicini alla sua abitazione.
Cordiali saluti

I metodi per curare il mal di schiena

03 giugno 2007

I metodi per curare il mal di schiena
Domanda
Sono un insegnante, suo allievo che ha frequentato i corsi di Back School di 1° e 2° livello.
Nella mia città sto lottando tantissimo per far capire alla gente che il mal di schiena si cura solo con metodi attivi. E’ difficile se poi il tutto si somma ai tantissimi medici che non mi appoggiano ASSOLUTAMENTE, continuando a prescrivere antifiammatori e terapie manuali; a tutto questo si aggiunge anche la grandissima moda del PILATES che finalmente sembra poter risolvere tutti i problemi.
La mia DOMANDA è proprio in merito a questa disciplina. Cosa ne pensa lei del Pilates? Come Back School come possiamo far capire alla gente  che sono 2 cose completamente diverse? Che il Pilates NON E’ UNA TRATTAMENTO SPECIFICO? Purtroppo diversi giornali parlano del Pilates come una CURA PER IL MAL DI SCHIENA.
In attesa di un suo parere, Saluti.

Risposta
Lei sa come la penso relativamente ai metodi e alle mode.
La moderna Back School non è un metodo ma è un programma completo in continua evoluzione che utilizza ciò che di positivo hanno i diversi metodi. I metodi tradizionali di rieducazione proposti da Williams, Cailliet e Charrière, vengono  completati con l’apporto dei moderni metodi di cinesiterapia: terapia meccanica di Mckenzie, metodo Feldenkrais, metodo Mézières, Rieducazione posturale globale di Souchard, metodo Alexander, metodo Pilates, metodo dei riflessi posturali,  Recupero Funzionale, Work Hardening, Verrouillage, Stabilizzazione della colonna dorsolombare, Meccanismo protettivo lombare, Rieducazione propriocettiva, Idrochinesiterapia, Bioenergetica.
Tanti autori, tanti metodi, tante teorie: gli autori che li hanno proposti meritano attenzione perché hanno dedicato il loro studio e il loro lavoro al trattamento dei dolori vertebrali: tutti hanno cercato la verità senza raggiungerla al 100%. Di conseguenza è limitativo affidarsi solo ad un metodo.
Occorre la capacità critica di cogliere ciò che i diversi metodi hanno in comune e le motivazioni per cui presentano delle divergenze.
Occorre non accontentarsi mai, più si studia più ci si accorge di non sapere mai abbastanza. Ne consegue un atteggiamento di umiltà, di disponibilità e di continua ricerca: non basta una vita di studio e di lavoro per conoscere in modo approfondito tutti i metodi e tutti gli studi che si sono occupati e che si occuperanno della prevenzione e del trattamento delle algie vertebrali.
Di conseguenza è bene non affidarsi solo ad un metodo, ma sceglierlo secondo l’obiettivo da raggiungere o le necessità del soggetto che soffre di dolori vertebrali e che si affida alla nostra guida. Al primo posto non deve essere il metodo, ma il benessere dell’allievo della back school: la sua capacità di gestire i dolori vertebrali  con un atteggiamento di fiducia e con un impegno personale, grazie alla preparazione psicofisica acquisita.
Questo è il messaggio che la Back School Programma Toso sta diffondendo. Se al giorno d’oggi tutti i pazienti lombalgici seguissero gli insegnamenti della Back School, l’incidenza della lombalgia sarebbe ridotta dell’80%. Ma noi sappiamo che purtroppo i dolori vertebrali sono in continuo aumento. Questo perchè le Back School non sono ancora diffuse in modo capillare e gran parte dei pazienti lombalgici si affida a trattamenti passivi che non sono efficaci nella prevenzione del dolore e non sono sufficienti a ridurre la lombalgia cronica.
Quando 35 anni fa, ho incominciato a seguire i soggetti sofferenti di algie vertebrali con la ginnastica antalgica, il campo di azione del movimento era ancor più limitato rispetto ai giorni nostri: le indicazioni erano di evitare gli esercizi in fase acuta e in presenza di una grave discopatia o di ernia discale.
Ora ci conforta il fatto che la medicina basata sull’evidenza conferma l’efficacia della Back School nel trattamento della lombalgia sia acuta che cronica, anche in presenza di ernia discale.
Il dolore fino a pochi anni fa era visto come un ostacolo per il movimento; infatti, la prima fase del trattamento dei pazienti con algie vertebrali prevedeva riposo a letto e terapie passive, farmaci, massaggi, elettroterapia, ecc.
Ora il dolore è diventato il migliore alleato della rieducazione: infatti, è molto più facile educare un soggetto che soffre di mal di schiena a sedersi e muoversi correttamente, quando, in fase acuta, i movimenti scorretti provocano dolore. Allo stesso modo è più facile convincerlo ad eseguire regolarmente gli esercizi, quando si accorge che con la loro ripetizione può ridurre il suo dolore.
Stiamo diffondendo un messaggio positivo, supportato da prove scientifiche che, oltre a valorizzare il nostro lavoro, dà significato alla nostra vita.
Ecco anche la forza della Back School Programma Toso che sta gradualmente crescendo e si diffonde su tutto il territorio nazionale con lo stesso programma il messaggio della Back School.  
Auguri per la sua Back School.

Lombalgia cronica e terapie passive

14 maggio 2007

Lombalgia cronica e terapie passive
Domanda
Da numerosi anni soffro di lombalgia. Una RMN ha evidenziato una protrusione discale L5-S1.
In questi anni mi sono sottoposto a numerosi trattamenti:farmaci, massaggi, manipolazioni, ultrasuoni, ionoforesi, TENS.
Siccome il dolore persiste, che ne pensa di fare alcuni cicli di ozonoterapia?
La ringrazio anticipatamente del suo parere.
Saluti

Risposta
Quando il dolore è cronico o si ripresenta spesso, non è sufficiente curare i sintomi con terapie passive ma è bene agire sui fattori di rischio che rendono il dolore persistente. Non è sufficiente affidarsi passivamente alle diverse forme di terapia per il mal di schiena ma è importante fare tutti i giorni quello che serve perchè la colonna vertebrale funzioni bene.
Occorre cioè seguire un programma capillare che viene adattato alle esigenze specifiche di ognuno: esercizi mirati per riequilibrare le strutture del rachide, uso corretto del rachide nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo, azione su eventuali altri fattori di rischio quali ansia, tensione eccessiva, abuso di caffeina, nicotina e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale.
La saluto cordialmente e resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Allungamento degli ischiocrurali in caso di ernia del disco

28 gennaio 2007

Allungamento degli ischiocrurali in caso di ernia del disco
Domanda

Ho comprato i 2 libri Back School e ho letto nel capitolo ottavo che, in caso di ernia discale, sono da evitare gli esercizi di allungamento dei muscoli ischiocrurali. Perchè?

Risposta

La presenza di protrusione o ernia discale a livello lombare può essere asintomatica o determinare lombalgia o lombosciatalgia o lombocruralgia.
In presenza di protrusione discale o di ernia contenuta il materiale discale si limita a raggiungere il legamento longitudinale posteriore e la messa in tensione delle fibre nervose di quest’ultimo può determinare un dolore lombare (lombalgia centrale). Se, invece, l’ernia è più invasiva comprime un nervo rachideo e diventa causa di algia radicolare. Quanto più grave è l’erniazione tanto maggiore è l’effetto compressivo sul nervo rachideo e tanto più estese sono le zone interessate dal dolore radicolare; oltre al dolore, la presenza dell’ernia discale può provocare alterazioni dei riflessi, della forza, della sensibilità.
La protrusione o l’ernia discale a livello lombare si verificano più frequentemente tra L5/S1 e tra L4/L5. Questi ultimi dischi sono soggetti a maggiore usura sia perché sopportano il peso di tutta la parte superiore del corpo sia perché si trovano a livello della cerniera lombosacrale, dove la parte mobile della colonna si unisce a quella rigida, l’osso sacro. In questi casi la lesione discale può provocare una lombosciatalgia; se, invece l’ernia si verifica a livello del 3° disco lombare, tra la 3° e la 4° vertebra, si ha una lombocruralgia.
La compressione del nervo sciatico per ernia discale L4-L5 o L5-S1 viene confermata dal test SLR (Straight Leg Raising test) o Test di sollevamento dell’ arto inferiore teso.
Tale test viene eseguito con il paziente in posizione supina flettendo l’anca con l’arto inferiore teso in modo dolce e lento; la manovra può provocare, per trazione sulle radici del nervo sciatico, un dolore a livello lombare basso con irradiazione alla regione posteriore dell’arto.
La positività del test è indicativa di compressione, da questo lato, delle radici nervose L5 ed S1.
La limitazione del movimento e il dolore posteriore alla coscia possono essere dovuti sia allo stiramento del nervo sciatico che alla retrazione degli ischiocrurali.
L’elasticità dei muscoli ischiocrurali può essere misurata con l’inclinometro zenitale: si considera sufficiente la loro elasticità quando l’arto inferiore viene sollevato di almeno 80°.
Normalmente la retrazione degli ischiocrurali si manifesta quando l’elevazione dell’arto supera i 50°/60° e non raggiunge gli 80°.
In presenza di lombosciatalgia, invece, il test risulta positivo al di sotto dei 50° di elevazione: la sciatalgia può essere provocata anche con un sollevamento di soli 15°, 20°, 25°, 30° dell’arto inferiore. In questo modo il test permette di esprimere anche una valutazione quantitativa, evidenziando un test SLR positivo a 15°, 20°, 25°, 30°.
Fatte queste premesse si comprende come, in presenza di lombosciatalgia da ernia o protrusione discale, non solo è bene evitare, ma normalmente è anche impossibile eseguire gli esercizi di allungamento degli ischiocrurali.
Occorre aggiungere che in oltre il 90% dei casi la sciatalgia si riduce entro dieci settimane dalla sua comparsa; ecco che allora, diventa possibile flettere l’anca con l’arto inferiore teso. Allora gli esercizi di allungamento dei muscoli ischiocrurali, non solo sono consentiti ma vanno eseguiti con gradualità e costanza per prevenire la formazione di radice nervosa aderente che è una delle complicazioni più frequenti conseguenti alla guarigione da un’ernia del disco lombare.

Rettificazione delle curve fisiologiche

28 gennaio 2007

Rettificazione delle curve fisiologiche
Domanda

Quando il rachide è diritto, cioè non ha più le curve fisiologiche, che cosa è possibile fare per migliorare la funzionalità della colonna vertebrale e ridurre il mal di schiena?

Risposta

La maggior parte dei dolori localizzati a livello del rachide lombare e cervicale è dovuta  alla riduzione o rettificazione delle lordosi che sono le curva fisiologiche, benefiche, normalmente presenti a livello lombare e cervicale.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. Esse sono pertanto benefiche per la colonna vertebrale, le conferiscono una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni.
E’ normale avere un certo grado di lordosi e di cifosi, non è normale che aumentino (iperlordosi e ipercifosi), ma non è positivo neppure che si riducano.
Quando sono presenti le giuste lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione delle lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che  avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza delle lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide cervicale più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Il soggetto, di conseguenza, comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.

Inversione di gravità

20 dicembre 2006

Inversione di gravità
Domanda

Soffro di mal di schiena da molti anni; la mia risonanza magnetica ha evidenziato la rettificazione della lordosi lombare e la presenza di un’ernia discale tra quarta e quinta vertebra lombare. Ho visto la pubblicità televisiva che consiglia, per risolvere i problemi alla schiena uno strumento per l’inversione di gravità. Desidero chiedere al professor Toso se questo attrezzo può essere utile per me. Ringrazio anticipatamente per l’attenzione.

Risposta

I dischi intervertebrali sono molto importanti nel determinare la lombalgia. Essi quotidianamente ricevono sollecitazioni che provocano una lieve riduzione del loro spessore; al termine della giornata si ha una diminuzione della statura da 1 a 2 cm.
Normalmente è sufficiente il riposo notturno per permettere ai dischi di reidratarsi e di riacquistare il loro spessore originale.
Tuttavia, nell’attività lavorativa e sportiva si verificano spesso posture o movimenti che sottopongono a elevata pressione i dischi intervertebrali. In tal caso diventa importante decomprimere i dischi.
A questo scopo può essere utile ridurre la pressione sui dischi attraverso l’inversione di gravità: essa consente di realizzare una trazione naturale che preserva dai rischi di una trazione eccessiva.
È importante precisare che per ottenere i benefici appena descritti, occorre essere rilassati e consapevoli di quello che si realizza a livello della colonna vertebrale durante la sospensione. Il raggiungimento della posizione inclinata che permette l’inversione della gravità deve essere lento e progressivo; allo stesso modo deve essere dolce e graduale il ritorno in carico.
Con l’uso regolare di questo attrezzo si possono ottenere dei risultati positivi, oltre che sulla colonna vertebrale, anche sulle manifestazioni da tensione e da stress e sulla mancanza di concentrazione; l’aumento di afflusso di sangue a livello della testa può dare risultati positivi anche sull’estetica del viso e dei capelli.
È importante conoscere le controindicazioni dell’inversione di gravità. Essa è controindicata nei seguenti casi: lesioni tumorali o infezioni, osteoporosi o osteomalacia, pazienti ipertesi, pazienti con ernia iatale.
Un altro limite di questi attrezzi è dovuto al fatto che la trazione prima di raggiungere la colonna vertebrale coinvolge anche le articolazioni dell’arto inferiore: di conseguenza sono controindicati nei soggetti che presentano ipermobilità da lassità muscololegamentosa o instabilità articolare delle ginocchia.
Inoltre l’inversione di gravità non è utile per i soggetti che presentano una riduzione delle curve fisiologiche perché durante la sospensione tali curve si riducono ulteriormente.
Occorre infine sottolineare che tale attrezzo non è sufficiente, da solo, per prevenire e curare il mal di schiena ma va abbinato agli esercizi attivi di ginnastica antalgica e rieducativa adattati alle esigenze del soggetto.
In particolare sono utili gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide che permettono di usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture e nei movimenti quotidiani e di proteggerla durante gli sforzi.

Lombalgia e sport

Lombalgia e pallavolo

6 febbraio 2016


Lombalgia e pallavolo
Domanda

Buon giorno Dott. Toso
Mi chiamo … e abito in provincia di Modena:
ho una figlia di 14 anni  alta 174 cm giocatrice di pallavolo
si allena 3 volte a settimana x 2 ore a d allenamento più partita al sabato e a volte anche infrasettimanale.
Soffre di mal di schiena
siamo andati da un pranoterapeuta ma allieva il dolore per qualche giorno poi ritorna,  le chiedo cosa si può fare perché  farla smettere di giocare visto che è anche bravina mi dispiace.
Buona giornata

Risposta
in presenza di mal di schiena, non basta rimuovere il sintomo ma occorre possibilmente eliminare la causa.
Per questo motivo, qualsiasi terapia passiva, farmaco, massaggio, terapia fisica strumentale, tende a ridurre il dolore ma poi ritorna.
Dobbiamo capire perché sua figlia soffre di mal di schiena.
Succede spesso ai giovani che, stando a lungo seduti, la loro colonna vertebrale perde gradualmente la capacità di estendersi. Di conseguenza, giocando a pallavolo, avvertono dolore perché i movimenti tipici di questo sport, come il servizio e la schiacciata, prevedono la piena funzionalità della colonna vertebrale in estensione.
La soluzione non è smettere di giocare ma caso occorre che l’atleta stia meno seduto e meglio seduto ed esegua esercizi specifici per ripristinare gradualmente la funzionalità del rachide.
Cordiali saluti.

Postura e nuoto

12 giugno 2014

Postura e nuoto
Domanda
Salve Dottore, volevo chiederle se il nuoto è indicato per migliorare la propria postura. La ringrazio in anticipo.
Cordiali Saluti.

Risposta

Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso. Altri importanti benefici apportati dal nuoto sono i seguenti:
– potenzia il trofismo ed il tono dei muscoli;
– migliora la mobilità articolare;
– apporta benefici anche agli organi interni, con l’aumento della capacità vitale ed il potenziamento cardiocircolatorio;
– si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle;
– entro certi limiti, anche gli sbalzi di temperatura influenzano favorevolmente il ricambio;
– la capacità di nuotare permette di entrare in contatto con la natura e di esplorare il meraviglioso mondo sommerso marino.
Un’altra prerogativa del nuoto consiste nel fatto che è l’unica attività sportiva in cui ci si muove e si avanza nella direzione del prolungamento assiale della colonna vertebrale.
Per i portatori di gravi deformazioni  della colonna vertebrale o di gravi problemi agli arti inferiori il nuoto costituisce una validissima possibilità di mantenere una buona condizione organica.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.

Per migliorare la postura non è sufficiente eseguire esercizi in scarico ma occorre imparare a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide, abbinati alla pratica degli sport in carico.

Attività fisica post intervento di ernia lombare

1 giugno 2014

Attività fisica post intervento di ernia lombare
Domanda
Buongiorno, in data 4/10/13 ho subìto un intervento di microdiscectomia per ernia L4-L5. Ad oggi non ho più dolore e formicolio alla gamba sx ma permane il dolore alla schiena nel punto dell’intervento. Al momento alterno la camminata in casa di 10/15 min. alla posizione supina. Vorrei sapere, dopo quanto tempo posso iniziare un’attività fisica costante e di che tipo. oltre al nuoto è consigliabile la camminata veloce o l’ uso di attrezzi quali il tapis, la cyclette o l’ellittica? quale ha meno impatto sulla schiena?
La RSM ha rilevato:Dischi intersomatici compresi fra L3-L4 ed L4-L5 significativamente disidratati.
formazione erniaria mediana-paramediana intraforaminale sinistra, in corrispondenza dello spazio discale compreso fra L4-L5, determinante significativa compressione sulla radice nervosa corrispondente.
Non evidenza di ulteriori protrusioni o franche formazioni erniariie in corrispondenza dei restanti spazi intersomatici esaminati ove si escluda il riscontro di modesta protrusione mediana-paramediana sinistra dello spazio intersomatico compreso fra L2-L3 e determinante lieve riduzione del forame di coniugazione sinistro corrispondente.
Si segnala angiomatosi multipla a carico di pressoché tutti i somi esaminati.
Cono midollare a L1.
Cosa fare per farsi che le protrusioni non degenerino in ernie? Grazie

Risposta
La riabilitazione costituisce un’integrazione fondamentale all’intervento chirurgico: deve essere cauta, progressiva, nell’ampiezza di movimento che non provoca dolore.
Gli studi hanno stato dimostrato che dopo l’intervento chirurgico di ernia discale si ha una migliore ripresa evitando l’eccessivo riposo a letto e l’inattività  prolungata e riprendendo precocemente le normali attività quotidiane e lavorative.
Nella formulazione del programma di rieducazione dobbiamo tenere presente che la formazione di un’ernia discale molto spesso è la conseguenza logica di un uso scorretto prolungato del rachide e pertanto diventa fondamentale privilegiare l’informazione, gli esercizi di educazione posturale, di stabilizzazione e l’uso corretto del rachide.
Le abilità acquisite con gli esercizi permettono di usare correttamente la colonna in tutte le posizioni e nei movimenti quotidiani. Inoltre, l’insegnante educa il suo allievo a utilizzare correttamente i supporti ergonomici e gli strumenti di lavoro.
Oltre a ridurre il dolore e a ripristinare la funzionalità del rachide il programma di rieducazione serve a riacquistare piena fiducia nelle proprie capacità, a riprendere senza difficoltà la propria attività lavorativa e sportiva e a prevenire le possibili complicazioni conseguenti all’intervento chirurgico.
Le aggiungo alcuni consigli riguardanti le attività motorie.
La passeggiata a passo svelto è l’attività motoria più semplice che può essere svolta, senza difficoltà, dalla maggior parte dei soggetti anche quando le capacità fisiche sono ridotte. Perché sia efficace, occorre camminare a passo svelto e prolungarla sufficientemente. I suoi benefici sono numerosi:

– mantiene le curve fisiologiche del rachide, costituendo un efficace compenso per chi lavora tutto il giorno in posizione seduta;
– stimola con il carico l’incremento della massa ossea a livello degli arti inferiori e del rachide;
– stimola efficacemente la circolazione di ritorno degli arti inferiori;
– agevola il processo digestivo e il transito intestinale;
– l’oscillazione degli arti superiori agevola la riduzione delle tensioni alle spalle;
– è un ottimo esercizio di ginnastica respiratoria.

Quando camminare diventa difficile per la presenza di sovrappeso, obesità, gonartrosi e coxartrosi diventa utile aiutarsi con i bastoncini proposti dal Nordic Walking.
Con questo termine viene definita la camminata nordica all’aria aperta che è un nuovo ottimo sport per tutti e per tutto l’anno.
Essa prevede l’uso sia degli arti inferiori sia di quelli superiori.
In particolare, l’azione degli arti superiori riduce il carico sugli arti inferiori e le pressioni sui dischi intervertebrali; di conseguenza, costituisce una attività motoria indicata in tutte quelle situazioni in cui è importante ridurre il carico sugli arti inferiori.
Inoltre, l’appoggio degli arti superiori sui bastoncini permette un miglior controllo posturale del rachide e favorisce il rilassamento delle spalle. L’uso dei due bastoncini è da preferire al tradizionale bastone che dà un aiuto limitato e provoca movimenti asimmetrici.
Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.
Il soggetto che soffre di algie vertebrali va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide, abbinati alla pratica degli sport in carico.
La nuotata a crawl costituisce un meraviglioso esercizio di coordinazione in acqua che richiede una perfetta sinergia dei movimenti degli arti superiori, degli arti inferiori e del capo. È utile per la colonna vertebrale perché mantiene le tre curve fisiologiche e diventa, pertanto, un ottimo esercizio di compenso per chi durante il giorno, lavora in posizioni che alterano tali curve.
In presenza di lombalgia è consigliabile nuotare a crawl senza forzare il movimento degli arti inferiori, ma lasciando che si muovano lentamente, stando pressoché rilassati nella scia del corpo. Questo perché è il muscolo ileopsoas a determinare i movimenti degli arti inferiori e la sua contrazione aumenta la pressione sui dischi intervertebrali.
Durante la nuotata a dorso l’allungamento alternato degli arti superiori provoca una buona mobilizzazione delle spalle e del tratto dorsale della colonna vertebrale.
è  importante mantenere la testa sul prolungamento del corpo in modo da conservare la fisiologica lordosi cervicale: il criterio della verticalità dello sguardo permette di verificare la posizione corretta del capo.
Non è opportuno neppure nuotare con il mento retratto e con lo sguardo rivolto in direzione dei piedi: a livello cervicale si riduce la lordosi e come compenso si affonda il bacino, riducendo anche la lordosi lombare.
La nuotata a rana sollecita maggiormente i movimenti di flessione ed estensione del rachide. È utile sfruttare questa caratteristica per riformare le lordosi, cervicale e lombare, quando sono ridotte. I movimenti tipici della nuotata a rana costituiscono un efficace compenso per chi, lavorando tutto il giorno seduto in ufficio, con il rachide in flessione ha bisogno di estenderlo.
Per avere questi benefici è necessario avere la precauzione di nuotare dolcemente, senza movimenti bruschi e allungarsi dopo ogni inspirazione nella posizione orizzontale di galleggiamento. In questo modo è possibile nuotare a lungo senza fatica: è facile abbinare la respirazione e si controlla la direzione in cui ci si muove; nuotando così ci si può rilassare e trarre beneficio da questo stile simmetrico e ritmico.

Consigli per la schiena per chi gioca a pallavolo

24 maggio 2014

Consigli per la schiena per chi gioca a pallavolo
Domanda

Gentilissimo prof. Toso,
Premettendo che gioco a pallavolo in un campionato di serie B2, all’incirca 3 settimane fa mi sono dovuta fermare per problemi di schiena. Ho già fatto una risonanza magnetica perché il dolore persisteva e dalla risonanza è emersa una leggera protrusione discale L4-L5. Sto tutt’ora facendo un ciclo di punture intra-muscolo di cortisone, le prime 3 da 8 mg, poi 4 punture da 4 mg e per concludere 3 punture da 4 mg a giorni alterni (mi mancano le ultime due punture dell’ultimo ciclo).
Il dolore è finalmente passato e proprio per questo da domani il mio preparatore atletico vorrebbe cominciare a farmi riprendere un po’ di attività fisica, comunque assolutamente senza saltare. Ed è qui che vorrei cortesemente un suo parere, secondo lei è troppo presto ricominciare (seppur con calma) attività fisica dopo 3 settimane di stop? So che se andassi da qualsiasi ortopedico mi direbbe assolutamente no, riposo assoluto per ancora 1 mese se non di più.
Per questo le chiedo di tener presente che comunque in qualità di atleta non posso/voglio star ferma più di tanto se non è assolutamente e strettamente necessario.
La ringrazio in anticipo.

Risposta
Prima di riprendere gli allenamenti le consiglio di conoscere la colonna vertebrale, imparare a usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani, eseguire correttamente gli esercizi di stretching, eseguire gli esercizi di stabilizzazione che permettono di stabilizzare la colonna vertebrale durante la pratica sportiva, imparare i movimenti di compenso che permettono di riequilibrare la colonna al termine degli allenamenti.
L’esercizio del grounding e la tecnica del verrouillage sono utili non solo per proteggere la colonna vertebrale ma sono tecniche preziose che permettono una buona esecuzione della ricezione sia a due mani sopra il capo sia con il bagher.
Il servizio e la schiacciata sollecitano notevolmente la colonna vertebrale con un movimento di iperestensione abbinato alla rotazione assiale del rachide.
Per un efficace prevenzione, nell’effettuare il servizio è importante ricercare una base stabile degli arti inferiori, mantenendo in posizione più avanzata il piede opposto all’arto superiore che effettua il servizio; piegando gli arti inferiori si evita l’eccessiva estensione del rachide.
Occorre tenere presente  che il servizio effettuato in volo provoca sollecitazioni ancora più elevate sul rachide. Ne consegue che, se l’atleta soffre di lombalgia, è bene che effettui il servizio senza salto.
L’esecuzione della schiacciata è più difficoltosa quando la palla viene alzata in modo non preciso: se la palla si trova dietro la spalla l’atleta è costretto ad una maggiore rotazione e maggiore estensione del rachide. Se, invece, la palla alzata si trova troppo in avanti, la rotazione assiale della colonna viene accompagnata da un’eccessiva flessione.
Per una buona prevenzione diventa importante che l’atleta sia dotato di un buon corsetto muscolare e che si alleni ad effettuare il gesto  evitando l’iperestensione del rachide lombare. Tutto questo è agevolato anche da una buona mobilità delle spalle e del rachide dorsale.
Altro fattore di rischio tipico dei giocatori di pallavolo è la ripetizione esasperata di salti per effettuare il muro o la schiacciata. Le nostre ginocchia sono fatte anche per saltare, ma non per eseguire questo gesto per un numero così elevato di ripetizioni. Se si considera che una partita può durare 5 set e che l’attività agonistica talvolta esige competizioni quotidiane, appare evidente che il numero di salti diventa elevatissimo.
Naturalmente il potenziale danno alla colonna e agli arti inferiori non è tanto dovuto all’azione propulsiva degli arti inferiori, ma al ritorno a terra, all’impatto con una superficie rigida: è un microtrauma ripetuto per gli arti inferiori e per la colonna vertebrale.
Per una buona prevenzione oltre che le giuste pause e una intelligente programmazione degli impegni agonistici, è importante, al termine degli allenamenti, eseguire gli esercizi che decomprimono i dischi.
Ulteriore fattore di rischio legato al gioco della pallavolo sono i tuffi che l’atleta effettua per intercettare la palla. Per evitare che diventino traumi dannosi è importante che l’atleta sia dotato, oltre che di preparazione tecnica e atletica, anche di capacità acrobatiche e che si alleni a cadere bene nelle diverse direzioni.
Occorre poi ricordare che molto spesso la causa della lombalgia non è da attribuire allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Infatti, quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non idoneo, con un cuscino che altera la lordosi cervicale, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Pertanto, deve usare correttamente la colonna vertebrale non solo nello sport ma anche nel lavoro e nel riposo.
Ricordi che una colonna vertebrale sana, efficiente e ben protetta permette non solo di prevenire i dolori, ma anche di migliorare il suo rendimento e le sue prestazioni.
In questo modo la sua carriera di atleta non sarà bloccata precocemente per la disabilità del rachide e potrà conservare una colonna vertebrale sana ed efficiente anche quando interromperà l’attività agonistica, potrà continuare a muoversi con armonia ed agilità per i tanti benefici acquisiti con la pratica sportiva.

Ciclismo, protrusione discale e lombalgia

7 dicembre 2010

Ciclismo, protrusione discale e lombalgia
Domanda
Buongiorno, chiedo scusa per qualche info
pratico ciclismo amatoriale e soffro dallo scorso inverno di mal di schiena;
eseguiti vari esami rx, ecografia, RMN;
riscontrata protrusione con disidratazione del disco L4-L5:
ho eseguito 8 sedute di ossigeno ozono terapia con scarsi risultati;
le chiedo per cortesia se nel mio caso potrebbe essermi utile il vostro apporto e in che modo.
Grazie mille e cordiali saluti.

Risposta
Sicuramente potrà trarre giovamento dagli insegnamenti della Back School.
Prima le spiego quello che occorre fare in presenza di protrusioni discali.
Quotidianamente si rivolgono a me soggetti che soffrono di lombalgia o lombosciatalgia in conseguenza di protrusione o ernia del disco e spesso mi presentano la loro risonanza magnetica, che evidenzia la presenza di uno o più dischi che sporgono dalla loro sede. Allora io utilizzo le immagini RMN per spiegare quel che è successo e che cosa è importante fare per risolvere il problema.
Spiego sinteticamente le funzioni del rachide e mi soffermo in particolare sui dischi intervertebrali usando pressappoco le seguenti parole.
“Immagini di avere una saponetta bagnata tra le mani. Solo quando i palmi sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: posso esercitare anche una certa pressione ed essa non scivola. Se, invece, c’è una piccola divergenza essa scivola verso l’apertura. Lo stesso avviene per il nucleo polposo del disco quando i piatti vertebrali che lo racchiudono non restano paralleli. In particolare, quando il rachide lombare si flette, il nucleo polposo viene spinto all’indietro e quando si estende, il nucleo polposo viene spinto in avanti.
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato il rachide lombare in flessione, nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo: le continue sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno  spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
Ora osservi sulle immagini RMN i corpi vertebrali, i dischi: è evidente la sporgenza del materiale discale dalla sua sede e il suo conseguente effetto compressivo sulle strutture nervose che si trovano posteriormente al disco.
Ebbene ora lei sa di avere dei dischi che, sporgendo dalla loro sede, comprimono le strutture nervose e sono responsabili del suo dolore; di conseguenza, lei comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma è importante fare due cose:
1° evitare di spingere ulteriormente fuori quei dischi che stanno sporgendo;
2° fare tutto quello che serve per farli rientrare.
Per evitare di spingerli ulteriormente fuori deve evitare le posture e i movimenti scorretti in flessione.
Per farli rientrare deve mantenere la fisiologica lordosi lombare e eseguire gli esercizi di mobilizzazione e rilassamento del rachide lombare in estensione.
Torniamo all’immagine della saponetta bagnata posta tra le mani. Solo quando le palme sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: lo stesso avviene per il nucleo polposo. Occorre, allora, fare in modo che i piatti vertebrali che lo racchiudono restino paralleli. Ebbene i piatti vertebrali sono, a due a due, paralleli tra loro quando il rachide cervicale mantiene la lordosi fisiologica”.
Il dolore si ridurrà quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la lombalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità.
Poi aggiungo le indicazioni specifiche per il ciclista.
Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
– la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
– la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
– la lordosi cervicale viene alterata: le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Le consiglio di venire anche solo una volta nel mio studio (telefono 026196588)  per essere guidato nel modo migliore.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Corsa e lombalgia

29 novembre 2010

Corsa e lombalgia
Domanda
Spett.le Back School Milanino,
ho 44 anni, ho scoperto da 3 settimane, dall’esame della RM, di avere 2 ernie discali tra l4/l5, l5/s1. La mia prima discopatia risale al 1999, un altra l’ho avuta nel 2005, e l’ultima a luglio del 2009. Mi piace correre e non ho intenzione di smettere, ora però ho mollato! da dopo l’esito della risonanza, mi stavo preparando  per fare la mezza maratona, ero arrivata a correre 10 km in 1 ora, il giorno dopo l’allenamento sentivo un dolore generale con rigidità fastidiosa in tutta la colonna, mi sono rivolta al mio medico della schiena che mi ha manipolato 1 volta a settimana, pretendendo che il dolore sparisse dopo 4 sedute, essendo ancora presente il dolore mi ha consigliato di fare la risonanza con l’esito di 2 ernie, almeno ora so da dove deriva il dolore. Lui, il mio medico è bravissimo ma, anti-attività, mi ha consigliato di aspettare che mi passi il dolore, senza fare altro; la mia cura con gli antidolorifici è stata di beta-endorfina, cerotti, e le sue fantastiche manipolazioni, io sono pro-attività perché sento che mi fa bene e poi voglio correre la mezza maratona e per questo mi tocca prepararmi per avere una muscolatura trofica per una azione ammortizzante sul rachide.
ho letto del vostro metodo, vorrei sapere quante sedute dovrei fare su Milano e i tempi di attesa.

Risposta

Non ho capito bene se attualmente il suo dolore è limitato alla schiena (solo lombalgia) o se interessa anche l’arto inferiore (lombosciatalgia). Da quel che mi racconta, tuttavia, emerge che lei soffre di dolore cronico o recidivante.
Quando il dolore è cronico o si ripresenta spesso, non è sufficiente curare i sintomi con terapie passive ma è bene agire sui fattori di rischio che rendono il dolore persistente. Non è sufficiente affidarsi passivamente alle diverse forme di terapia per il mal di schiena ma è importante fare tutti i giorni quello che serve perchè la colonna vertebrale funzioni bene.
Occorre cioè seguire un programma capillare che viene adattato alle esigenze specifiche di ognuno: esercizi mirati per riequilibrare le strutture del rachide, uso corretto del rachide nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo, azione su eventuali altri fattori di rischio quali ansia, tensione eccessiva, abuso di caffeina, nicotina e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale, traendo alcune frasi dai miei libri.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare. Lo stesso vale per il viaggio in auto : è bene che utilizzi un cuscino lombare oppure lo stesso asciugamano arrotolato, usato a letto.
Occorre ricordare che molto spesso la causa della lombalgia non è da attribuire allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Infatti, quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non idoneo, con un cuscino che altera la lordosi cervicale, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Pertanto, occorre usare correttamente la colonna vertebrale non solo nello sport ma anche nel lavoro e nel riposo.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
La corsa costituisce un’ottima attività motoria, benefica per la colonna vertebrale.
L’atleta deve cogliere dallo sport quello che c’è di positivo e, possibilmente, evitare i fattori di rischio che lo rendono potenzialmente nocivo.
– L’attività sportiva svolta correttamente e con continuità migliora le condizioni di salute, aumenta la forza e l’elasticità muscolare, accresce la densità ossea, rende più solida la colonna vertebrale, in particolare, migliora il nutrimento del disco e delle cartilagini articolari, riduce la sensibilità ai dolori di schiena, aumenta la tolleranza al dolore, e diminuisce la possibilità di ricadute in chi ha sofferto di lombalgia e cervicalgia.
– Le attività motorie e sportive sono positive per il corretto mantenimento dell’integrità funzionale oltre che dell’apparato muscolo-scheletrico anche di quello cardiovascolare e respiratorio: ricordano al corpo quali sono le sue possibilità di movimento e le funzioni di cui è capace.
– Lo sport affatica in modo sano e controllato, costituisce uno stress positivo, in grado di equilibrare gli stress negativi quotidiani.
– Le attività motorie e sportive favoriscono l’attività intellettuale, l’autostima, il senso di sicurezza  e di fiducia in sé stessi, la resistenza allo stress e alle malattie.
– La pratica dell’esercizio fisico è in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento e di conseguenza migliorare le qualità di vita dei soggetti anziani.
– Svolgere attività motorie all’aria aperta in ambiente naturale, il piacere di sentire il proprio corpo che funziona nel praticare uno sport che piace costituiscono situazioni positive che aumentano la produzione di endorfine.
Fattori di rischio della corsa
I fattori di rischio legati all’azione del corridore e al suo allenamento sono: tecnica di corsa scorretta, scarsa preparazione atletica, esercizi di preatletismo scorretti, sedute di allenamento troppo intense e ravvicinate, calzature non appropriate, corsa prolungata su superfici dure come l’asfalto.
Prevenzione
Per prevenire e curare in modo efficace il dolore è importante che l’atleta agisca sui fattori di rischio appena elencati. Pertanto:
– eseguire gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide;
– controllare con l’allenatore la corretta esecuzione dell’azione di corsa;
– valutare la presenza di retrazioni muscolari ed eseguire regolarmente gli esercizi di allungamento muscolare;
– eseguire dopo l’allenamento gli esercizi per decomprimere i dischi intervertebrali;
– scegliere calzature appropriate in grado di ammortizzare gli urti con il terreno;
– correre, quando è possibile,  su terreno soffice (erba o terra battuta);
– usare correttamente la colonna vertebrale durante il lavoro e il riposo.
In presenza di lombalgia ridurre l’intensità e la durata degli allenamenti di corsa, effettuandoli a giorni alterni. Chi ha una buona acquaticità, si alleni correndo in piscina: in acqua alta dove non si tocca, si esegue l’azione di corsa. Il lavoro muscolare è simile a quando si corre al di fuori dell’acqua, ma si è in assenza di gravità, si evita l’impatto del piede con il terreno e, di conseguenza, si riduce la pressione discale; inoltre si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle. Tale esercizio può essere agevolato da un apposito corsetto stabilizzatore acquatico, realizzato in materiale espanso che facilita il galleggiamento; va effettuato per un tempo sufficiente (almeno 20 minuti) e può essere protratto anche per tempi più lunghi per mantenere una buona capacità aerobica.
Restando a disposizione la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Ciclismo e lombalgia

28 novembre 2010

Ciclismo e lombalgia
Domanda
Buongiorno
Sono un lettore di “Ok lasaluteprimaditutto”.
Impiegato di 62 kg. circa, 40 anni, ciclista da 5000 km. l’anno, con alcune corse agonistiche (Gran Fondo) quando in forma (3-4 l’anno).
A fine agosto ho iniziato a sentire dolore a livello ischiatico a sx, in bicicletta.
A dicembre inizio dolore al tendine di Achille e tra l’alluce sx sempre, con incremento a gennaio.
Ero e sono a riposo dall’attività sportiva da dicembre.
A febbraio diversi ravvicinati forti dolori alla schiena, dorsali prima lombari poi, a sx.
Inizio visite e raccolta info, cure, Rmn, …
Ora dall’esito dell’ultima risonanza con contrasto (protRusione discale) che allego,  mi hanno consigliato una iniezione di ozono-ossigeno terapia e cortisone locale nello stesso momento.
Io ero in realtà intenzionato a provare ancora la Tecar a livello L5-S1 e Back School, però a Bologna non so a chi affidarmi (e fidarmi) per una terapia non invasiva come Tecar e/o Back School, o visita/ginnastica posturale.
A chi posso rivolgermi?
Può consigliarmi qualcuno o qualche centro, tenuto conto che voglio riprendere quanto prima col ciclismo a cui non intendo rinunciare?

Risposta
Quando la lombosciatalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica.
Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la sciatalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Ciclismo
Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
– la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
– la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
– la lordosi cervicale viene alterata, le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve.
Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

Aiuto: è compatibile la sciatalgia con lo sci di fondo?

30 gennaio 2009

Aiuto: è compatibile la sciatalgia con lo sci di fondo?
Domanda
Caro Professore,
le scrivo in fretta, rimandando  la richiesta di maggiori delucidazioni sul mio caso (stasera faccio la T.C. rachide e speco verteb.) in quanto solo pochi giorni fa ho intravvisto il titolo del suo libro in libreria e visto che da un po’ di tempo soffro di una “deliziosa” novità – lombosciatalgia, (ahimè di gamba destra “intera”) sono alla ricerca di tutte le terapie e metodi, possibilmente naturali,il libro mi è rimasto in mente. Così ieri pomeriggio l’ho comprato, in prima serata l’ho letto tutto, la sera sono andata alla ricerca del sito sull’internet, l’ho scoperto, esaminato alla svelta, visto le informazioni che offre (devo approfondire), ora sto rivedendo il libro, vorrei tra poco provare qualche esercizio.
Ma ho un quesito urgente, che è questo: da un po’ di anni faccio in questo periodo un corso di sci di fondo con un’associazione sportiva, precisamente dovrei fare un corso di approfondimento della tecnica di skating (passo pattinato).
Il corso inizia questa domenica e io dovrei dare la mia adesione. Sono in “crisi profonda”: è un’opportunità unica, quest’anno abbiamo neve più che mai: che fare? Potrei azzardarmi?
Premetto che il dolore non è forte, varia e si alterna a formicolii e vedo che camminare (sono appassionata camminatrice) mi fa bene. D’altra parte da quest’estate ho smesso di andare in palestra, perciò non mi sento molto allenata dal punto di vista aerobico, ma non ho smesso di camminare anche se non proprio giornalmente.
Il corso consiste in due ore di lezione con maestro, poi alcune ore di sciata libera. Salto la prima lezione, vedo i risultati della TC e inizio gli esercizi? E mi iscrivo più tardi? O lascio stare (con molto rammarico il corso per quest’anno), faccio gli esercizi  di Back School (magari con il corso di 2 ore cercando un istruttore qui) e ritorno sulla neve gradualmente da sola facendo poco e piste senza i dislivelli?
Quale tecnica secondo lei è più idonea quando si ha il mal di schiena? Lo sci nordico (passo alternato) o lo skating? Io ho fatto tutte e due e mi sembra quasi più rilassante lo skating, anche se più impegnativo come tecnica da apprendere e dal punto di vista della preparazione fisica.
Sono certa che chiederò troppo, ma è tale la mia incertezza nel dover decidere velocemente e l’avvilimento di dover forse ulteriormente interrompere le mie abituali attività (ma non vorrei neanche essere un’irresponsabile), che oso: riuscirebbe rispondermi, anche brevemente, tra oggi e domani?
La ringrazio comunque intanto anche per sola lettura di questo sfogo.
P. S. Per un qualche riferimento: la TC dell’aprile 2006 in sintesi constata un evidente protrusione globale di profilo posteriore e piccola ernia discale mediana (L4-L5) e protrusione globale del profilo posteriore in assenza di focalità erniarie al L5-S1.
Vedremo che dirà il TC stasera.
L’attuale mal di schiena mi è iniziato per una mia imprudenza nel mese di luglio scorso e quando ho cominciato star meglio ne ho commesso un’altra e nel mese di novembre è iniziata questa sciatalgia per la prima volta. Ho deciso di imparare a gestirla..

Risposta

Cara …
deve rinunciare a partire solo se sono presenti simultaneamente questi sintomi:  se la sciatalgia è molto intensa e costante (cioè non trova sollievo in nessuna posizione e percepisce il dolore 24 ore su 24); se il dolore scende al di sotto del ginocchio.
Se, invece il dolore va e viene, se non scende al di sotto del ginocchio, considerando che Lei ama molto sciare, direi che può partire tranquillamente.
Naturalmente alla rassicurazione vanno aggiunte tutte le raccomandazioni utili per non maltrattare la schiena.
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare. Lo stesso vale per il viaggio in auto per andare in montagna: è bene che utilizzi un cuscino lombare oppure lo stesso asciugamano arrotolato, usato a letto. Se domani il viaggio sarà lungo faccia delle soste ed uscendo dall’auto esegua l’esercizio di estensione in stazione eretta.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena. Pertanto faccia attenzione a non curvarsi anche nel fissare gli sci.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
Nell’attesa di questo miglioramento, occorre insistere sull’uso corretto del rachide e di conseguenza è importante eseguire la progressione d’esercizi di educazione posturale e la progressione d’esercizi per l’apprendimento della stabilizzazione del rachide.
Per quel che riguarda la tecnica da utilizzare, se per passo pattinato (skating) si intende un movimento asimmetrico che impegna prevalentemente un solo arto inferiore, penso sia meglio farlo per un tempo limitato e privilegiare il passo alternato che costituisce un ottimo esercizio per il benessere della colonna vertebrale.
Non assuma farmaci analgesici prima di partire e ascolti i messaggi del suo corpo: se aumenta il dolore sciando, riduca la velocità e cerchi di individuare la tecnica che le consente di sciare riducendo il dolore. Se il dolore poi persiste si fermi. Ma se non ha dolore (senza aver assunto farmaci) si alleni tranquillamente e si goda una bella giornata di movimento all’aria aperta.
Buon divertimento.

Ipercifosi dorsale e nuoto

10 ottobre 2008

Ipercifosi dorsale e nuoto
Domanda
Buonasera,
ho una allieva di 14 anni con ipercifosi, da 1 anno ha tolto l’ortesi; il fisiatra le ha consigliato il nuoto (stile libero e dorso), io sono del parere di fare solamente dorso e pochissimo stile libero.
Lei cosa ne pensa?
Nel frattempo sta eseguendo gli esercizi da Lei consigliati.

Risposta

Questa ragazza deve eseguire gli esercizi di educazione respiratoria, di educazione posturale e in particolare gli esercizi di mobilizzazione del rachide dorsale in estensione e gli esercizi di stabilizzazione. Tali esercizi devono essere ripetuti anche quotidianamente a casa.
Agli esercizi può essere abbinata la pratica di attività sportive. Può leggere nel mio libro “Back School, Neck School, Bone School: programmi specifici per le patologie del rachide”, quali sono le attività sportive consigliate e sconsigliate.
Per quel che riguarda il nuoto va bene privilegiare il dorso: tuttavia, occorre sottolineare che chi ha ipercifosi dorsale di solito ha una rigidità delle spalle che limita l’ampiezza del movimento degli arti superiori. Non è sufficiente il dorso per mobilizzare le spalle e la cifosi ma sono necessari gli esercizi di mobilizzazione specifici per il rachide dorsale.
Cordiali saluti.

Ernia discale e nuoto

23 settembre 2008

Ernia discale e nuoto
Domanda
Gentile Professor Toso,
mi permetto scriverLe per un parere in merito.
Da una RM recentemente eseguita mi è stata diagnosticata una protrusione-ernia discale L4-L5, sotto-legamentosa a sviluppo mediano e paramediano sinistro.
Inoltre ho una degenerazione disco somatica con protrusione discale posteriore ai due livelli intersomatici rispettivamente C5/C6 e C6/C7.
Maggiore relativa salienza del rilievo a livello C5/C6.
Sottopongo alla Sua autorevole esperienza il mio quesito: praticare nuoto a livello amatoriale può essere di aiuto a queste patologie ?
In particolare, vorrei chiedere se lo stile libero è consigliabile per la mia cervicale.
Grazie per il tempo che mi vorrà dedicare,
Un cordiale saluto.

Risposta

Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso. Altri importanti benefici apportati dal nuoto sono i seguenti:
– potenzia il trofismo ed il tono dei muscoli;
– migliora la mobilità articolare;
– apporta benefici anche agli organi interni, con l’aumento della capacità vitale ed il potenziamento cardiocircolatorio;
– si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle;
– entro certi limiti, anche gli sbalzi di temperatura influenzano favorevolmente il ricambio;
– la capacità di nuotare permette di entrare in contatto con la natura e di esplorare il meraviglioso mondo sommerso marino.
Un’altra prerogativa del nuoto consiste nel fatto che è l’unica attività sportiva in cui ci si muove e si avanza nella direzione del prolungamento assiale della colonna vertebrale.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.
Il soggetto che soffre di algie vertebrali va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide.
Pertanto, il nuoto non è sufficiente per risolvere i suoi problemi a livello lombare e cervicale; in presenza di lombalgia e cervicalgia, deve imparare gli esercizi specifici, più utili per lei oltre che usare correttamente la sua colonna vertebrale nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

Ciclismo e mal di schiena

27 febbraio 2008

Ciclismo e mal di schiena
Domanda
Ho 41 anni; nel 1995 sono stato operato di interlaminectomia L4-L5 e sono affetto da una lieve scoliosi destro convessa che talvolta mi fa accusare dolori sopportabili che poi regrediscono con allungamenti e senza l’impiego di farmaci.
Durante questi anni ho sempre frequentato la palestra seguendo gli accorgimenti che ho appreso dal suo noto libro.
Da circa un anno ho iniziato ad utilizzare la mountain bike (sempre su strada) e ciò non mi ha mai creato dolori, anzi nella posizione di marcia provo anche sollievo (il venditore mi ha fornito un mezzo rispondente alle mi esigenze fisiche e me lo ha regolato adeguatamente).
Vorrei acquistare una bicicletta da corsa anche se sono un po’ dubitoso poichè temo che la sua struttura di tale mezzo non possa essere consona ai miei deficit alla colonna vertebrale.
Ne farei un uso molto amatoriale senza fare ne scatti, ne volate.
Qual è il suo autorevole parere in merito?

Risposta

Se lei è appassionato di ciclismo è senz’altro positivo acquistare una bici da corsa, costruita su misura per lei.
Per prevenire la lombalgia inizi con allenamenti brevi, a giorni alterni e aumenti gradualmente la durata e l’intensità.
Esegua con continuità i movimenti di compenso specifici per il ciclista.
– Movimenti di compenso in bicicletta
Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare e spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
– Movimenti di compenso a casa
L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua i movimenti di compenso in estensione.
Questi esercizi hanno non solo un’azione preventiva, ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Inoltri, ricordi che per prevenire e curare il mal di schiena è fondamentale usare correttamente la colonna vertebrale nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo.

Esercizi per i muscoli addominali e mal di schiena

25 luglio 08

 

Esercizi per i muscoli addominali e mal di schiena
Domanda
Gentile Professor Toso,
sono una studentessa di Scienze Motorie e dello Sport. Io avrei bisogno di alcune informazioni che sicuramente lei sarà in grado di darmi.
Io da lunedì inizierò a fare ginnastica dolce, so che ci sono tre signore con alcuni problemi.
Una signora ha protrusioni ossee a livello lombare, una con lombalgia e cervicale e l’ultima signora con una paresi (dalla nascita) al braccio sinistro.
Per le prime due signore come posso fargli fare gli addominali o i glutei o esercizi per le braccia senza caricare sulla schiena? Avrebbe qualche esercizio o comunque qualche libro anche con disegni degli esercizi mirati per questi tipi di problemi?
Avrei degli esercizi in mente ma sono un po’ insicura di me stessa e vorrei evitare di danneggiare ulteriormente le persone.
La ringrazio per l’attenzione e attendo una sua cortese risposta.

Risposta

In presenza di mal di schiena occorre molta prudenza nell’eseguire gli esercizi per i muscoli addominali. Contrarre tali muscoli significa aumentare la pressione intraddominale e, di conseguenza, la pressione intradiscale; tutto questo si verifica mentre il rachide lombare è in delordosi o, peggio, in cifosi. È una condizione che rischia di aggravare la protrusione o l’ernia discale e che, di conseguenza, può provocare lombalgia.
Per tonificare i muscoli addominali, in presenza di lombalgia è sufficiente la respirazione addominale: farà percepire alle sue allieve che i muscoli addominali si contraggono durante la fase di espirazione e si rilasciano durante l’inspirazione.
Per conoscere e programmare bene gli esercizi per le sue allieve le consiglio il mio libro “Back School, Neck School, Bone School: programmazione, organizzazione, conduzione e verifica. Il libro contiene le progressioni complete di esercizi, illustrate con foto.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

Scoliosi, rialzo e basket

22 agosto 2007

 

Scoliosi, rialzo e basket
Domanda
Volevo sapere se per un ragazzo di 14 anni avente scoliosi è consigliato di praticare il basket utilizzando un plantare come supporto e in alternativa quali attività sportive vengono maggiormente consigliate.

Risposta

In presenza di scoliosi occorre innanzitutto valutare la sua entità.
L’atteggiamento scoliotico e la scoliosi inferiore ai 10° cobb, non vengono trattati in modo specifico: è sufficiente la semplice osservazione, con controllo a distanza.
In presenza di scoliosi lieve, superiore a 10° ed inferiore a 20°, sono sufficienti gli esercizi specifici guidati da un rieducatore esperto.
Quando la curva supera i 20° e c’è un residuo periodo di crescita, viene prescritto il trattamento con corsetto.
Riguardo il plantare occorre essere sicuri della sua utilità; va usato quando esiste un vero dislivello del bacino e quando la sua presenza migliora l’equilibrio statico e dinamico del soggetto.
Il soggetto scoliotico va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questo obiettivo può essere ottenuto con una valida ginnastica rieducativa, individualizzata e adattata, abbinata alla pratica degli sport in carico.
L’attività motoria all’aria aperta, il gioco, lo sport sono inscindibilmente legati alla cinesiterapia, ne costituiscono il versante attivo, la parte più piacevole.
Dopo aver appreso gli schemi motori corretti in palestra, la colonna vertebrale risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse che hanno un effetto correttivo e non deformante.
Si comprende allora come sia non solo utile, ma addirittura indispensabile abbinare agli esercizi di ginnastica l’attività sportiva: i benefici psicologici che lo sport è in grado di apportare sono utili al soggetto scoliotico di ogni età e contribuiscono a sviluppare una immagine positiva del corpo che permette di superare le difficoltà psicologiche dovute alla deformazione vertebrale.
Sono molto indicati gli sport in carico che migliorano l’equilibrio quali il basket, la pallavolo, il calcio, la corsa, lo sci, l’equitazione.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

22 agosto 2007

Ciclismo e lombalgia
Domanda
Durante un allenamento in bici da corsa, dopo essere rimasto a lungo curvo nella posizione aerodinamica è insorta la lombalgia mentre eseguivo delle sforzi in salita, in termini brevi spingevo un rapporto molto duro.
Da quel giorno ho fatto degli esami tra cui una risonanza, trovandomi una protrusione discale tra L5/S1.
Ho eseguito delle manipolazioni, agopuntura, fisioterapia. Mentre tuttora continuo a fare tre volte alla settimana nuoto e due volte stretching e tre volte  ciclismo. Posso dire che il male e’ migliorato molto, ma quando esco in bici per allenarmi e spingo duro, mi viene mal di schiena.
Cosa posso fare per eliminare il dolore e per continuare a correre in bici?
Grazie e cordiali Saluti

Risposta

Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
– la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
– la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
– la lordosi cervicale viene alterata: le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.

Ciclismo e lombalgia

22 agosto 2007

Ciclismo e lombalgia
Domanda
Durante un allenamento in bici da corsa, dopo essere rimasto a lungo curvo nella posizione aerodinamica è insorta la lombalgia mentre eseguivo delle sforzi in salita, in termini brevi spingevo un rapporto molto duro.
Da quel giorno ho fatto degli esami tra cui una risonanza, trovandomi una protrusione discale tra L5/S1.
Ho eseguito delle manipolazioni, agopuntura, fisioterapia. Mentre tuttora continuo a fare tre volte alla settimana nuoto e due volte stretching e tre volte  ciclismo. Posso dire che il male e’ migliorato molto, ma quando esco in bici per allenarmi e spingo duro, mi viene mal di schiena.
Cosa posso fare per eliminare il dolore e per continuare a correre in bici?
Grazie e cordiali Saluti

Risposta

Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
– la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
– la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
– la lordosi cervicale viene alterata: le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.

Calcio e cervicalgia

14 maggio 2007


Calcio e cervicalgia

Domanda
Sono un calciatore (a livello agonistico) di 29 anni affetto da cervicalgia muscolo-tensiva, ormai da anni.
Dopo la partita di pallone i miei problemi si accentuano e sono spesso costretto a ricorrere ad antinfiammatori.
Gradirei avere da Lei qualche consiglio per la risoluzione della  mia patologia.
Distinti saluti.

Risposta
Devo avere ulteriori notizie riguardanti la sua cervicalgia e la sua insorgenza.
Normalmente per la colonna vertebrale giocare a calcio è positivo. Se il dolore insorge non durante la pratica sportiva ma dopo la sua conclusione, spesso la causa del dolore non è da attribuire  allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non valido o con un cuscino non idoneo, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Ulteriore fattore di rischio per la cervicalgia è la presenza di ansia, tensione eccessiva o stress psicologico.
Occorre verificare se in lei l’insorgenza della cervicalgia è agevolata dalle fasi del gioco in cui colpisce la palla di testa. Infatti, il colpo di testa sollecita notevolmente il rachide cervicale: è un microtrauma che ripetuto nel tempo può provocare usura precoce dei dischi intervertebrali, dolore e artrosi cervicale.
Analizziamo bene questo movimento tipico del gioco del calcio per programmare una buona prevenzione. L’entità delle sollecitazioni che la palla produce colpendo la testa del calciatore dipendono da:
– qualità del gesto tecnico;
– forza dei muscoli che stabilizzano il rachide;
– pressione della palla;
– contenuto di umidità del pallone che varia a seconda della sua qualità (i palloni vecchi diventano più pesanti con la pioggia);
– direzione da cui proviene e verso cui si indirizza la palla. Se la direzione da cui proviene la palla non è frontale ma laterale e se la palla viene colpita con una rotazione del collo le sollecitazioni sul rachide cervicale sono molto più elevate. Allo stesso modo è potenzialmente più dannoso colpire la palla indirizzandola all’indietro con una iperestensione della colonna cervicale.
Analizziamo bene la corretta esecuzione del colpo di testa dividendolo nelle due fasi essenziali: la preparazione e l’impatto.
– La preparazione. Occorre calcolare in anticipo la traiettoria e la velocità della palla e fare in modo che, nel colpire la palla, tutto il corpo partecipi e non solo il capo. Il calciatore si prepara a colpire la palla con gli arti inferiori leggermente piegati e divaricati ricercando una base stabile, un perfetto controllo ed equilibrio (grounding) in modo che le maggiori sollecitazioni siano a carico degli arti inferiori e non della colonna vertebrale. Il tronco è in estensione, il mento è retratto, i muscoli cervicali sono contratti isometricamente per proteggere e stabilizzare il rachide.
– L’impatto. Il movimento trae origine dell’estensione degli arti inferiori che trasmette energia alla parte superiore: con una spinta in avanti di tronco, collo e testa avviene l’impatto della palla con la fronte. A seconda delle esigenze tattiche la palla può essere colpita di testa da fermo, con rincorsa o in elevazione. Nel gioco di testa aereo occorre saltare per tempo in direzione del pallone e non eseguire un salto più alto del necessario.
Se al termine della partita si aggrava la cervicalgia o la lombalgia è bene che esegua i movimenti di compenso utili per riequilibrare le strutture del rachide e ridurre il dolore. Non è bene che si abitui a ricorre costantemente ai farmaci.
Per una valutazione più precisa può chiedere un appuntamento telefonando al n. 026196588 negli orari di ufficio. Potrò indicarle quello che può fare a casa per la sua colonna vertebrale. Se non le è possibile venire da me neanche per una sola volta, nella pagina “Back School in Italia” troverà il mio allievo più vicino alla sua abitazione.

Cervicalgia

Inversione della lordosi cervicale con protrusioni multiple

26 luglio 2014

Inversione della lordosi cervicale con protrusioni multiple
Domanda  
Gentile Prof. Toso,
non so se il mio approccio tramite questa mail è il più adatto per un’informazione preliminare e se non lo è, me ne scuso anticipatamente.
Ho 48 anni, da 1 mese ho dolore a scapola destra interessando tutto il braccio destro fino al polso. Non si dorme e non si lavora. Quindi , ovviamente, il dolore mi ha portato immediatamente a sottopormi ad una prima RM alla cervicale riscontrandomi una serie di protusioni e stenosi senza interessare per fortuna, almeno al momento, il midollo.
Visita neurochirurgica immediata e la diagnosi è più o meno: Inversione della cifosi cervicale con cervicobrachialgia destra.
Consiglio: collare e cortisone
La visita al sito di Back School mi ha spinto a scriverle questa mail e chiederle se esiste la possibilità di poter invertire questa fase. A livello neurochirurgico lo specialista mi ha detto che non è regredibile. Alcuni osteopati invece mi hanno riferito che è possibile con alcune tecniche.
Nel caso ci fosse questa possibilità, sarò lieto di venire per una visita e seguire le sue indicazioni
Certo di una sua gentile risposta, saluto cordialmente

Risposta
L’esito della sua risonanza evidenzia che lei passa troppo tempo con il capo flesso in avanti; è quello che succede a molte persone che flettono il capo sia lavorando sedute, sia in piedi, nel tempo libero e nel riposo (quando il cuscino è troppo alto o si dorme sul fianco, in posizione fetale).
Come Lei ha già sperimentato, per il risolvere il problema, la soluzione non è affidarsi ad una terapia passiva ma occorre che al più presto lei impari quello che può fare da solo per ridurre il suo dolore. Il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. Per stare bene deve imparare a mantenere le benefiche lordosi lombare e cervicale nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Il suo collo, avendo perso la benefica lordosi è diventato molto delicato, meno capace di svolgere la sua funzione di sorreggere la testa e permetterne i movimenti.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: eviti di stare seduto a lungo e utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo le lordosi, lombare e cervicale.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena né il collo.
Sport: Faccia tutti i giorni una lunga passeggiata a passo svelto. Camminare per lei è il miglior esercizio perché la colonna assume le sua curve fisiologiche, meglio se senza borsa in modo da poter oscillare liberamente gli arti superiori; tale oscillazione è molto utile per eliminare la tensione alle spalle. Cammini almeno mezz’ora al giorno, meglio se riesce per un’ora, con dei bei respiri lenti e profondi. Il problema è che chi ha perso la lordosi cervicale tende a camminare con la testa china: diventa allora importante ripristinare la funzionalità del collo con esercizi mirati.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la cervicalgia non passa, gli esercizi che rilassano la colonna cervicale in estensione. Per attuare nel modo migliore questo programma Le consiglio di prenotare un corso individuale con me (026196588).
Cordiali saluti
Benedetto Toso

Cervicalgia da riduzione della lordosi cervicale

12 gennaio 2012

Cervicalgia da riduzione della lordosi cervicale
Domanda
Buonasera professor Toso, mi chiamo Emanuela e ho 36 anni, ho visto il sito della sua associazione su internet e la contatto per un problema che ho alla cervicale. Ho subito due tamponamenti e nel 2008 una brutta caduta dove ho sbattuto la testa con conseguenti vertigini, nausee e forti dolori al collo. Successivamente sono rimasta bloccata con il collo e ho fatto una risonanza magnetica di cui le scrivo il risultato:”Rettilineizzazione del rachide con tendenza a inversione della fisiologica lordosi. Minute irregolarità artrosiche somatiche a livello C5-C6. Lo speco vertebrale è di ampiezza regolare. Segni di disidratazione del nucleo polposo dei dischi C5-C6, C6-C7. Il disco C4-C5 mostra protrusione con immagine di ernia mediana paramediana destra che solleva il ligamento longitudinale posteriore, impronta e deforma lo spazio premidollare determinando una piccola impronta sul contorno del midollo spinale cervicale retrostante. Il disco C5-C6 presenta protrusione più accentuata a sede mediana paramediana preforaminale sinistra che si accompagna alla piccola osteofitosi marginale suddetta ed impronta e deforma lo spazio premidollare. Ulteriore ma minore protrusione discale mediana paramediana sinistra del disco C6-C7 che determina limitata impronta sul sacco durale. Il midollo spinale cervicale è nei limiti per spessore, forma e presenta segnale omogeneo”. Dopo questa risonanza ho fatto fisioterapia, ginnastica posturale e fino ad un mese fa non ho avuto più problemi eclatanti di blocchi articolari (tranne per il dolore al collo, quello mi accompagna sempre), le dico un mese fa perché verso la metà di Dicembre sono rimasta nuovamente  bloccata con il collo e il braccio destro, ho fatto punture di muscoril e orudis e anche bentelan, il dolore al collo è passato ma ancora ad oggi sento fastidio con un po’ di dolore al braccio destro e formicolii alla mano dx. Ho eseguito di nuovo una risonanza di cui le scrivo il risultato:”Aspetto rettilineo del rachide cervicale. Fenomeni degenerativi margino-somatici nel tratto C4-C7.A livello C4-C5 è presente ernia discale mediana-paramediana dx che impronta il sacco durale e annulla lo spazio liquorale premidollare. Protrusione discale C5-C6, prevalente in sede mediana, con ulteriore impronta sul sacco durale. Infine a livello C6-C7 è presente protrusione discale prevalente in sede paramediana e foraminale dx, con associate osteofitosi e conseguente impegno foraminale omolaterale. Concomita impronta antero-laterale dx sul sacco durale. Nella norma la morfologia del midollo spinale”. Volevo chiederle se secondo lei posso evitare un operazione e fare in modo che con esercizi e terapia adeguata il dolore e il fastidio scompaiano, se ci sono sedi della sua associazione in Abruzzo e qualunque cosa io possa fare per migliorare questa situazione che sta rendendo difficile la mia vita quotidiana, inoltre il lavoro nel settore metalmeccanico che svolgo purtroppo non mi aiuta anzi penso che stia aggravando la situazione. Grazie anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi.

Risposta

L’esito delle sue risonanze evidenzia che lei passa troppo tempo con il capo flesso in avanti; è quello che succede a molte persone che flettono il capo sia lavorando sedute, sia in piedi, nel tempo libero e nel riposo (quando il cuscino è troppo alto o si dorme sul fianco, in posizione fetale).
Per stare bene deve eseguire esercizi che ripristinano la benefica lordosi cervicale e imparare a lavorare senza flettere il capo, camminare molto nel tempo libero e dormire in posizione supina con un cuscino basso.
Provi a vedere sulla sezione del sito 
http://www.backschool.it/italia/abruzzo.htm quale mio allievo è più vicino alla sua città.
Cordiali saluti

Cifotizzazione del rachide cervicale

26 maggio 2010

Cifotizzazione del rachide cervicale
Domanda
Gent.mo Prof.
ho 64 anni e da due anni soffro di cervicalgia cronica, soprattutto dopo la craniectomia per l’ algia trigeminale sx (vicino al labbro).
Ho fatto di tutto, dalle cure fisioterapiche, alla massoterapia, alla ginnastica, alla tekar ,alle infiltrazioni di lidocaina + ppm di cortisone.
Adesso sto prendendo 15 mg. al giorno di depalgos più spidifen.
Il mio collo è abbastanza mobile, riesco anche a far la marcia indietro ma è come se avessi sempre dei cani appesi.  
Ho letto il suo libro e cortesemente le chiedo se conosce qualche centro  o fisioterapista  di back school vicino a Siracusa  o se, comunque cercando di eseguire al meglio gli esercizi ne posso trarre beneficio.
RMN
L’esame è stato eseguito con tecnica SE e GE mediante scansioni sagittali e assiali dipendenti dal T1, T2, DP. Minima anterolistesi di C3,
Discoartrosi C3-C4,C4-C5,C5-C6, C6-C7 con protusione osteofitosica margino-somatica anteriore e posteriore, cui si associa protusione ad ampio raggio del margine posteriore dei dischi.
In particolare a livello C5-C6, è presente protusione focale mediana-paramediana sx, del margine posteriore del disco corrispondente.
Il sacco durale ed il profilo anteriore della corda midollare sono improntati.
Cifotizzazione del rachide cervicale.
Ringraziandola per la cortese attenzione le porgo distinti saluti

Risposta
Lei mi riferisce che ha letto il mio libro: immagino faccia riferimento al libro “Neck School”.
Intanto metta in pratica tutti i consigli riportati sul libro.
Come Lei ha già sperimentato, per il risolvere il problema, la soluzione non è affidarsi ad una terapia passiva ma occorre che al più presto lei impari quello che può fare da solo per ridurre il suo dolore. Quando la cervicalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. Per stare bene deve imparare a mantenere le benefiche lordosi lombare e cervicale nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Il suo collo, avendo perso la benefica lordosi è diventato molto delicato, meno capace di svolgere la sua funzione di sorreggere la testa e permetterne i movimenti.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: eviti di stare seduta a lungo e utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo le lordosi, lombare e cervicale.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena né il collo.
Sport: Faccia tutti i giorni una lunga passeggiata a passo svelto. Camminare per lei è il miglior esercizio perché la colonna assume le sua curve fisiologiche, meglio se senza borsa in modo da poter oscillare liberamente gli arti superiori; tale oscillazione è molto utile per eliminare la tensione alle spalle. Cammini almeno mezz’ora al giorno, meglio se riesce per un’ora, con dei bei respiri lenti e profondi.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finchè la cervicalgia non passa, gli esercizi che rilassano la colonna cervicale in estensione.
Sul libro 
La Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia, troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna cervicale riprende la sua funzionalità.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente
Benedetto Toso

Cervicalgia da rettificazione della lordosi

30 aprile 2010

Cervicalgia da rettificazione della lordosi
Domanda
BUONA SERA, leggendo il suo articolo intitolato LA SCUOLA DEL COLLO, mi sono interessato visto che mi è stata diagnosticata la RETTILINEIZZATA LA FISIOLOGICA LORDOSI, e volevo fare degli esercizi a tale proposito, nel suo articolo vengono segnalati degli esercizi ma non sono spiegati, dove li posso trovare detti esercizi, in un suo libro, articolo. Una domanda: sono un appassionato di body building e volevo sapere se per questo problema c’è una soluzione definitiva e se potrò ritornare ad allenarmi tranquillamente, ovviamente dopo essere guarito.
GRAZIE ANTICIPATE, E ASPETTO UNA SUA RISPOSTA.

Risposta
La maggior parte dei dolori localizzati a livello del rachide lombare e cervicale è dovuta alla riduzione o rettificazione delle lordosi che sono le curva fisiologiche, benefiche, normalmente presenti a livello lombare e cervicale.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. Esse sono pertanto benefiche per la colonna vertebrale, le conferiscono una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni.
E’ normale avere un certo grado di lordosi e di cifosi, non è normale che aumentino (iperlordosi e ipercifosi), ma non è positivo neppure che si riducano.
Quando sono presenti le giuste lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
La rettificazione delle lordosi normalmente è conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che  avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza delle lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide cervicale più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il collo in flessione;
2° eseguire con 
dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide cervicale in estensione.
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perché essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della cervicalgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano il collo e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi cervicale e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare evitando di curvare il collo. Questo è possibile se ci inclina in avanti, perno sulle anche, e si appoggia il torace anteriormente al bordo della scrivania. Se utilizza il computer controlli che lo schermo sia posto all’altezza degli occhi.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare ne la schiena ne il collo.
Sport: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto o se riesce la corsa lenta e prolungata. Riporti su di un diario quanti minuti cammina o corre tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata o della corsa.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la cervicalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna cervicale in estensione.
Per quel che riguarda il Body Builnding, potrà riprendere gradualmente man mano che il dolore cervicale si riduce, dopo aver imparato a stabilizzare la colonna vertebrale e utilizzando una tecnica corretta negli esercizi e nel movimentare i pesi.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me (può fissare l’appuntamento telef. 02/6196588) o da un insegnante preparato (vedi sito www.backschool.it, pagina Back School in Italia).
Le consiglio di acquistare il mio libro: Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente
Benedetto Toso

Richiesta di aiuto urgente per cervicalgia

04 aprile 2010

Richiesta di aiuto urgente per cervicalgia
Domanda
Ho un dolore al collo che non mi dà tregua da diversi mesi e mi disturba il sonno. Non sono riuscita a trovare un fisioterapista in grado di non farmi peggiorare la mia postura e le mie protrusioni, anche e soprattutto con consigli precisi su come stare al lavoro, che esercizi fare.
Oltretutto, sono anche ormai impossibilitata a una ginnastica regolare… anche il tapis roulant e gli esercizi per tenermi in forma diventano a rischio.
Insomma, non sto più vivendo e non so se l’intervento è alle porte o no.
Io vorrei venire da lei per seguire un corso intensivo individuale, eventualmente nel fine settimana, oppure di venerdì o di lunedì, non so quanti giorni duri.
Può darmi delle indicazioni per favore?
La ringrazio tanto e attendo sue notizie.

Risposta
Mi ha descritto molto bene la storia del suo dolore. Come Lei ha già sperimentato, per il risolvere il problema la soluzione non è affidarsi ad una terapia passiva ma occorre che al più presto lei impari quello che può fare da solo per ridurre il suo dolore. Quando la cervicalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. Per stare bene deve imparare a mantenere le benefiche lordosi lombare e cervicale nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo le lordosi, lombare e cervicale.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena né il collo.
Sport: Faccia tutti i giorni una lunga passeggiata a passo svelto. Camminare per lei è il miglior esercizio perché la colonna assume le sua curve fisiologiche, meglio se senza borsa in modo da poter oscillare liberamente gli arti superiori; tale oscillazione è molto utile per eliminare la tensione alle spalle. Cammini almeno mezz’ora al giorno, meglio se riesce per un’ora, con dei bei respiri lenti e profondi
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finchè la cervicalgia non passa, gli esercizi che rilassano la colonna cervicale in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito  www.backschool.it , pagina Back School in Italia). Le consiglio di acquistare il mio libro: 
La Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna cervicale riprende la sua funzionalità.
Se Lei riesce a venire a Milano almeno una volta, può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588, specificando alla segretaria di riservarle il tempo di 2 ore.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Cervicalgia da rettificazione della lordosi

16 novembre 2009

Cervicalgia da rettificazione della lordosi
Domanda (di un giovane laureato in Scienze Motorie)
Buongiorno prof. le volevo chiedere un consiglio ho una signora  di 60 anni, con una rettificazione della lordosi, con spondilosi evidenti a carico di C6 e C7 con riduzione dello spessore discale.
Oltre a farle utilizzare un tipo diverso di cuscino, con che esercizi potrei aiutarla?
Le pongo questa domanda perché le hanno detto di andare dal massofisioterapista ma forse con qualche esercizio potrei aiutarla.

Risposta
Caro …
Puoi aiutarla tu con quello che hai imparato seguendo le mie lezioni.
Questa signora per stare bene deve eseguire quotidianamente con gradualità gli esercizi che mobilizzano e rilassano il rachide cervicale in estensione.
Inoltre, è fondamentale che le insegni a usare correttamente la colonna vertebrale mantenendo la benefica lordosi cervicale nelle posture, nei movimenti quotidiani e nel riposo notturno.
Infine, consigliale di camminare per almeno mezz’ora al giorno.
Fammi sapere poi i risultati ottenuti.

Ernia discale cervicale

26 ottobre 2009

Ernia discale cervicale
Domanda
Volevo innanzi tutto complimentarmi e dare testimonianza di come i suoi libri mi abbiano dato una speranza…
Nel 2007 in una gara agonistica, categoria master, di nuoto (stile rana) ebbi la pessima esperienza di sperimentare dolore al collo. Il giorno seguente è divenuto dolore insopportabile alla spalla.
Dopo vari mesi di tribolazioni ho scoperto lo yoga ma un bel giorno lavandomi i capelli a capo chino … ecco riemergere il problema.
Ero in libreria alla ricerca di un “miracolo” quando ho trovato il suo libro “Neck School” e con estrema contentezza lessi del discorso relativo agli esercizi in estensione per chi si ritrova con una ernia cervicale posteriore.
Grazie a questo ho ripreso anche il hobby che è la corsa, in seguito ad un infortunio di fascite plantare ho avuto la pessima idea di acquistare una bici Mountain bike la quale mi ha risvegliato le ernie cervicali che mi danno formicolio ad entrambe le braccia e scariche elettriche alle mani e dita medie delle stesse con movimenti improvvisi …
Le giuro è una tortura cinese sono disperato … gli esercizi di estensione non hanno più gli effetti della precedente volta e ho addirittura comprato ed utilizzato il Pronex ma senza gli effetti sperati.
Dopo un periodo di riposo assoluto le cose sembravano migliorate ed ho ripreso a fare nuoto 2 volte alle settimana, al momento sto eseguendo solo nuotata a dorso, quella a stile mi aumenta i formicolii, ed esercizi per le gambe.
Volevo sapere se sto sbagliando a fare così e se secondo il suo giudizio mi devo sottoporre ad intervento chirurgico.
La prego mi dia una risposta….

Risposta
Va benissimo quello che ha fatto finora seguendo gli accorgimenti e gli esercizi appresi leggendo il libro “Neck School”. Tuttavia, anche quando si è sulla giusta strada può capitare di forare una  
gomma; ecco che allora è importante eseguire con pazienza la riparazione e ripartire con fiducia.
In questa fase, esegua quotidianamente almeno ogni 2 ore l’esercizio di retropulsione del mento e del capo, descritto a pagina 39 del libro “Neck School”.
Nelle pause di lavoro esegua gli esercizi a pag. 40. Poi a casa esegua gli altri esercizi di estensione descritti a pag. 41 e 42.
Inoltre, per ridurre il dolore è fondamentale che si preoccupi di usare correttamente la colonna vertebrale nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo, seguendo le indicazioni contenute nel libro.
Se il dolore cervicale le impedisce di correre normalmente, per il momento si limiti ad eseguire delle lunghe passeggiate a passo svelto. Molto presto potrà riprendere i suoi allenamenti di corsa.

Cervicalgia e disfunzione dell’articolazione temporomandibolare

25 luglio 08


Cervicalgia e disfunzione dell’articolazione temporomandibolare

Domanda
Sto leggendo il suo libro “la neck school” e mi complimento per la chiarezza espositiva e per gli utili esercizi. Ho subito un colpo di frusta nel 2002 a seguito del quale ho persistente dolore cervicale e più spesso nella stagione invernale ho episodi di blocco totale. Per questo problema ho fatto ripetuti cicli di fkt e sedute di osteopatia senza avere grandi benefici.
Ma la mia mail è soprattutto rivolta a porle una DOMANDA in una seduta di osteopatia mi è stato riscontrato una malocclusione ovvero una disfunzione dell’articolazione temporomandibolare che a dire dell’osteopata e di un gnatologo da me consultato provocherebbe tutti i miei disturbi alla cervicale e dell’apparato digerente.
Come mai nel suo libro tra le cause di algie cervicali non si menziona il problema dell’ATM?
Lei cosa ne pensa a proposito della correzione con byte per il riposizionamento mandibolare?
è possibile con qualche strumentazione o esame diagnostico stabilire se ci sia una relazione tra i due problemi?
La ringrazio con anticipo se avrà la disponibilità di darmi qualche informazione aggiuntiva in quanto ho serie difficoltà nel valutare la bontà di tale strada intrapresa per risolvere il mio problema

Risposta
Non penso che tutti i suoi problemi siano dovuti all’articolazione temporomandibolare. Metta in pratica tutti gli insegnamenti contenuti nel mio libro e compili quotidianamente il diario per l’automonitoraggio del dolore. Usando bene la colonna vertebrale ed eseguendo con costanza gli esercizi utili per lei gradualmente il collo riprenderà a funzionare bene e ridurrà il dolore.
In qualche caso un problema dell’articolazione temporomandibolare può agevolare l’insorgenza di cervicalgia; alcuni segni può percepirli da sola: difficoltà ad aprire la bocca, dolore e rumore articolare localizzati a livello mandibolare. In tal caso è utile il controllo del dentista per verificare che lei possa masticare correttamente e simmetricamente. Se il dentista riscontra una cattiva occlusione è utile rivolgersi allo specialista gnatologo.
N el mio libro non ho accennato al problema dell’articolazione temporomandibolare sia perchè essa solo in pochi casi condizione i sintomi dolorosi sia perchè ho preferito portare l’attenzione su quello che ognuno di noi può fare da solo per ridurre la cervicalgia.
In un altro testo “I segreti per rilassarsi e riposare bene” ho descritto gli esercizi utili in presenza di problemi dell’articolazione temporomandibolare; tali esercizi sono molto efficaci quando, in presenza di ansia, si evidenzia tensione a questo livello digrignando (bruxismo) o stringendo (serrazione) i denti.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

Un anno e mezzo di dolore al collo e alla testa

25 luglio 08

Un anno e mezzo di dolore al collo e alla testa
Domanda
Da circa un anno e mezzo soffro di forti dolori alla schiena ma specialmente al collo e alla testa (solo dalla parte destra) con una irradazione che a volte arriva persino all’occhio destro.
Premettendo che gioco a tennis, o almeno giocavo prima dei dolori, a livello quasi professionista, cioè con quasi 6 ore di allenamento al giorno. Ho realizzato una R.M. cervicale che non indica niente di particolare se non una riduzione della fisiologica lordosi e una contrattura muscolare. Invece per quanto riguarda la schiena ho realizzato solo una radiografia (visto che questo dolore si è presentato dopo quello cervicale) dalla quale non è riscontrabile assolutamente niente. Ho provato a fare tutte le terapie esistenti (fisioterapia, agopuntura, massaggi, farmaci ecc.) senza ottenere però nessun beneficio. Poco tempo fa però il mio ex preparatore atletico è venuto a conoscenza del vostro centro specializzato e mi ha consigliato di informarmi via internet. Per me, ovviamente, è molto difficile aderire al vostro centro a causa della lontananza, però mi chiedevo se esistono degli esercizi da poter eseguire autonomamente senza un analisi personale della tutto. E se ci sono dove posso trovarli?
Aspettando con ansia la sua risposta la ringrazio per la sua considerazione.

Risposta

M ha descritto molto bene la storia del suo dolore. Come Lei ha già sperimentato, per il risolvere il problema la soluzione non è affidarsi ad una terapia passiva ma occorre che al più presto lei impari quello che può fare da solo per ridurre il suo dolore. Quando la cervicalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica. Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. Per stare bene deve imparare a mantenere le benefiche lordosi lombare e cervicale nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso) con un cuscino della giusta altezza in modo che la direzione del suo sguardo sia verticale verso il soffitto; se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo le lordosi, lombare e cervicale.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Sport: la cervicalgia non costituisce una controindicazione al gioco del tennis. Pertanto, pur in presenza di dolore può praticare il suo sport preferito. Se, invece, oltre che cervicalgia ha anche lombalgia, faccia lunghe passeggiate a passo svelto. Va bene anche il nuoto; può nuotare a crawl, dorso e rana.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finchè la cervicalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna cervicale in estensione.
Per attuare questo programma sarebbe bene essere all’inizio guidato da me o da un insegnante preparato (vedi sito 
lt www.backschool.it, pagina Back School in Italia). Siccome nel mese di agosto sarò in vacanza le consiglio di acquistare il mio libro: La Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto. In particolare, nel capitolo dedicato al dolore cronico, troverà un diario che lei deve utilizzare per verificare i miglioramenti. Tale diario va compilato per almeno sei settimane, che sono normalmente il tempo necessario per ridurre il dolore.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna cervicale riprende la sua funzionalità.
Se sarà necessario potremo incontrarci a settembre. Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.

Cervicobrachialgia

03 giugno 2007

Cervicobrachialgia
Domanda
Ho 43 anni e soffro di cervicobrachialgia.
Esistono terapie che posso fare per alleviare i dolori?
Ho già fatto cure antidolorifiche con scarsi risultati.
Grazie B.

Risposta
Normalmente la cervicobrachialgia è la conseguenza di una protrusione o di un’ernia discale cervicale. Può insorgere in conseguenza di un trauma ma più spesso è dovuta a posture scorrette prolungate (tipiche di chi sta a lungo con il capo chino per lavorare o leggere).
Finché il dolore è sopportabile è meglio evitare di assumere farmaci perchè essi sono in grado di ridurre solo i sintomi dolorosi ma non la causa della cervicobrachialgia. Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano il collo e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore è importante che lei prenda coscienza della sua lordosi cervicale e impari a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Per essere guidata nell’apprendimento degli esercizi giusti per Lei e per automatizzare un uso corretto del rachide le consiglio di rivolgersi alla Back School più vicina alla sua abitazione (
www.backschool.it, pagina Back School in Italia)
Ho appena pubblicato un libro che contiene tutti i consigli utili per lei: La Neck School, un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia. Può richiederlo alla Casa Editrice Red Edizioni.
Resto a disposizioni per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

Dorsalgia / Ipercifosi

Dolore localizzato a livello dorsale (dorsalgia)

24 gennaio 2016

Dolore localizzato a livello dorsale (dorsalgia)
Domanda

È da circa un anno che a volte ho un fastidio nella zona dorsale, sui muscoli paravertebrali.
Passo molte ore seduto davanti al PC per lavoro e faccio sport, sala pesi.
Non so se una coincidenza ma il fastidio è cominciato dopo qualche giorno da una manovra osteopata per distensione della colonna, sa quella che fa scricchiolare le vertebre.
Grazie ancora e buon weekend

Risposta
Il dolore localizzato a livello dorsale (dorsalgia) è meno diffuso rispetto alla lombalgia e alla cervicalgia ed ha anche meno conseguenze negative perché la presenza di protrusioni e ernie discali a livello dorsale provoca solo un disturbo localizzato a livello del rachide dorsale mentre a livello cervicale e lombare può produrre conseguenze negative, rispettivamente agli arti superiori e inferiori.
Normalmente per ridurre la dorsalgia occorre conoscere la colonna dorsale, sapere che a questo livello la colonna presenta una curva a convessità posteriore, la cifosi dorsale: è una curva benefica che rende la colonna dorsale elastica e resistente, capace di sopportare senza problemi le sollecitazioni quotidiane; serve, inoltre, a dar spazio ai nostri polmoni e, pertanto, a mantenere una buona funzionalità respiratoria.
Conoscere la colonna dorsale permette di usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Per ridurre il suo dolore deve fare pochi e semplici esercizi mirati di mobilizzazione e di rilassamento della colonna dorsale.
Talvolta, la dorsalgia è dovuta all’ansia, cioè ad un blocco del diaframma. Pertanto, è bene che verifichi se la sua respirazione è corretta: il diaframma svolge pienamente la sua funzione quando, durante l’inspirazione, il respiro arriva fino a sollecitare l’addome, gonfiandolo leggermente.
Infine, è importante praticare attività motorie per evitare l’accumulo di tensione statica dovuto al suo lavoro sedentario.
La passeggiata a passo svelto è l’attività motoria più semplice che può essere svolta, senza difficoltà, dalla maggior parte dei soggetti anche quando le capacità fisiche sono ridotte. Perché sia efficace, il passo deve essere regolare e il ritmo abbastanza sostenuto. I suoi benefici sono numerosi, in particolare, camminando si riformano le curve fisiologiche della colonna vertebrale; pertanto, costituisce un efficace esercizio antalgico per riequilibrare il rachide e ridurre la lombalgia, la dorsalgia e la cervicalgia, quando questi sintomi sono insorti in conseguenza della postura seduta scorretta e prolungata. L’oscillazione degli arti superiori è un movimento utile per neutralizzare la tensione accumulata sulle spalle durante la giornata. Naturalmente perché questo avvenga è meglio fare la passeggiata senza alcuna borsa in mano, in modo che le braccia siano libere di muoversi. Infatti, quando si cammina gli arti superiori oscillano alternativamente per equilibrare il movimento degli arti inferiori.
Quando camminare diventa difficile per la presenza di sovrappeso, obesità, gonartrosi e coxartrosi diventa utile aiutarsi con i bastoncini proposti dal Nordic Walking.
Chi riesce a camminare a passo svelto per almeno un’ora, se non è in sovrappeso e non soffre di lombalgia, può iniziare a correre con gradualità.
Cordiali saluti
Benedetto Toso

Ipercifosi dorsale a 67 anni

23 gennaio 2016


Ipercifosi dorsale a 67 anni
Domanda

Gent. dott. Toso,
le scrivo per l’ipercifosi dorsale di mio marito, anni 67, ingegnere. Premetto che non è mai stato tanto diritto neppure da giovane, però da circa 2-3 anni è nettamente peggiorato, nel senso che sta sempre più gobbo, con la testa in avanti e la schiena curva. Penso che una causa importante sia il suo lavoro sedentario, che lo ha portato per decenni e decenni a stare ore e ore curvo alla scrivania o al computer, con la  testa piegata in avanti.
Inoltre, nonostante le mie frequenti sollecitazioni, lui non fa proprio nulla per correggersi,dato che non lo considera un problema! Io invece sono molto preoccupata non solo per l’aspetto estetico,nettamente peggiorato, ma anche per i futuri  possibili danni alla salute. Mio marito è stato in alcuni centri fisioterapici ma purtroppo, invece di migliorare, è peggiorato. Secondo il medico curante, più che fare ginnastica di potenziamento muscolare, deve fare esercizi di allungamento!
Vorrei sapere se voi questa patologia è di vostra pertinenza e in che modo la curate e intervenite, cioè
qual è il percorso di cura che dovrebbe iniziare e se può essere  veramente efficace per migliorare un po’ la situazione o, almeno, non farla ulteriormente peggiorare!
E’ per me importante sapere che efficacia avrà la cura e quale impegno comporterà, perché devo motivare mio marito e convincerlo a curarsi!  
Penso  che sia molto importante che mio marito parli con un medico che gli dia la motivazione necessaria per avviare questo percorso curativo, facendogli capire i rischi , i danni, le conseguenze negative a cui va incontro se non si cura! Si deciderà a curarsi se diventerà consapevole (adesso non lo è!) di quello che potrà succedergli in futuro, per es. la cifosi potrebbe peggiorare e la schiena incurvarsi sempre di più, la gabbia toracica potrebbe essere sempre più compressa, potrebbero insorgere problemi respiratori, cardiaci ecc. …..
Quindi, io fisserei una visita con Lei, pregandola vivamente di motivare e convincere mio marito, rendendolo pienamente consapevole delle conseguenza a cui va incontro se non inizia un percorso curativo adeguato. Mi faccia sapere, per favore, se è d’accordo.
Se il caso non fosse di sua pertinenza specifica, la prego di indicarmi dei validi nominativi.
In attesa di una sua gentile risposta, La ringrazio molto Le invio cordiali saluti.

Risposta
Gentile signora rispondo alla sua domanda:
Vorrei sapere se voi questa patologia è di vostra pertinenza e in che modo la curate e intervenite, cioè qual è il percorso di cura che dovrebbe iniziare e se può essere  veramente efficace per migliorare un po’ la situazione o, almeno, non farla ulteriormente peggiorare!
Il miglior modo di curare questa patologia è quello di impostare un programma personalizzato di Back School e di Bone School al più presto.
Il percorso è:
1) prendere coscienza della propria colonna vertebrale, della eventuale riduzione di funzionalità,
2) eseguire esercizi mirati a rafforzare la capacità di controllo e l’energia antigravitari, esercizi per ripristinare la mobilità in estensione del rachide, esercizi di potenziamento dei muscoli antigravitari,
3) usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e nel riposo notturno (gli esercizi di ginnastica non sono sufficienti se si usa scorrettamente la colonna vertebrale),
stare meno seduto e meglio seduto,
4) camminare tutti i giorni un po’ di più,
5) compilare quotidianamente un diario, riportando il numero di esercizi eseguiti, l’uso corretto della colonna, i minuti o metri percorsi camminando, il punteggio dell’eventuale dolore.

Cordiali saluti
Benedetto Toso

Ipercifosi dorsale e morbo di Scheuermann: che cosa fare?

04 novembre 2013

Ipercifosi dorsale e morbo di Scheuermann: che cosa fare?
Domanda
Ho 37 anni sono alto 178 peso 75 kg e ho il dorso curvo, forse congenito o morbo di Scheuermann.
Nonostante il mio problema (x me grande  problema solamente estetico) tengo a precisare che non ho alcun dolore.
Ho praticato sedute di Mezieres, Pilates e ginnastica correttiva ma senza alcun risultato e cosi ho interrotto e ho iniziato il nuoto.
Volevo chiederle se posso continuare a nuotare  a dorso e a stile libero?
Il nuoto può aggravare la situazione?
Potrebbe consigliarmi un’alternativa al nuoto?
Alla mia età (37 anni) posso ancora sperare in qualche  miglioramento?

Risposta
Pur in presenza di ipercifosi dorsale è possibile condurre una vita del tutto normale. L’importante è che Lei sappia tutto quello può e deve fare e anche quello che deve evitare. In questo modo potrà gestire il suo problema senza conseguenze negative.
Gli studi hanno rilevato la presenza di dorsalgia in una ridotta percentuale di adolescenti con  morbo di Scheuermann e ancor più ridotta di adulti, con un dolore che è stato definito “leggero e non invalidante”. Ulteriore motivo di rassicurazione è la notizia che nella maggioranza dei casi nell’età
adulta la colonna si irrigidisce e si stabilizza: il rischio di progressione della deformità è minimo, riguarda di più le ipercifosi molto gravi, superiori a 80°.
Tuttavia, occorre ricordare che la presenza di ipercifosi dorsale è un fattore di rischio che può provocare lombalgia e cervicalgia; è importante seguire le
indicazioni per una adeguata prevenzione.
Inoltre, occorre ricordare anche gli altri fattori di rischio legati all’ uso  scorretto, al sovrappeso, al fumo, alla forma fisica scadente, agli stress  psicologici. È  un fattore di rischio anche  l’atteggiamento psicologico negativo di chi si scoraggia, di chi teme un peggioramento, di chi teme per il suo futuro e assume un atteggiamento da malato. L’insoddisfazione, la
depressione, la paura, la preoccupazione, l’intolleranza e lo scoraggiamento sono atteggiamenti negativi che diminuiscono le endorfine e che non solo agevolano l’insorgenza del dolore, ma  ostacolano la sua riduzione: possono provocare  dolore cronico e disabilità.
L’azione della Back School, in presenza di ipercifosi, si prefigge di instaurare nell’allievo un atteggiamento positivo di fiducia con la capacità di gestire e difendere la propria colonna vertebrale con  un  impegno personale.
Eseguire con regolarità un programma specifico di esercizi permette di acquisire un senso di sicurezza e di fiducia nelle proprie possibilità oltre che prevenire o ridurre il dolore vertebrale.
Conoscere la colonna vertebrale, aver imparato a controllarla, a proteggerla, permettono di usarla correttamente per prevenire il dolore e l’aggravamento dell’ipercifosi dorsale.
Per ottenere buoni risultati, in presenza di ipercifosi dorsale, occorre abbinare l’educazione posturale agli esercizi di mobilizzazione e di stabilizzazione.
Non basta insegnare la posizione corretta se la rigidità impedisce al rachide dorsale di estendersi.
Allo stesso modo non è sufficiente imparare la postura corretta se non si ha l’energia per mantenerla.
Per cercare di ridurre il più possibile la rigidità del rachide dorsale viene dato molto spazio agli esercizi di mobilizzazione che devono essere eseguiti sia in estensione, sia in rotazione, sia in flessione laterale, evitando, naturalmente, gli esercizi di flessione.
Occorre eseguire gli esercizi in modo dolce, ben localizzato, neutralizzando i possibili compensi.
Inoltre, occorre compensare con una piena mobilità delle anche e delle spalle le ridotte possibilità del rachide dorsale. Di conseguenza si insiste sugli esercizi di mobilizzazione per le spalle e per le anche.
È fondamentale che impari ad utilizzare correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti e soprattutto durante gli sforzi. In questo modo potrà condurre una vita normale senza alcun dolore alla schiena.
Le aggiungo poi le indicazioni relative alle attività sportive.
In presenza di lievi ipercifosi non esiste alcuna limitazione si possono praticare tutti gli sport anche a livello agonistico.
In presenza di una ipercifosi  più marcata e rigida è opportuno avere alcune precauzioni e svolgere l’attività sportiva in modo non agonistico per  trarne il massimo giovamento e prevenire possibili conseguenze negative.
In particolare, occorre limitare:
gli sport che sollecitano la colonna vertebrale in flessione aumentando ulteriormente la cifosi dorsale come ad esempio la posizione aerodinamica del corridore ciclista e di chi fa pattinaggio di velocità su ghiaccio;
gli sport che provocano sovraccarichi sul rachide, sollevamento pesi, sci nautico, tuffi;
gli sport che sollecitano in iperestensione il rachide, la ginnastica artistica, il tennis, salto in alto stile Fosboury, lancio del giavellotto. La rigidità del tratto dorsale costringe come compenso ad un estensione eccessiva il tratto lombare e cervicale della colonna;
il potenziamento eccessivo dei muscoli pettorali come avviene nel body building e nelle nuotate a crawl, rana e delfino. Questi muscoli, infatti, nei soggetti ipercifotici sono retratti e anteriorizzano le spalle, arrotondando ulteriormente il dorso già curvo.
Pertanto il ciclismo è consigliato a condizione che non si usi il manubrio da corsa ma quello da passeggio.
Il tennis può essere praticato facendo attenzione a non forzare il rachide lombare nel servizio e nella schiacciata.
Nel nuoto è bene alternare la nuotata a crawl con il dorso.
Utile la pratica della pallavolo (con le stesse limitazioni descritte per il tennis), la pallacanestro, lo sci, la corsa.
Cordiali saluti

Back School per chi ha ipercifosi dorsale e Morbo di Scheuermann

22 maggio 2008

Back School per chi ha ipercifosi dorsale e Morbo di Scheuermann
Domanda
E’ da anni che soffro di problemi alla schiena e dolori perenni sempre a quest’ultima. Facendo varie visite da ortopedici di tutta Italia mi sono stati riscontrati diversi problemi alla colonna vertebrale.
Diagnosi: dorso curvo giovanile con vertebre a cuneo (morbo Scheuermann) dorsalgia cronica e lombalgia, con ipercifosi dorsale severa e lieve scoliosi dorsale.
Dopo varie ricerche su internet sono riuscito a trovare il suo sito, che a mio avviso è il migliore ed il più approfondito in materia di tutti quelli che ho visto, e ho trovato esposti molti dei problemi che mi “perseguitano…” da anni.
Volevo sapere, se è possibile farmi visitare da lei, previo appuntamento naturalmente, in modo da avere un quadro ben preciso di tutto quello che posso e devo fare per risolvere questo mio problema che mi assilla “tortura” da anni.
Aspetto con ansia una sua RISPOSTA e la ringrazio anticipatamente per il tempo dedicatomi.
Cordiali saluti

Risposta
Come lei stesso ha precisato è importante che Lei sappia tutto quello può e deve fare e anche quello che deve evitare. In questo modo potrà gestire il suo problema senza conseguenze negative; cioè potrà condurre una vita normale senza dolore.
Gli studi hanno rilevato la presenza di dorsalgia in una ridotta percentuale di adolescenti con  morbo di Scheuermann e ancor più ridotta di adulti, con un dolore che è stato definito “leggero e non invalidante”. Ulteriore motivo di rassicurazione è la notizia che nella maggioranza dei casi nell’età adulta la colonna si irrigidisce e si stabilizza: il rischio di progressione della deformità è minimo, riguarda di più le ipercifosi molto gravi, superiori a 80°.
Tuttavia, occorre ricordare che la presenza di ipercifosi dorsale è un fattore di rischio che può provocare lombalgia e cervicalgia; è importante seguire le indicazioni per una adeguata prevenzione.
Inoltre, occorre ricordare anche gli altri fattori di rischio legati all’uso scorretto, al sovrappeso, al fumo, alla forma fisica scadente, agli stress psicologici. È  un fattore di rischio anche l’atteggiamento psicologico negativo di chi si scoraggia, di chi teme un peggioramento, di chi teme per il suo futuro e assume un atteggiamento da malato. L’insoddisfazione, la depressione, la paura, la preoccupazione, l’intolleranza e lo scoraggiamento sono atteggiamenti negativi che diminuiscono le endorfine e che non solo agevolano l’insorgenza del dolore, ma ostacolano la sua riduzione: possono provocare  dolore cronico e disabilità.  
L’azione della Back School, in presenza di ipercifosi, si prefigge di instaurare nell’allievo un atteggiamento positivo di fiducia con la capacità di gestire e difendere la propria colonna vertebrale con  un  impegno personale.
Eseguire con regolarità un programma specifico di esercizi permette di acquisire un senso di sicurezza e di fiducia nelle proprie possibilità oltre che prevenire o ridurre il dolore vertebrale.
Conoscere la colonna vertebrale, aver imparato a controllarla, a proteggerla, permettono di usare correttamente la colonna vertebrale per prevenire il dolore e l’aggravamento dell’ipercifosi dorsale.
Può fissare un appuntamento con me telefonando al n. 026196588. Se lei abita lontano da Cusano Milanino, lo segnali alla segretaria in modo che le riservi il tempo di 2 appuntamenti.
A presto.

Esercizi per chi ha ipercifosi dorsale

22 maggio 2008

Esercizi per chi ha ipercifosi dorsale
Domanda
Salve professore,sono una donna che soffre di ipercifosi dorsale, mi chiedevo che esercizi devo fare e quali evitare in palestra.
Cordialmente.

Risposta

Per ottenere buoni risultati, in presenza di ipercifosi dorsale, occorre abbinare l’educazione posturale agli esercizi di mobilizzazione e di stabilizzazione.
Non basta insegnare la posizione corretta se la rigidità impedisce al rachide dorsale di estendersi.
Allo stesso modo non è sufficiente imparare la postura corretta se non si ha l’energia per mantenerla.
Per cercare di ridurre il più possibile la rigidità del rachide dorsale viene dato molto spazio agli esercizi di mobilizzazione che devono essere eseguiti sia in estensione, sia in rotazione, sia in flessione laterale, evitando, naturalmente, gli esercizi di flessione.
Occorre eseguire gli esercizi in modo dolce, ben localizzato, neutralizzando i possibili compensi.
Inoltre, occorre compensare con una piena mobilità delle anche e delle spalle le ridotte possibilità del rachide dorsale. Di conseguenza si insiste sugli esercizi di mobilizzazione per le spalle e per le anche.
è fondamentale che impari ad utilizzare correttamente c la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti e soprattutto durante gli sforzi. In questo modo potrà condurre una vita normale senza alcun dolore alla schiena.
Le aggiungo poi le indicazioni relative alle attività sportive.
In presenza di lievi ipercifosi non esiste alcuna limitazione si possono praticare tutti gli sport anche a livello agonistico.
In presenza di una ipercifosi  più marcata e rigida è opportuno avere alcune precauzioni e svolgere l’attività sportiva in modo non agonistico per trarne il massimo giovamento e prevenire possibili conseguenze negative.
In particolare, occorre limitare:
gli sport che sollecitano la colonna vertebrale in flessione aumentando ulteriormente la cifosi dorsale come ad esempio la posizione aerodinamica del corridore ciclista e di chi fa pattinaggio di velocità su ghiaccio;
 gli sport che provocano sovraccarichi sul rachide: sollevamento pesi, sci nautico, tuffi;
 gli sport che sollecitano in iperestensione il rachide: la ginnastica artistica, il tennis, salto in alto stile Fosboury, lancio del giavellotto. La rigidità del tratto dorsale costringe come compenso ad un estensione eccessiva il tratto lombare e cervicale della colonna;
 il potenziamento eccessivo dei muscoli pettorali come avviene nel body building e nelle nuotate a crawl, rana e delfino. Questi muscoli, infatti, nei soggetti ipercifotici sono retratti e anteriorizzano le spalle, arrotondando ulteriormente il dorso già curvo.
Pertanto il ciclismo è consigliato a condizione che non si usi il manubrio da corsa ma quello da passeggio.
Il tennis può essere praticato facendo attenzione a non forzare il rachide lombare nel servizio e nella schiacciata.
Nel nuoto è bene alternare la nuotata a crawl con il dorso.
Utile la pratica della pallavolo (con le stesse limitazioni descritte per il tennis), la pallacanestro, lo sci, la corsa.
Cordiali saluti.

Scoliosi

Scoliosi: quando è indicato il corsetto?

1 febbraio 2014

Domanda – Scoliosi: quando è indicato il corsetto?
Da giovane ho sofferto di scoliosi e ho portato il busto per diversi anni. Per questo sono terrorizzata che anche mia figlia che il prossimo anno andrà a scuola ne possa soffrire. Cosa posso fare per prevenire quello che ho passato io?

Risposta

Normalmente il periodo in cui insorge e si aggrava la scoliosi è quello puberale.
Purtroppo, talvolta succede che non ci accorge subito dell’insorgenza della scoliosi perché essa non provoca dolore né altri disturbi e, di conseguenza, si inizia a curarla quando si è già aggravata.
Pertanto, è fondamentale riconoscere i segni della scoliosi il più presto possibile, per prevenire il suo peggioramento, evitare le conseguenze più gravi e far in modo che il soggetto scoliotico conduca una vita normale senza alcun dolore.
Per comprendere meglio che cos’è la scoliosi, la sua insorgenza e la sua evoluzione riporto alcune parti del mio libro “Back School per gli studenti – Programma per prevenire e curare il mal di schiena e le patologie vertebrali”.

Scoliosi
Normalmente la colonna vertebrale vista posteriormente è diritta. In presenza di scoliosi, non è più diritta, ma si evidenzia una deviazione laterale, con asimmetria, più o meno marcata, delle spalle, delle scapole o del profilo dei fianchi.
Fino a pochi anni fa la scoliosi veniva chiamata deviazione laterale del rachide. Ma, poi, si è compreso che tale definizione non è sufficiente perché la scoliosi è caratterizzata anche da alterazioni negli altri piani dello spazio. Cioè la scoliosi si manifesta:
•  sul piano frontale come una deviazione laterale,
•  sul piano sagittale con una alterazione delle curve, spesso provocandone una riduzione o inversione,
•  sul piano orizzontale con un movimento di rotazione.
In conseguenza di queste alterazioni il soggetto scoliotico, spesso si presenta diritto in modo abnorme quando lo si osserva di profilo (cioè, si riducono le curve fisiologiche) e con una evidente asimmetria delle spalle e dei fianchi quando lo si osserva frontalmente e dorsalmente.
In oltre l’80% dei casi la scoliosi viene definita idiopatica; cioè, non è possibile riconoscere una causa precisa e probabilmente non ha un’unica causa.

Che differenza c’è tra scoliosi e atteggiamento scoliotico?
L’atteggiamento scoliotico si distingue dalla scoliosi vera perché è completamente correggibile con l’autocorrezione. È una deviazione laterale del rachide senza alterazioni della struttura delle vertebre che scompare eseguendo una flessione del busto in avanti.
La scoliosi vera si evidenzia con un test molto semplice, chiamato test di Adams, o bending test: si esegue in stazione eretta effettuando una flessione del busto con gli arti inferiori.
In presenza di scoliosi vera si evidenzia una asimmetria con una prominenza costale o lombare che viene chiamata gibbo.

Come si valuta la gravità della scoliosi?
Il gibbo può essere misurato con diversi strumenti: la livella e il  gibbometro lo misurano in millimetri; l’inclinometro d’Osualdo e lo Scoliometer di Bunnel lo misurano in gradi. Tale misurazione è molto importante, perché permette di valutare l’evoluzione della scoliosi ed evidenzia eventuali peggioramenti senza far ricorso continuamente a radiografie.
Quando il test di Adams è positivo ed evidenzia un gibbo di una certa entità, il medico richiede una radiografia per valutare l’entità della scoliosi.
La gravità della scoliosi viene espressa in gradi misurati con il metodo Cobb. Quanto più aumenta il valore angolare tanto più è grave la scoliosi.

Come si cura la scoliosi?
La scelta del trattamento deve essere riservata ad un esperto di patologie del rachide in età evolutiva. La terapia varia in funzione della gravità della scoliosi e dell’età del paziente.
•  L’atteggiamento scoliotico e la scoliosi inferiore ai 10° cobb non vengono trattati in modo specifico: è sufficiente la semplice osservazione, con controllo a distanza.
•  In presenza di scoliosi lieve, superiore a 10° ed inferiore a 20°, sono sufficienti gli esercizi specifici guidati da un rieducatore esperto, abbinati all’uso corretto del rachide.
•  Quando la curva supera i 20° e c’è un residuo periodo di crescita, viene prescritto il trattamento con corsetto.
In alcuni casi, per fortuna rari, quando la curva supera i 60°, il corsetto non è sufficiente e si rende necessario un intervento chirurgico che blocca tutte le vertebre interessate dalla scoliosi per stabilizzarle e impedire un ulteriore aggravamento.
Occorre fare tutto quello che è possibile per arrivare all’intervento chirurgico; in particolare, è importante scoprire la scoliosi il più presto possibile per prevenire il suo peggioramento ed evitare le conseguenze più gravi.
Purtroppo, talvolta succede che non ci accorge subito dell’insorgenza della scoliosi perché essa non provoca dolore né altri disturbi e, di conseguenza, si inizia a curarla quando si è già aggravata.

Quanto è diffusa la scoliosi?
La scoliosi è maggiormente diffusa nel sesso femminile.
Per fortuna sono più diffuse le scoliosi lievi; più rara l’incidenza delle scoliosi gravi.
Le scoliosi lievi, superiori a 10° ed inferiori a 20° interessano circa il 2-3% della popolazione.
Le scoliosi superiori a 20° ed inferiori a 40° interessano una piccola percentuale (0,1 -0,5%).
Le scoliosi più gravi, superiori a 40°, hanno un incidenza inferiore allo 0,1%.

Quando insorge e quando peggiora la scoliosi?
Normalmente il periodo in cui insorge e si aggrava la scoliosi è quello puberale. Dopo questo periodo di accrescimento la colonna vertebrale trova un suo equilibrio e la curva tende a stabilizzarsi.
Poi, il rischio di aggravamento si ripresenta con la menopausa: la comparsa dell’osteoporosi e la riduzione degli spazi discali con le conseguenti alterazioni artrosiche favoriscono l’aggravamento delle deformazioni vertebrali a cuneo.

La scoliosi può provocare mal di schiena?
La scoliosi non provoca mal di schiena. Nei casi più gravi, ha delle conseguenze negative a livello estetico e funzionale, perché deforma la schiena e riduce la funzionalità respiratoria.

Il nuoto è lo sport più adatto per chi ha la scoliosi?
Fino a pochi anni fa l’attività sportiva veniva sconsigliata ai soggetti scoliotici. L’unico sport che veniva ritenuto valido era il nuoto: infatti, i medici spesso prescrivevano ai pazienti scoliotici, indifferentemente, nuoto o ginnastica correttiva.
Ora si è compreso che il nuoto, pur essendo un’attività sportiva validissima, non ha nei confronti della scoliosi quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite e non è in grado da solo di controllare l’evoluzione di una scoliosi.
Addirittura, l’esagerare nella attività natatoria può essere dannoso in presenza di scoliosi grave, perché il nuoto rende la colonna più mobile e, di conseguenza, più facilmente deformabile. Inoltre le profonde respirazioni abbinate alla pressione dell’acqua sviluppano un meccanismo rotatorio sul torace che favorisce il peggioramento del gibbo costale.
Il soggetto scoliotico va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua, e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questo obiettivo può essere ottenuto con una valida ginnastica rieducativa, individualizzata e adattata, abbinata alla pratica degli sport in carico.

Chi ha la scoliosi può praticare una attività sportiva?
Il soggetto scoliotico, dopo aver appreso gli esercizi di autocorrezione in palestra e dopo aver imparato a stabilizzare il rachide, è bene che pratichi attività motorie e sportive: la colonna vertebrale risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse che hanno un effetto correttivo e non deformante.
Si comprende allora come sia non solo utile, ma addirittura indispensabile abbinare agli esercizi di ginnastica l’attività sportiva: i benefici psicologici che lo sport è in grado di apportare sono utili al soggetto scoliotico di ogni età e contribuiscono a sviluppare una immagine positiva del corpo che permette di superare le difficoltà psicologiche dovute alla deformazione vertebrale.

Scoliosi in età adulta

05 giugno 2012

Scoliosi in età adulta
Domanda
Salve, Le scrivo perché sono affetta da scoliosi a doppia curva toracica, che fino a qualche anno fa non mi dava particolari fastidi, adesso conducendo una vita più sedentaria, sono aumentati i dolori. Mi sono sottoposta a diverse terapie (tens, massaggi…) che alleviano per un po’ il problema ma nulla di particolarmente soddisfacente, pur consapevole che il problema permarrà. Mi hanno parlato della Back School e vorrei chiedere informazioni maggiori in merito e sapere, inoltre, abitando a Bologna qual è il riferimento più vicino.
Grazie per l’attenzione dedicatami
Cordiali Saluti

Risposta
Normalmente la scoliosi non provoca dolori alla schiena.
Tuttavia, è fondamentale sapere il valore angolare delle sue curve.
La scoliosi di solito si manifesta in età puberale, poi in età adulta le scoliosi lievi si stabilizzano; infine il rischio di peggioramento si ripresenta con la menopausa perché la comparsa di artrosi e osteoporosi può determinare un aggravamento della scoliosi.
Il fatto che sia a doppia curva è positivo perché una curva compensa l’altra e si ha stabilità.
Per lei è fondamentale usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno; l’uso corretto permette non solo di prevenire il mal di schiena ma anche di evitare un peggioramento.
Cordiali saluti.

Informazioni sugli esercizi per il mio problema di scoliosi e protrusioni discali

26 gennaio 2012

Informazioni sugli esercizi per il mio problema di scoliosi e protrusioni discali
Domanda
Ho 24 anni e sono preoccupato per le condizioni del mio stato di salute e ho una scarsa forma fisica. Le racconto la mia situazione:nel 2008 ho incominciato ad avvertire dei dolori alla schiena, ho fatto dei raggi e da li ho scoperto che  avevo una scoliosi ad S italica nel tratto dorso-lombare con lievissimo sollevamento dell’ala iliaca destra. Mi sono recato così da un ortopedico, che vedendo le lastre mi ha consigliato di sottopormi a delle  sedute di rieducazione posturale globale e cosi sono andato da una fisioterapista specializzata in materia. Non essendo del tutto soddisfatto, ho voluto fare degli esami più specifici e facendo una risonanza magnetica ho riscontrato che a L2-L3 si osserva una protrusione intraforaminale bilaterale dell’anulus fibrosus. Anulus fibrosus protruso posteriormente a L4-L5. Normali il cono, l’epicono midollare e l’ampiezza del canale rachideo. Sono andato così da un neochirurgo che mi ha prescritto di fare ogni giorno per un anno degli esercizi diaframmatici, e li sto facendo tutt’ora.
Ora sono triste perché non so più che fare, vorrei sapere, quali esercizi o sport posso fare o meglio se ci sono cure per il mio problema; vorrei da voi delle informazioni.

Risposta  

Se la sua scoliosi è stata riconosciuta a 24 anni significa che quasi sicuramente è molto lieve e non interferisce con il suo dolore. Anche le protrusioni discali sono benigni e rientrano con i giusti esercizi e usando correttamente la colonna vertebrale.
Pertanto lei per stare bene deve eseguire poche e semplici esercizi mirati e usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Cordiali saluti.

Che fare in età adulta in presenza di grave scoliosi?

31 marzo 2011

Che fare in età adulta in presenza di grave scoliosi?
Domanda
Ho 23 anni e ho una grave scoliosi.
All’età di 11-12 anni ho portato diversi corsetti e frequentavo un corso di ginnastica correttiva.
I corsetti hanno funzionato poco per colpa mia…. li usavo poco e malvolentieri.
Ora i disagi sono più che altro estetici, in quanto (per il momento) non avverto dolori alla schiena.
Per disagi estetici intendo una costola sporgente, la parte sinistra del petto sporgente….
Per pigrizia da molti anni non faccio nessuno sport e quindi non ho nemmeno una salda muscolatura della schiena.
Le chiedo gentilmente di darmi consigli utili su che tipo di attività fisica svolgere.
L’ultima lastra risale al 2009 ma ad oggi credo proprio di essere aimè peggiorata.  
In attesa di un Suo gentile riscontro La ringrazio per l’attenzione e porgo i miei più cordiali saluti.

Risposta

La scoliosi in età adulta si stabilizza ed è possibile avere una vita normale senza dolore.
Il rischio di peggioramento si ripresenterà poi con la menopausa, quando insorgeranno l’artrosi e l’osteoporosi.
Di conseguenza, è importante che lei faccia già ora tutti i giorni quello che serve e cioè,
usi correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e nel riposo,
conduca una vita attiva con una passeggiata quotidiana all’aperto di almeno mezz’ora,
eviti di fumare, di scoraggiarsi a causa della scoliosi,
eviti le attività motorie e gli esercizi che mobilizzano la colonna.

Scoliosi e lombosciatalgia

21 luglio 2010

Scoliosi e lombosciatalgia
Domanda
Salve professore,
vorrei chiederle un consiglio per me strettamente necessario. Ho 24 anni, una scoliosi di 35° e 34° e frequenti lombosciatalgie da quando avevo 16 anni, sono stata visitata a lungo e mi hanno consigliato di sottopormi ad una posturologia antalgica specifica per la schiena, volevo sapere da lei se gentilmente  sa indicarmi qualcuno su Bari. La mia vita è terribilmente condizionata da questo dolore cronico. La ringrazio infinitamente.

Risposta
La sua scoliosi e la presenza di lombosciatalgia meritano la massima attenzione.
L’evolutività della scoliosi è massima nel periodo puberale. Dopo questo periodo di accrescimento la colonna vertebrale trova un suo equilibrio e la curva tende a stabilizzarsi.
Dopo la maturità scheletrica il rischio di progressione interessa quasi esclusivamente le scoliosi più gravi, superiori a 50°. La velocità di aggravamento è molto ridotta rispetto a quella verificatasi durante la crescita.
Infine, il rischio di progressione si ripresenta con la menopausa: la comparsa dell’osteoporosi e dell’artrosi favoriscono l’aggravamento delle deformazioni vertebrali.
Pertanto, dobbiamo fare in modo che la sua scoliosi si stabilizzi e che il dolore non solo si riduca ma non ritorni.
Per ottenere questi risultati è importante che Lei sia guidata nell’apprendimento degli esercizi utili per imparare a usare correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e per stabilizzarla durante gli sforzi.
Intanto le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che deve fare.
Sul sito www.backschool.it , nella sezione Back School in Italia può trovare i nomi dei miei allievi più vicini alla sua abitazione.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

Scoliosi e mal di schiena

13 maggio 2010

Scoliosi e mal di schiena
Domanda
Buona sera ho letto l’articolo sulla Back School su Ok Salute e mi interessavano avere delle informazioni più dettagliate.
Ho 53 anni e soffro di male alla schiena dovuta ad una scoliosi congenita.
Da un paio di anni si sono formate delle protrusioni che mi causano dolori alla schiena ed alla coscia sinistra. E’ teoricamente possibile risolvere il mio problema?
La ringrazio anticipatamente per le informazioni che vorrà darmi e porgo cordiali saluti.

Risposta
La presenza di scoliosi normalmente non provoca mal di schiena.
Le riporto alcune frasi dal mio libro:”L’80% della popolazione adulta soffre di mal di schiena; l’80% dei soggetti scoliotici in età adulta soffre di mal di schiena. Non ci sono differenze riguardanti l’incidenza.
La localizzazione del dolore non è legata a quella della curva e l’intensità del dolore non è proporzionale alla gravità della scoliosi. Si osservano soggetti con scoliosi molto gravi che non hanno alcun dolore e, al contrario, altri con lievi deviazioni che si lamentano di soffrire di dolori molto intensi.
Le indagini hanno evidenziato che la scoliosi provoca dolore più frequentemente quando è localizzata a livello lombare o dorsolombare, più raramente quando è localizzata a livello dorsale.
Le scoliosi dorsali superiori ai 50°, provocano non tanto l’insorgenza di dolori ma riduzione della capacità respiratoria.”
Come Lei ha sperimentato, pur in presenza di scoliosi, fino a 53 anni non ha mai sofferto di disturbi alla colonna vertebrale.
L’insorgenza del dolore normalmente è dovuta, non alla scoliosi, ma alla riduzione della lordosi lombare o alla presenza di protrusione o ernia del disco.
Tuttavia, esiste anche la possibilità che il dolore sia conseguente ad un peggioramento della scoliosi.
Ancora dal mio libro: “L’evolutività della scoliosi è massima nel periodo puberale. Dopo questo periodo di accrescimento la colonna vertebrale trova un suo equilibrio e la curva tende a stabilizzarsi.
Dopo la maturità scheletrica il rischio di progressione interessa quasi esclusivamente le scoliosi più gravi, superiori a 50°. La velocità di aggravamento è molto ridotta rispetto a quella verificatasi durante la crescita.
Infine, il rischio di progressione si ripresenta in età anziana: la comparsa dell’osteoporosi e dell’artrosi favoriscono l’aggravamento delle deformazioni vertebrali.”
Pertanto, le consiglio di farsi vedere dal fisiatra per valutare la gravità della scoliosi e per accertare la causa del dolore. Intanto si preoccupi di usare bene la sua colonna vertebrale seguendo le
seguenti indicazioni.
Informazione: occorre portare l’attenzione in particolare sulle benefiche curve fisiologiche del rachide.
La presenza di tali curve aumenta la resistenza della colonna alle sollecitazioni di compressione assiale. A livello lombare per ridurre la sciatalgia è importante mantenere la lordosi che è benefica per la colonna vertebrale, le conferisce una maggiore capacità di ammortizzare le pressioni e le sollecitazioni quotidiane.
E’ normale avere un certo grado di lordosi, non è normale che aumenti (iperlordosi), ma non è positivo neppure che si riduca.
Quando è presente la giusta lordosi la pressione si distribuisce uniformemente sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
Molto spesso la benefica lordosi si riduce o rettifica in conseguenza delle posture statiche scorrette prolungate. È quello che avviene a coloro che conducono una vita sedentaria e non svolgono una adeguata attività motoria di compenso: soggetti che mantengono la flessione del rachide non solo otto ore in ufficio ma altre ore nel tempo libero e, spesso, anche durante il riposo notturno.
La mancanza della lordosi rappresenta una condizione che rende il rachide più delicato, instabile, meno resistente, meno capace di sopportare le pressioni quotidiane.
Fatte queste premesse Lei può comprendere come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma occorre fare fondamentalmente due cose:
1° evitare, il più possibile, le posture e i movimenti che costringono il rachide in flessione;
2° eseguire con dolcezza e gradualità gli esercizi utili che mobilizzano il rachide in estensione.
Il dolore che avverte alla coscia sinistra normalmente è la conseguenza di un’ernia discale. Può insorgere in conseguenza di un trauma o di uno sforzo eccessivo ma spesso è dovuta a posture scorrette prolungate (tipiche di chi sta a lungo seduto in cifosi lombare).
Il dolore è una guida: aumenta nelle posture e nei movimenti che danneggiano la schiena e, al contrario, si riduce nelle posture e nei movimenti corretti.
Per ridurre il suo dolore deve prendere coscienza della sua lordosi lombare e imparare a mantenerla nelle posture e nei movimenti quotidiani e durante il riposo notturno.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Attività quotidiane: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena; stando seduto deve utilizzare un supporto o cuscino lombare.
Attività motorie: è bene che tutti i giorni faccia una lunga passeggiata a passo svelto. Riporti su di un diario quanti minuti cammina tutti i giorni in modo da verificare un graduale aumento della durata della passeggiata.
Restando a disposizione la saluto cordialmente
Benedetto Toso

Scoliosi grave

14 aprile 2010

Scoliosi grave
Domanda
Le scrivo per chiederLe alcune informazioni circa gli esercizi fisici corretti da effettuare per contrastare l’aggravamento della mia scoliosi.
Sono un uomo di 53 anni e la mia è una scoliosi sinistro convessa con curva lombare di 58 gradi.
Devo dire che per problemi vari è stata un po’ trascurata fino a Settembre scorso quando ho avuto una forte lombalgia; fino ad allora ho condotto una vita normale senza particolari problemi e senza dolori.
Dopo gli opportuni accertamenti medici mi è stata consigliata l’operazione; io vorrei evitarla e per questo ho iniziato dieta ed esercizi fisici di elongazione e rinforzo tono muscolare in palestra per irrobustire la colonna ed i muscoli addominali. Non ho più avuto dolori, ma adesso “sento”  più di prima la mia notevole curva lombare in ogni occasione di affaticamento: lunga stazione eretta, movimenti di flessione anteriore, quando sto molto tempo seduto davanti al PC, ecc.
Nonostante questo non ho mal di schiena. Evito chiaramente gli esercizi in carico sulla colonna, flessioni laterali e mobilizzazione del rachide. Ho in palestra un istruttore che conosce la “Back School” e mi ha fatto recuperare con esercizi appropriati un po’ di lordosi lombare.
Volevo porLe alcune domande:
L’utilizzo della PancaFit per l’allungamento della catena muscolare posteriore è appropriato?
Posso camminare a passo svelto sul tappeto aumentando la pendenza?
E’ giusto effettuare costantemente esercizi a terra di rinforzo per i muscoli addominali?
E’ corretto cercare di rinforzare un po’ di più la muscolatura lombare dalla parte destra opposta alla mia curva?
Infine volevo chiederLe se c’è un testo guida che descriva gli esercizi corretti da eseguire corredato da foto  descrittive e da consigli sullo stile di vita da adottare anche se molti comportamenti li ho già assimilati.
La ringrazio per una eventuale risposta e mi scuso per essermi dilungato così tanto.
Cordiali saluti

Risposta
Rispondo alle sue domande.
1. L’utilizzo della PancaFit per l’allungamento della catena muscolare posteriore è appropriato?
Si è appropriato ma non è sufficiente; per stare bene con la sua schiena e per prevenire l’aggravamento della scoliosi è importante rafforzare l’energia antigravitaria e usare correttamente la colonna vertebrale sul lavoro, nel tempo libero e nel riposo.
2. Posso camminare a passo svelto sul tappeto aumentando la pendenza?
Si.
3. E’ giusto effettuare costantemente esercizi a terra di rinforzo per i muscoli addominali?
Deve essere molto prudente nell’eseguire gli esercizi per i muscoli addominali, perché essi aumentano la pressione intraddominale e, di conseguenza, quella intradiscale: spesso ciò avviene mentre la colonna vertebrale ha un atteggiamento di cifosi lombare che è una situazione in cui tende ad aggravarsi sia la scoliosi sia la lombalgia. Pertanto, dobbiamo stabilire insieme gli esercizi utili per lei.
4. E’ corretto cercare di rinforzare un po’ di più la muscolatura lombare dalla parte destra opposta alla mia curva?
No.
5. Infine volevo chiederLe se c’è un testo guida che descriva gli esercizi corretti da eseguire corredato da foto  descrittive e da consigli sullo stile di vita da adottare anche se molti comportamenti li ho già assimilati.
Può acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per previnire e curare le algie vertebrali. Edizioni Red (30 euro).
Il libro contiene oltre che il programma di esercizi dettagliato anche una descrizione della scoliosi.
Il valore angolare elevato della sua scoliosi merita la massima attenzione perché una volta superati i 50 anni di età, la riduzione degli spazi discali, la possibile insorgenza di artrosi e osteoporosi possono determinare un peggioramento della scoliosi lombare e una conseguente laterolistesi.
Per questi motivi la invito a venire almeno una volta da me per una valutazione attenta della sua colonna e per attuare tutte le strategie utili (esercizi e uso corretto del rachide) per prevenire il dolore e l’aumento della scoliosi.
Restando a disposizione la saluto cordialmente.

Scoliosi, osteoporosi e mal di schiena

4 gennaio 2010

Scoliosi, osteoporosi e mal di schiena
Domanda
Vivo a Milano, ho 50 anni e soffro di una serie di patologie alla schiena. Ho la scoliosi da quando ero piccola, non ho mai sofferto di particolari dolori alla schiena, ora alla mattina quando mi alzo ho qualche dolorino al fondo schiena. Vado una volta al mese da un osteopata e in palestra circa 2/3 volte alla settimana (tapis rulant, cyclette). Quest’anno mi hanno diagnosticato una osteoporosi severa.
Ho trovato interessante quanto letto sulla Back School e vorrei mettermi in contatto con lei per essere guidato da Lei.
Resto in attesa di un suo riscontro, cordiali saluti.

Risposta
Considerando la presenza di scoliosi, osteoporosi, mal di schiena è importante che ci vediamo al più presto per impostare un programma mirato a ridurre il dolore, agire positivamente sull’osteoporosi e prevenire l’aggravamento della scoliosi.
La scoliosi normalmente insorge durante la crescita, si stabilizza in età adulta e poi il rischio di aggravamento si ripresenta con la menopausa a causa della riduzione degli spazi discali e dell’osteoporosi.
Attuando tutte le giuste strategie, cioè evitando quello che nuoce e facendo quotidianamente quello che serve per la colonna vertebrale, è possibile prevenire il dolore e l’aggravamento della scoliosi.

Spondilolistesi

Intervento chirurgico per spondilolistesi

13 giugno 2014

Domanda: Intervento chirurgico per spondilolistesi
Spondilolistesi anteriore sono preoccupato perché l’ortopedico mi ha comunicato che l’operazione è la mia ultima possibilità, quali rischi si corrono ? Ringrazio sin d’ora della sua risposta con deferenza B. G..

Risposta

Occorre valutare l’entità dello scivolamento; è giustificato l’intervento solo quando è superiore al 50% e quando ci sono gravi dolori e sintomi neurologici.
Se lo scivolamento è inferiore al 50% è possibile migliorare mettendo in atto tutto quello che serve e cioè, conoscere la colonna vertebrale, usarla bene ed eseguire costantemente pochi esercizi mirati.
Cordiali saluti
Benedetto Toso

Valutazione della spondilolistesi

9 marzo 2012

Valutazione della spondilolistesi
Domanda
In seguito a radiografia per valutare la scoliosi, a mia figlia di tredici anni è stata diagnosticata una spondilolistesi del 30% (2° grado).
La ragazza ha sempre praticato sport e non ha mai accusato alcun sintomo, non ha dolore, non ha alcuna difficoltà con la schiena.
L’ortopedico le ha detto che la pratica della pallavolo deve essere interrotta e questo ha gettato la ragazza in uno stato di abbattimento davvero molto preoccupante. La pallavolo rappresenta in questo momento, già difficile per lei per altri motivi, il suo mondo, le sue amicizie, la sua vita.
Le chiedo pertanto un suo parere : è possibile sperare di continuare a praticare questo sport, anche se magari in modo meno impegnativo, magari integrando con altre terapie o sport come il nuoto, o sostenendo la schiena con un corsetto?
Quali sono i rischi reali che si corrono?
Le hanno inoltre prescritto altre indagini: una risonanza magnetica, una TAC a tre D multislide, due radiografie oblique. Quali di queste Lei ritiene necessarie ? ho paura di sottoporre la ragazza ad una quantità eccessiva di radiazioni inutili.
Infine, quale tipo di materasso è più indicato in questi casi?
Vorrei chiederle molte altre cose, ma ho intenzione di farlo personalmente venendo a trovarla  a breve presso la sede del suo centro a Milano.La Back School è stata la salvezza di mia sorella che ha tre ernie del disco .
In attesa di una sua risposta la ringrazio di cuore per la disponibilità.

Risposta

Lo scivolamento del 30% equivale ad una situazione di instabilità in cui c’è il rischio di progressione dello scivolamento.
Dobbiamo fare in modo che questa vertebra si stabilizzi, con i giusti esercizi, usando correttamente la colonna vertebrale e con idonee attività sportive. Cioè, dobbiamo fare in modo che sua figlia stia bene non solo ora ma anche quando avrà 60 anni. Inoltre, dobbiamo evitare che lo scivolamento superi il 50%, perché  in tal caso c’è il rischio che diventi necessario l’intervento chirurgico di stabilizzazione.
Con il 30%, anch’io sconsiglio di proseguire con la pallavolo; è vero che non ha dolore ma i movimenti tipici della pallavolo possono aggravare lo scivolamento.
Direi di evitare altre indagini come quelle che lei ha elencato: una risonanza magnetica, una TAC a tre D multi slide, due radiografie oblique.
Per verificare la stabilità potreste eseguire le radiografie dinamiche, in massima flessione e in massima estensione.
Dal libro che ho scritto per i giovani le invio il paragrafo con cui spiego quello che è importante fare.
Cordiali saluti

SPONDILOLISTESI

Il termine spondilolistesi deriva dalla parola greca spondylos, che significa vertebra e listhesis che significa scivolamento; indica, pertanto, lo scivolamento generico di una vertebra sull’altra.
E’ più preciso parlare di anterolistesi  quando una vertebra scivola avanti rispetto alla sottostante, retrolistesi quando scivola all’indietro e laterolistesi quando scivola lateralmente.
Normalmente quando si parla di spondilolistesi si intende lo scivolamento in avanti cioè l’anterolistesi. La radiografia riportata nella figura n. 88 evidenzia la presenza di anterolistesi: l’ultima vertebra lombare, indicata dalla freccia, è scivolata in avanti rispetto al piatto sacrale.

Fattori che impediscono lo scivolamento

Le colonne portanti delle normali abitazioni sono appoggiate su di un piano orizzontale. Invece, la nostra colonna vertebrale è appoggiata su di un piano inclinato. Infatti come si vede dalla figura (fig. n. 89), il piatto sacrale è inclinato di circa 30°: è una condizione che agevola lo scivolamento in avanti. Tuttavia, la quinta vertebra lombare, pur essendo appoggiata su di un piano inclinato, normalmente non scivola in avanti perché viene stabilizzata dai legamenti longitudinali anteriore e posteriore, dal disco intervertebrale, dai muscoli dei piani profondi del rachide e soprattutto dall’angolazione e dalla posizione delle faccette articolari.

Cause della spondilolistesi

La spondilolistesi può essere traumatica o congenita; è dovuta sempre alla spondilolisi.
Il termine spondilolisi deriva dal greco spondylos (vertebra) e lysis (rottura o difetto); indica l’interruzione dell’istmo che si trova a livello dell’arco posteriore tra la faccetta articolare inferiore e quella superiore. L’istmo è la parte più delicata, più sottile dell’arco vertebrale: se c’è una fragilità congenita, un difetto di ossificazione, basta un piccolo trauma, una piccola caduta  o la ripetizione di carichi ciclici a provocare la spondilolisi (fig. n. 90a). Venendo a mancare la solida connessione dell’arco posteriore la vertebra lombare scivola facilmente in avanti (fig. n. 90b).
Essendo l’istmo localizzato a livello dell’arco posteriore della vertebra i movimenti che più frequentemente sono responsabili della spondilolisi e della conseguente spondilolistesi sono quelli di iperestensione (vedi 1° capitolo: posture e movimenti scorretti in estensione).
I traumi o microtraumi ripetuti in eccessiva estensione possano provocare, oltre che lombalgia, anche la frattura dell’istmo vertebrale (spondilolisi) e il conseguente scivolamento in avanti di una  vertebra su quella sottostante (anterolistesi).

Evoluzione della spondilolistesi

L’aggravamento maggiore dello scivolamento si verifica durante la spinta di crescita all’inizio della pubertà. Al termine della crescita, una volta raggiunta la maturità ossea, le spondilolistesi di lieve entità, acquistano un equilibrio stabile e, nella maggior parte dei casi, non si aggravano per molti anni. Il rischio di aggravamento si ripresenta nella terza età, quando il disco intervertebrale subisce usura e diventa inefficace la sua azione stabilizzante.

Incidenza della spondilolistesi

L’incidenza della spondilolisi e della spondilolistesi è compresa tra il 4 e il 7% della popolazione.

La presenza di spondilolisi o spondilolistesi può provocare mal di schiena?

La presenza di spondilolisi e spondilolistesi può provocare lombalgia; Il dolore normalmente si manifesta in stazione eretta e nelle posizioni e nei movimenti che accentuano la lordosi lombare.
Tuttavia occorre precisare che molto spesso si riscontra la presenza di spondilolistesi in soggetti che non hanno alcun dolore alla schiena.

Come si valuta la gravità della spondilolistesi?

Se nella valutazione di un paziente lombalgico, il medico rileva i segni che possono far pensare ad una spondilolistesi, prescrive la radiografia del rachide lombare in proiezione laterale in ortostasi, cioè in stazione eretta.
Tale radiografia è fondamentale per esprimere la diagnosi di spondilolistesi, per valutare l’entità dello scivolamento e per documentare la sua evoluzione.
Ci sono diversi metodi di valutazione: la figura 91 ne indica due tra i più diffusi: il metodo di Meyerding, che esprime lo scivolamento in gradi da 0 a 4 e il metodo di Pipino che lo misura in millimetri e lo rapporta in percentuale alla lunghezza del piatto vertebrale
L’entità dello scivolamento può essere espressa in gradi o più precisamente in percentuale come è indicato nella figura:
1° grado corrisponde ad uno scivolamento inferiore o uguale al 25%
2°grado corrisponde ad uno scivolamento compreso tra il 25% e il 50%
3°grado corrisponde ad uno scivolamento compreso tra il 50% e il 75%
4° grado corrisponde ad uno scivolamento superiore al 75%.
Quanto più aumenta la percentuale di scivolamento tanto più aumenta la gravità della spondilolistesi.

Cosa è importante fare in presenza di spondilolistesi?

Nei casi più in cui lo scivolamento è lieve è sufficiente usare correttamente la colonna vertebrale.
L’uso corretto permette ai soggetti che presentano spondilolistesi di prevenire la lombalgia ed evitare la progressione dello scivolamento.
È importante evitare le posizioni e i movimenti che accentuano la lordosi lombare come, ad esempio, avviene camminando in discesa. Soprattutto quando la discesa è molto ripida viene favorita l’estensione del rachide lombare.
Allo stesso modo è potenzialmente nocivo il gesto di chi alza le braccia per prendere un oggetto posto in alto. L’iperestensione del rachide può riacutizzare il dolore e aggravare l’entità dello scivolamento: la figura 92 evidenzia la tecnica scorretta e corretta per eseguire il movimento.
Pertanto occorre eseguire gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione per proteggere il rachide ed evitare di inarcare la regione lombare (fig. 93).
In presenza di spondilolistesi occorre evitare di calzare scarpe con tacchi alti perché provocano un aumento della lordosi.
In presenza di lombalgia il soggetto che ha spondilolistesi trae beneficio dagli esercizi e dalle posture che rilassano il rachide lombare in flessione (vedi 2° capitolo, esercizi antalgici per la lombalgia).
Sempre per prevenire il dolore e non aumentare l’entità dello scivolamento è bene evitare le attività sportive che provocano carichi eccessivi sul rachide e che sollecitano il rachide in iperestensione.
Quando l’entità dello scivolamento è più marcata, in presenza di lombalgia, viene prescritto un trattamento ortopedico con un corsetto che, per  essere efficace, deve mantenere il rachide lombare in delordosi. Solo nei casi più gravi viene prescritto l’intervento chirurgico.

Sport e spondilolistesi

22 marzo 2012

Sport e spondilolistesi
Ulteriore domanda della stessa lettrice
la ringrazio per la sua risposta chiara e precisa.
Vorrei conoscere il titolo del suo libro per acquistarlo in modo da vedere anche le immagini con gli esercizi giusti.
Potrebbe dirmi in conclusione quali sport sono adatti?
Grazie ancora

Risposta
Può chiedere alla segreteria della Back School (026196588) il libro BACK SCHOOL PER GLI STUDENTI: PROGRAMMA PER PREVENIRE E CURARE IL MAL DI SCHIENA E LE PATOLOGIE VERTEBRALI
Per quel che riguarda gli sport più indicati è bene che sua figlia pratichi attività sportiva in modo non agonistico; vanno bene: camminare, la corsa lenta (evitando la corsa in discesa), nuotare (evitando il delfino e i movimenti forzati nelle altre nuotate), canoa, bicicletta.
Buona Pasqua

Spondilolistesi e lombalgia

14 maggio 2007

Spondilolistesi e lombalgia
Domanda
Mi hanno diagnosticato una spondilolisi con conseguente spondilolistesi che da qualche mese mi dà problemi lombalgici e anche lievi problemi sciatici limitati solo al gluteo sinistro.
Io accuso dolori sopportabilissimi, diciamo che possono essere anche tradotti come fastidi; essi sono però costanti.
Desidero sapere cosa posso fare per ridurre il dolore e per prevenire l’aggravamento dello scivolamento vertebrale.
Cordiali saluti

Risposta
In presenza di spondilolistesi è importante valutare l’entità dello scivolamento, stabilizzare il rachide lombari con il giusto programma di esercizi, usare correttamente il rachide evitando i movimenti che possono aggravare l’instabilità.
Può trovare informazioni riguardanti il programma specifico per la spondilolistesi nelle pagine del sito “aggiornamenti culturali” (spondilolistesi e lombalgia) e “corsi di educazione posturale”.
La palestra Milanino Back School si occupa proprio della prevenzione e del trattamento delle algie e delle patologie vertebrali. Quando lo desidera può chiedere un appuntamento telefonando al n. 026196588. Porterà con se le indagini diagnostiche che ha già eseguito e programmeremo la strategia più utile per Lei.
In attesa di conoscerla personalmente, La saluto cordialmente.

Altro

Programma della Back School e libri di riferimento

15 giugno 2012

Programma della Back School e libri di riferimento
Domanda
Le premetto che sono uno studente del corso di Laurea in fisioterapia a Roma.
La disturbo per sapere quali sono i testi di riferimento, per saperne qualcosa di più sul metodo Back School.
Grazie e buon lavoro

Risposta
Esistono numerosissimi metodi per curare il mal di schiena; la moderna Back School non è un metodo, ma un programma multidisciplinare che pone al primo posto il benessere di soffre di algie e patologie vertebrali: la sua capacità di gestire il dolore con un atteggiamento di fiducia e con un impegno personale, grazie alla preparazione psicofisica acquisita.
Le elenco i libri che ho pubblicato:
“Mal di schiena: prevenzione e terapia delle algie vertebrali”, Edi Ermes, Milano, 1991 (prima edizione), 1994 (seconda edizione), 1999 (terza edizione).
“Back School, Neck School, Bone School: programmazione, organizzazione, conduzione e verifica”, Edi Ermes, Milano, 2003.
“Back School, Neck School, Bone School: programmi di lavoro specifici per le patologie del rachide”, Edi Ermes, Milano, 2003.
“Tecniche di rilassamento per la Back School”, CD audio n. 1, 2, 3 e 4, Edi Ermes, Milano, 2003.
“La Neck School: un programma completo per prevenire e curare la cervicalgia”, Red edizioni, Milano, 2007.
“Back School: una straordinaria tecnica per vincere il mal di schiena”, Red edizioni, Milano, 2008.
“Back School: un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali”, Red edizioni, Milano, 2008.
“I segreti per rilassarsi e riposare bene”, Back School Programma Toso, Milano, 2008.
“Back School per gli studenti: programma per prevenire e curare il mal di schiena e le patologie vertebrali”, Back School Programma Toso, Milano, 2009.
I libri specifici per gli studenti della Laurea in Fisioterapia sono:
“Back School, Neck School, Bone School: programmazione, organizzazione, conduzione e verifica”, Edi Ermes, Milano, 2003.
“Back School, Neck School, Bone School: programmi di lavoro specifici per le patologie del rachide”, Edi Ermes, Milano, 2003.
Può trovarli descritti sul sito www.backschool.it nella sezione:
http://www.backschool.it/pubblicazioni.htm
Cordiali saluti.

Prevenzione e terapia dell’artrosi

11 marzo 2012

Prevenzione e terapia dell’artrosi
Domanda
Volevo sapere se un lavoro ben fatto di stretching e rinforzo muscolare a corpo libero può prevenire l’artrosi; adesso ho 40 anni e facendo questi lavori mi sento benissimo anche avendo un varismo alle ginocchia.
Cari saluti

Risposta
La ringrazio per la sua Domanda perché mi permette di fare alcune considerazioni sull’artrosi: è una malattia degenerativa delle articolazioni.
Il processo di usura interessa soprattutto le lt articolazioni esposte a maggior carico: le vertebre (spondiloartrosi), le anche (coxartrosi), le ginocchia (gonartrosi).
Chi, dopo avere compiuto 50 anni di età, esegue una radiografia della colonna vertebrale non deve preoccuparsi più di tanto se appaiono sulle lastre i segni dell’artrosi. La spondiloartrosi e la riduzione degli spazi discali appaiono più evidenti a 60 anni e ancor più a 70 anni: è il risultato del normale processo di usura delle vertebre e dei dischi intervertebrali.
La presenza di discopatia e di artrosi non è necessariamente causa di lombalgia, è solo un fattore predisponente. Infatti tra i soggetti colpiti dagli stessi segni di artrosi alcuni presentano dolore, altri no. Inoltre lo stesso soggetto in presenza di artrosi attraversa periodi di sofferenza e altri di benessere.
Il processo di usura che provoca l’artrosi, si realizza gradualmente con il passare degli anni e può essere accelerato da diversi fattori di rischio: insufficiente conoscenza della colonna vertebrale e delle altre articolazioni, uso scorretto dell’articolazione nelle posture e movimenti quotidiani, ansia, tensione eccessiva, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, nicotina e abuso di caffeina.
Posture, movimenti scorretti e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale
Le posture e i movimenti vengono definiti scorretti quando non vengono rispettate le curve fisiologiche del rachide. Sono potenzialmente nocive le posture statiche ripetitive tipiche di chi lavora seduto in ufficio (impiegati, operatori al computer) o in stazione eretta curvo in avanti (operai alla catena di montaggio, parrucchieri, dentisti).
Un altro fattore di rischio è lo stress da vibrazioni; interessa automobilisti, camionisti, operai che usano il martello pneumatico.
Stress psicologici
L’ansia, la tensione eccessiva e protratta, gli stress ripetuti, l’atteggiamento negativo di chi ha paura e subisce il dolore, l’insoddisfazione della propria vita e del proprio lavoro, la depressione, la preoccupazione, lo scoraggiamento, la stanchezza, l’esaurimento sono fattori di rischio importanti che possono portare anche ad dolore cronico.
Forma fisica scadente, sovrappeso, obesità, abuso di caffeina e nicotina
La civiltà attuale sta dispensando sempre più l’uomo dalla necessità di compiere movimenti e sforzi e l’ha portato sempre più a ridurre l’attività motoria.
La vita sedentaria provoca un deterioramento graduale delle condizioni di efficienza. Questo deterioramento può essere così lento e impercettibile che chi lo subisce può ritenerlo una conseguenza naturale dell’invecchiamento, è invece il sintomo di una vera e propria malattia: la malattia ipocinetica, cioè da poco movimento.

  •  Le ossa diventano fragili e si aggrava l’osteoporosi.

  •  I muscoli diventano deboli, flaccidi e perdono la loro elasticità.

  •  Diminuisce la mobilità delle articolazioni.

  •  Diminuisce la resistenza, la velocità, la coordinazione, l’equilibrio e tutte le altre capacità fisiche di base.

Il sovrappeso, l’obesità, la nicotina,  l’abuso di caffeina e di farmaci abbinati alla vita sedentaria costituiscono fattori di rischio tipici di chi ha scarsa cura corporea e cattive abitudini di vita; essi sono responsabili di una forma fisica scadente e della riduzione delle capacità fisiche di base. Pur non causando direttamente mal di schiena, sono tutti fattori di rischio, possibili concause, che costituiscono un terreno fertile per la sua insorgenza.

Attività sportiva: benefici e fattori di rischio
Occorre precisare che può essere dannoso non solo condurre una vita sedentaria ma anche eccedere nello sport e nell’agonismo.
L’attività sportiva svolta correttamente e con continuità garantisce molti benefici: migliora le condizioni di salute, aumenta la forza e l’elasticità muscolare, accresce la densità ossea, rende più solida la colonna vertebrale, in particolare, migliora il nutrimento del disco e delle cartilagini articolari, riduce la sensibilità ai dolori di schiena, aumenta la tolleranza al dolore e diminuisce la possibilità di ricadute in chi ha sofferto di lombalgia e cervicalgia.
Le attività motorie e sportive sono positive per il corretto mantenimento dell’integrità funzionale oltre che dell’apparato muscolo-scheletrico anche di quello cardiovascolare e respiratorio: ricordano al corpo quali sono le sue possibilità di movimento e le funzioni di cui è capace.
Lo sport affatica in modo sano e controllato, costituisce uno stress positivo, in grado di equilibrare gli stress negativi quotidiani.
Le attività motorie e sportive favoriscono l’attività intellettuale, l’autostima, il senso di sicurezza  e di fiducia in sé stessi, la resistenza allo stress e alle malattie.
La pratica dell’esercizio fisico è in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento e di conseguenza migliorare le qualità di vita dei soggetti anziani.
Svolgere attività motorie all’aria aperta in ambiente naturale, il piacere di sentire il proprio corpo che funziona nel praticare uno sport che piace costituiscono situazioni positive che aumentano la produzione di endorfine.
D’altra parte l’attività sportiva, spingendo l’atleta al massimo delle sue capacità spesso provoca delle sollecitazioni talmente elevate che possono forzare le articolazioni al di la delle loro possibilità:
– eccessive pressioni dovute a sovraccarichi;
– movimenti forzati di iperestensione che possono danneggiare le strutture posteriori del rachide;
– movimenti forzati di iperflessione che possono danneggiare la parte anteriore del rachide: il corpo vertebrale e il disco intervertebrale;
– movimenti di torsione potenzialmente lesivi sia per le componenti anteriori della colonna che per quelle posteriori; la torsione diventa ancora più dannosa quando è abbinata alla flessione o all’estensione;
– esposizione agli stress di vibrazione.
Ogni sport richiede la ripetizione di uno o più movimenti tra quelli appena elencati.
Occorre, ovviamente, tenere presente che lo sportivo esegue il proprio gesto atletico non solo durante le competizioni, ma anche, in modo ripetuto, negli allenamenti quotidiani. Tale ripetizione effettuata per tempi lunghi e con elevata intensità provoca microtraumi sulle strutture muscolo-scheletriche, sui tendini e sui legamenti.
Queste sollecitazioni diventano ancora più dannose se l’atleta non ha una buona preparazione atletica oppure se manca una adeguata preparazione tecnica.
L’attività agonistica si trasforma in elevato fattore di rischio quando lo scopo principale diventa quello di raggiungere la prestazione e il successo e si perde di vista il bene primario, la salute psicofisica. Le sedute di allenamento troppo intense, gli impegni agonistici ripetuti e ravvicinati senza le giuste pause di recupero, sottopongono ad elevata pressione e ad usura precoce la colonna vertebrale.

Prevenzione dell’artrosi
Per una efficace prevenzione dell’artrosi, occorre agire sui fattori di rischio. Di conseguenza il programma è bene che sia articolato sui seguenti cardini.
Informazione. E’ fondamentale che ognuno conosca bene com’è fatta la colonna vertebrale, come funziona, qual è il meccanismo che produce il dolore per evitare di azionarlo.
Ginnastica preventiva. Il programma di lavoro prevede:
– esercizi utili per automatizzare una corretta postura;
– esercizi per stabilizzare e proteggere la colonna vertebrale durante gli sforzi;
– esercizi per decomprimere i dischi intervertebrali;
– esercizi di mobilizzazione specifici per la colonna vertebrale e per le altre articolazioni;
– esercizi di allungamento muscolare;
– esercizi di compenso per riequilibrare la colonna vertebrale quando l’attività lavorativa o sportiva costringe a posizioni o movimenti che alterano le curve fisiologiche.
È bene che eseguire quotidianamente gli esercizi per colmare le proprie carenze.
Uso corretto del rachide. L’uso corretto della colonna vertebrale e delle altre articolazioni, nell’attività lavorativa, nel tempo libero e nel riposo, permette di prevenire il dolore e di rallentare il processo di usura.
Tecniche di rilassamento. Essendo lo stress, l’ansia, la tensione eccessiva, cause importanti di algie vertebrali, l’educazione respiratoria e le tecniche di rilassamento sono cardini fondamentali del programma.
Alimentazione e stile di vita. Questo cardine si prefigge di agire sui fattori di rischio legati al sovrappeso, all’obesità, alla nicotina, all’abuso di caffeina e di farmaci.
Consuetudine all’attività motoria.
– Consuetudine ad eseguire gli esercizi di ginnastica quotidianamente, a casa o nelle pause lavorative;
– Praticare una idonea attività motoria, ricreativa o sportiva, preferibilmente in ambiente naturale, all’aria aperta.
Restando a disposizione Le porgo cordiali saluti

Informazioni sui libri

8 febbraio 2012

Informazioni sui libri
Domanda
Volevo chiederle se Il libro “Back School: un programma completo  per prevenire  e curare Le algie vertebrali “è complementare ai 2 libri Back school -Neck school-Bone school Volume 1-2 di cui sono già in possesso per imparare i miei esercizi personali.
Grazie

Risposta
I 2 libri Back School, Neck School, Bone School, che Lei ha già, sono rivolti agli insegnanti di educazione fisica e ai fisioterapisti.
Il libro “Back School: un programma completo  per prevenire  e curare Le algie vertebrali ” è rivolto alla popolazione.
Di conseguenza, se Lei ha già i primi 2 è inutile che acquisti quello rivolto alla popolazione, che tra l’altro ora è esaurito; sto preparando una nuova edizione.
Cordiali saluti.

Un grazie – ad onor del vero – non paga il beneficio ottenuto

21 luglio 2011

Un grazie – ad onor del vero – non paga il beneficio ottenuto
Domanda
Gent.mo Prof. Toso,
sono stato da lei in 2 sedute distinte  poco più di un anno fa .
Oltre a ricordarle che mi è stata diagnosticata una “voluminosa ernia posteriore mediana a livello L4-L5 che determina impronta di discreta entità del corrispondente versante del sacco durale a prevalenza destro”. Al suo controllo ha accertato la rettificazione della lordosi lombare.
Ho fatto tutto quello che mi ha detto nei due mesi successivi.
Ho acquistato  i suoi  due testi sulla back School per una migliore conoscenza del tutto.
Il fastidioso e permanente  dolore che avevo da 5/6 anni  a livello sacroiliaco sx è via via scomparso e non ho più subito shock e blocchi della schiena.
UN GRAZIE – AD ONOR DEL VERO – NON PAGA IL BENEFICIO OTTENUTO
Ho proseguito nel corso di quest’anno senza mai flettere completamente la schiena, con un uso molto molto limitato della stessa.
Vorrei chiederle, nella mia situazione
A) quali sport posso praticare tra corsa, nuoto, bici. La corsa può far male?
B) Quali esercizi ginnici, tra quelli indicati nel suo testo “Back School: un programma completo per prevenire e curare  le algie vertebrali”, devo prediligere per mantenere una certa mobilità della colonna stessa?
C) Non ho capito se la condizione dello star bene dipenda dal limitare l’uso della schiena.
La ringrazio per  il gentile riscontro che vorrà dare alla presente.

Risposta
Mi fa molto piacere sapere che Lei sta bene. Rispondo dettagliatamente alle sue domande.
A) Quali sport posso praticare tra corsa, nuoto, bici. La corsa può far male?
Può correre, andare in bici e praticare le altre attività motorie seguendo i consigli elencati sul libro.
B) Quali esercizi ginnici, tra quelli indicati nel suo testo “Back School: un programma completo per prevenire e curare  le algie vertebrali”, devo prediligere per mantenere una certa mobilità della colonna stessa?
Esegua gli esercizi di allungamento muscolare, di stabilizzazione (descritti sul libro) e continui con gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
C) Non ho capito se la condizione dello star bene dipenda dal limitare l’uso della schiena.
Se il dolore è completamente scomparso la miglior prevenzione non è stare a riposo ma condurre una vita attiva, usando correttamente la colonna e praticando attività motorie.
Se il dolore è completamente scomparso può eseguire anche esercizi blandi di flessione e flettere la colonna leggermente come ad esempio capita nell’allacciare le scarpe e nel lavare il viso.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

Pregi e limiti del metodo Pilates

27 dicembre 2010

Pregi e limiti del metodo Pilates
Domanda
insegno da un po’ di anni in palestra e ambulatorio a Bologna la Back School imparata da voi qualche anno fa. Ho trovato il vostro corso il migliore in assoluto per la cura e prevenzione delle patologie del rachide.
Da un po’ di tempo sto approfondendo il discorso sul Pilates (MATWORK), sto facendo dei corsi e leggendo dei libri…cosa ne pensa di questa metodica?
Integrare in un corso Back School ed esercizi di Pilates insieme potrebbe essere una cosa valida?
Secondo me uno può integrare l altro….ovviamente adattare sempre gli esercizi in base ai pazienti che hai di fronte…
Cosa ne pensa?
Sto cercando ,o meglio, ho l’esigenza di specializzarmi sempre di più in una ginnastica rieducativa,medica che abbia delle piccole novità di esercizi in maniera tale da non annoiare mai il paziente.
Grazie

Risposta
con un po’ di ritardo le esprimo quelli che, secondo il mio parere, sono i pregi e i limiti del metodo Pilates.
Pregi
– Importanza data all’educazione posturale;
– corretta mobilizzazione del rachide;
– corretta stabilizzazione;
– corretto potenziamento;
– utile per prevenire il dolore;
– mantiene il rachide flessibile e allo stesso tempo forte;
– importanza data alla respirazione e al trasverso.
Limiti
– Insufficiente in fase acuta: per ridurre il dolore in tempi brevi occorrono esercizi specifici, mirati, personalizzati e non uguali per tutti.
– Insufficiente in presenza di dolore cronico (occorre il programma multidisciplinare della Back School che permette di attuare la terapia cognitivo comportamentale).
– Tendenza a ridurre la lordosi invece di mantenerla o riformarla quando si è ridotta.  
Questa era la proposta della vecchia Back School che proponeva un programma di esercizi finalizzato a ridurre e rettificare la lordosi lombare: esercizi di retroversione del bacino, esercizi di mobilizzazione in flessione del rachide lombare, esercizi di allungamento dei muscoli paravertebrali lombari, esercizi di allungamento dello psoas iliaco ed esercizi di potenziamento dei muscoli addominali.
Tale programma veniva proposto a tutti i soggetti lombalgici, sia a quelli che presentavano iperlordosi lombare, sia quelli che presentavano una lordosi fisiologica o ridotta o rettificata o, peggio, una cifosi lombare.
La moderna Back School ha come cardine il mantenimento della fisiologica lordosi lombare: essa permette di distribuire uniformemente le pressioni sul pilastro anteriore (disco e corpo vertebrale) e sul pilastro posteriore (faccette articolari). In questo modo la colonna è più solida, capace di sopportare senza problemi, pressioni anche elevate.
4. Insiste troppo sugli esercizi per i muscoli addominali.
In presenza di mal di schiena occorre molta prudenza nell’eseguire gli esercizi per i muscoli addominali. Contrarre tali muscoli significa aumentare la pressione intraddominale e, di conseguenza, la pressione intradiscale; tutto questo si verifica mentre il rachide lombare è in delordosi o, peggio, in cifosi. È una condizione che rischia di aggravare la protrusione o l’ernia discale e che, di conseguenza, può provocare lombalgia.
Per tonificare i muscoli addominali, in presenza di lombalgia è sufficiente la respirazione addominale: si può percepire che i muscoli addominali si contraggono durante la fase di espirazione e si rilasciano durante l’inspirazione.
Cordiali saluti e auguri
Benedetto Toso

Fino a quando occorre fare gli esercizi a casa

10 dicembre 2010

Fino a quando occorre fare gli esercizi a casa
Domanda
Gentile Prof. Toso,
sono stata da lei a fine ottobre scorso con la figlia per imparare il metodo e gli esercizi contro i dolori cervicali.
Innanzi tutto devo comunicarLe che sto meglio e che i miei disagi (e quelli di mia figlia) sono molto diminuiti. Non ho quasi più fatto ricorso ai farmaci per contrastare il dolore! Ancora stento a crederci… Ho eseguito con scrupolo le sue prescrizioni, e non dimentico nulla di quello che ci ha raccomandato. Una svolta concreta, finalmente.
Ora le scrivo per chiederLe se quegli stessi esercizi vanno eseguiti sempre, nel tempo, o soltanto al bisogno. Inoltre vorrei iscrivermi in palestra per un corso di Pilates. Ho già frequentato anni fa un corso di questo genere, mi chiedo se è compatibile con i disturbi cervicali, se ci sono controindicazioni ecc. ecc.
Grazie per l’attenzione, colgo l’occasione per augurarLe un Buon Natale e un Felice Nuovo Anno.

Risposta
Mi fa molto piacere sapere che Lei e sua figlia state bene.
Per mantenere e consolidare i risultati positivi non è necessario andare in palestra.
Continuate sempre gli esercizi; non hanno controindicazioni, costituiscono il modo migliore per mantenere efficiente la colonna vertebrale e per eliminare le tensioni quotidiane.
Agli esercizi naturalmente va abbinato l’uso corretto della colonna vertebrale che ormai Voi avete consolidato.  
A tutto questo va aggiunta la consuetudine a praticare una idonea attività motoria all’aperta: la più semplice e più utile è la passeggiata quotidiana a passo svelto per almeno 30/30 minuti (fa già parte del vostro diario).
Vi saluto con affetto
Benedetto Toso

Set Lombar Traction e Pronex

8 maggio 2010

Set Lombar Traction e Pronex
Domanda
Buonasera professor Toso,
vorrei sapere cosa ne pensa del lumbar taction, attrezzo particolarmente in voga negli USA, e se il pronex, attrezzo che ho utilizzato presso la sua palestra a Cusano Milanino con eccellenti risultati, è ancora all’avanguardia o esiste qualcosa di meglio per quanto riguarda la cura del collo (detto volgarmente).
Ringrandola anticipatamente le porgo cordiali saluti.

Risposta
Se per lumbar traction intende il Set Lombar Traction che ha provato in palestra a Milanino, Le confermo che è molto valido.
Anche il Pronex è valido ma è indicato, non per tutti, solo per coloro che soffrendo di cervicobrachialgia non ottengono la riduzione o la centralizzazione con gli esercizi di estensione del rachide cervicale.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

Richiesta di informazioni sulla Back School

03 aprile 2010

Richiesta di informazioni sulla Back School
Domanda
Ho letto il sito backschool veramente interessante e ben fatto, informazioni con fondamenta scientifiche e studi eccellenti…
Le espongo il mio problema, circa 2 anni fà in un brusco movimento di flessione del busto, nel rialzarmi ebbi il fatidico “colpo della strega” rimanendo bloccato con la parte lombare per qualche giorno; il dolore è sparito poi con pomata e fans.
Di mia iniziativa pur non avvertendo nessun tipo di dolore dopo qualche mese decisi di farmi una RMN dalla quale il referto dice:
Modeste alterazioni morfologiche e strutturali di tipo degenerativo spondilosico osteofitosico, osteocondrosico a carico dei metameri esaminati;
A livello dello spazio intersomatico L4-L5 presenza di piccola ernia discale ad estrinsecazione centrale paracentrale sinistra.
So di non aver avuto tanta cura della mia colonna e ho anche sospeso l’attività pesistica cha facevo, ho fatto varie visite ma tutti i medici mi hanno dato diagnosi superficiali, non è niente, non preoccuparti, non fare più pesistica ma nuoto, solo dorso, no sforzi ecc… ecc…
A questo punto volevo chiederle risiedendo all’estero se è possibile con una sola visita capire bene lo stato della mia colonna e cosa mi serve e cosa soprattutto dovrei fare per renderla al meglio.
La ringrazio anticipatamente e colgo l’occasione per porgerle distinti saluti e buone feste

Risposta
Come Lei può leggere sul sito www.backschool.it
nella sezione http://www.backschool.it/corsibackschool.htm
è possibile che lei venga una sola volta da me fissando un appuntamento di 2 ore.
La seguirò con un corso individuale che sarà articolato in 4 fasi.
1.  Esame della postura e valutazione funzionale del rachide. È il primo passo fondamentale per formulare il programma rieducativo personalizzato. Gli esercizi non sono uguali per tutti ma variano a seconda delle esigenze individuali.
2.  Lezione teorica. Permette di comprendere qual è il meccanismo che produce il dolore per evitare di azionarlo.
3.  Ginnastica antalgica e rieducativa. Il programma di esercizi individualizzato è mirato a:
– prendere coscienza della propria colonna vertebrale e imparare a  controllarla nelle posizioni e nei movimenti quotidiani;
– ridurre il dolore;
– riequilibrare le strutture del rachide quando l’attività lavorativa o sportiva costringe a posizioni o movimenti che alterano le curve fisiologiche;
– agire sui fattori di rischio legati alla vita sedentaria, riduzione della mobilità articolare, dell’elasticità e del trofismo muscolare e riduzione delle altre capacità fisiche di base.
4.  Uso corretto della colonna vertebrale. Vengono analizzati e provati le posizioni e i movimenti quotidiani e vengono proposti i sussidi ergonomici per agevolare l’uso corretto del rachide nell’attività lavorativa, nel tempo libero e nel riposo.
Al termine le consegnerò lo schema degli esercizi che ripeterà a casa e nelle pause lavorative e un diario personale su cui riporterà quotidianamente i risultati ottenuti in modo che Lei possa gestire i suoi problemi alla schiena.
Se desidera fissare l’appuntamento con me telefoni al n. 026196588, chiedendo alla segretaria che Le riservi uno spazio di 2 ore.
Restando a disposizione la saluto cordialmente.

È utile un corsetto elastico per migliorare la postura?

16 febbraio 2010

È utile un corsetto elastico per migliorare la postura?
Domanda
Seguo un corso di ginnastica tenuto da un suo allievo, il quale mi ha consigliato di scriverle per sottoporle un quesito.
Ho 40 anni e faccio un lavoro sedentario (impiegata con uso di videoterminale). Ho problemi di ipercifosi dorsale e so di avere una postura scorretta dovuta anche al fisico esile (peso 34 Kg per 1,5mt). Oltre alla ginnastica, cercavo un supporto alla postura per le ore passate in ufficio. Sebbene conosca le regole per tenere una corretta posizione, spesso è difficile ricordarsene ed applicarle!
Un negozio ortopedico mi ha sconsigliato i noti rimedi costrittivi (che portano indietro le spalle) in quanto, oltre ad essere fisicamente fastidiosi, non portano ad alcun miglioramento una volta tolti.
Mi hanno invece dato un depliant informativo su di  prodotto che pare aiuti a sviluppare la muscolatura in maniera propriocettiva.
Volevo avere un suo parere a riguardo.
Ringraziandola per l’attenzione, la saluto cordialmente.

Risposta
La soluzione per lei non è il corsetto elastico ma è la costanza nell’eseguire tutti i giorni pochi e semplici esercizi mirati, usare correttamente la colonna nelle posture, nei movimenti e nel riposo, camminare tutti i giorni per almeno mezz’ora.
Chieda al mio allievo di  prepararle un diario in cui lei riporterà quotidianamente
– se ha eseguito gli esercizi per migliorare il controllo posturale, per mobilizzare la cifosi dorsale e per rafforzare l’energia antigravitaria,
– se ha usato correttamente la colonna vertebrale nelle posture, nei movimenti quotidiani e nel riposo,
– se ha camminato a passo svelto almeno mezz’ora al giorno.
Dopo 4/6 settimane di compilazione del diario la sua postura sarà migliorata e non avrà più alcun dolore.
Restando a disposizione La saluto cordialmente.

Svolgimento pratico della Back School

11 dicembre 2009

Svolgimento pratico della Back School
Domanda
Mi hanno parlato bene della sua associazione riguardo al mio problema alla schiena che ho ormai da parecchi anni.
Vorrei sapere con quali modalità si può accedere ai suoi corsi.
La ringrazio per la gentile attenzione. Attendo sua cortese risposta.

Risposta
Per affrontare nel modo migliore i problemi alla schiena il programma della Back School è articolato in quattro fasi.
1.  Esame della postura e valutazione funzionale del rachide. È il primo passo fondamentale per formulare il programma rieducativo personalizzato.
2.  Lezione teorica. Permette di comprendere qual è il meccanismo che produce il dolore per evitare di azionarlo.
3.  Ginnastica antalgica e rieducativa. Gli esercizi non sono uguali per tutti ma variano a seconda delle esigenze individuali. Essi sono mirati a
– prendere coscienza della propria colonna vertebrale e imparare a controllarla nelle posizioni e nei movimenti quotidiani;
– ridurre il dolore;
– riequilibrare le strutture del rachide quando l’attività lavorativa o sportiva cost ringe a posizioni o movimenti che alterano le curve fisiologiche;
– agire sui fattori di rischio legati alla vita sedentaria, riduzione della mobilità articolare, dell’elasticità e del trofismo muscolare e riduzione delle altre capacità fisiche di base.
4.  Uso corretto della colonna vertebrale. Vengono analizzati e provati le posizioni e i movimenti quotidiani e vengono proposti i sussidi ergonomici per agevolare l’uso corretto del rachide nell’attività lavorativa, nel tempo libero e nel riposo.
Il programma appena descritto viene adattato in funzione delle esigenze del soggetto.
Si fissa un primo appuntamento (026196588) per eseguire l’esame della postura.
Poi a chi abita vicino alla sede della Back School, viene proposto un programma di 10 lezioni di un’ora.
A chi abita lontano, viene proposto un corso individuale che si svolge in un’unica seduta di circa 2 ore.
Pertanto possono rivolgersi alla Back School anche coloro che abitano lontano e non possono frequentare con regolarità la palestra.
Lezioni in palestra
A chi ne ha la possibilità, dopo le lezioni individuali viene proposta la frequenza della palestra fino alla riduzione del dolore e al conseguimento di una adeguata preparazione psicofisica per prevenire spiacevoli ricadute.
In palestra gli esercizi vengono eseguiti con la guida e il controllo di un insegnante qualificato. Inoltre, vengono insegnate le tecniche di rilassamento per ridurre l’ansia e la tensione che possono ostacolare la riduzione del dolore.
Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti La saluto cordialmente.

Informazioni sul lettino MITO

16 ottobre 2009

Informazioni sul lettino MITO
Domanda
Vorrei avere delle informazioni sul lettino MITO. E’ utile per le decompressioni lombari, si possono fare anche delle trazioni aggiungendo delle cinture pelviche e toraciche?
Rimango in attesa di una Vs cortese risposta.

Risposta
Il lettino MITO consente, in presenza di lombalgia acuta, di assumere passivamente la postura antalgica che permette di riequilibrare le strutture del rachide e ridurre il dolore. In particolare, nei soggetti che presentano una protrusione o ernia discale con atteggiamento antalgico in cifosi lombare o in scoliosi lombare, permette di estendere gradualmente il rachide lombare sia in posizione prona sia in posizione supina.
Altra caratteristica che lo rende prezioso in palestra è il fatto che permette di eseguire in modo efficace e analitico, gli esercizi di allungamento muscolare eliminando i possibili compensi.
L’utilizzo di due piani inclinati è positivo per diversi motivi:
– permette di realizzare l’allungamento dei muscoli della catena posteriore in modo  completamente passivo, senza alcun sforzo;
– impedisce la realizzazione di movimenti di compenso;
– il bacino, per effetto della forza di gravità, mantiene una posizione corretta, i glutei appoggiano su di un piano e l’osso sacro sull’altro;
– permette la regolazione dell’intensità dell’allungamento in funzione dell’elasticità del soggetto aprendo o chiudendo l’angolo formato dai due piani inclinati.
Inoltre il lettino MITO consente di eseguire esercizi di mobilizzazione di rachide dorsale, in modo mirato, analitico e decompensato; esercizi che sono molto utili per chi presenta ipercifosi dorsale.
La persona anziana che fa fatica a distendersi a terra o su altri attrezzi posti in basso, sul lettino MITO si distende agevolmente.
Pertanto il lettino MITO è molto utile per:
– eseguire esercizi antalgici in presenza di lombalgia acuta e cronica;
– eseguire esercizi di allungamento muscolare;
– eseguire esercizi di autocorrezione in presenza di patologie del rachide.
Ma sul lettino MITO, per il momento, non è possibile effettuare trazioni a meno che non siano eseguite manualmente dall’operatore.

Informazioni su ernia iatale

10 gennaio 2009

Informazioni su ernia iatale
Domanda
Salve prof. Toso
sono un suo allievo della Back School. Ho un quesito da porle; visto gli argomenti affrontati durante il corso ad Assisi sono stato sprovvisto alla richiesta di una valutazione e soprattutto ad un protocollo rieducativo con esercizi fisici alla richiesta di un mio allievo di 58 anni che presentava un ernia iatale!
Prego di inviarmi più info possibile per un approccio completo e mirato di esercizi ma anche altro materiale che possa aiutarmi in questa situazione.
La ringrazio anticipatamente.

Risposta
In presenza di ernia iatale occorre innanzitutto considerare che molto spesso è dovuta ad un blocco del diaframma, conseguente ad una condizione di ansia protratta a lungo nel tempo; pertanto le elenco quello che di solito io faccio.
1. Fondamentali gli esercizi per liberare il diagramma che possono essere eseguiti attivamente o con il nostro aiuto come vi ho insegnato durante il corso (vedi dispensa 1° livello).
2. Grounding (almeno 6 volte al giorno).
3. Verificare durante la giornata che il respiro arrivi fino a sollecitare l’addome.
4. Eseguire più volte al giorno l’esercizio di estensione lombare con il bacino fuori dal letto (è benefico non solo per la regione lombare ma aiuta anche a rilassare e normalizzare l’ernia iatale).
5. Impostare correttamente l’alimentazione: evitare pasti abbondanti, bere lontano dai pasti e non durante il pasto; programmare la cena in modo da andare a letto con lo stomaco vuoto, non impegnato nella digestione.
Cordiali saluti.

Yoga e colonna vertebrale

4 settembre 2008

Yoga e colonna vertebrale
Domanda
Sono un medico che pratica Yoga per prevenire soprattutto problemi alla colonna vertebrale.
Ho letto nei suoi interessanti libri che varie posizioni Yoga sarebbero controindicate.
Le chiedo, se possibile, di darmi alcune indicazioni o riferimenti utili inerenti tali controindicazioni
Ringrazio anticipatamente ed invio cordiali saluti.

Risposta
La pratica dello Yoga è in grado di apportare numerosi benefici alla colonna vertebrale. Le posizioni Yoga sono molto utili per prevenire le algie vertebrali perchè mantengono la piena funzionalità del rachide mobilizzandolo in ogni piano dello spazio.
Pertanto, i soggetti che non presentano né algie né patologie vertebrali traggono beneficio da tutte le posizioni proposte dallo Yoga. Naturalmente per avere questi benefici sarebbe bene iniziare da bambini; per chi inizia da adulto e non ha una piena mobilità articolare occorre iniziare in modo graduale.
Quando, invece, sono presenti patologie del rachide è bene privilegiare alcune posizioni Yoga ed evitarne altre.
Come può leggere sui miei libri esistono soggetti che per stare bene e ridurre la lombalgia o cervicalgia devono mobilizzare il rachide solo in estensione altri solo in flessione. Questo è il principio da seguire per una efficace azione antalgica.
Cordiali saluti.

Ginnastica compensativa e programma della Back School

7 agosto 2008

Ginnastica compensativa e programma della Back School
Domanda
Che differenza c’è fra la ginnastica compensativa e quella che praticate nella Back School?
Durante l’incontro di due ore che proponete il Vostro scopo è quello di insegnare al paziente gli esercizi che dovrà eseguire con continuità partendo da una valutazione personalizzata delle condizioni di QUEL paziente (studio delle radiografie, visita etc.) oppure gli esercizi che insegnate sono uguali per tutti?
Non mancherò di venirVi a trovare ma, intanto, mi può chiarire questi dubbi??
Grazie mille.

Risposta
La ginnastica compensativa è solo una parte del programma della Back School. Infatti il programma di cinesiterapia prevede esercizi di educazione respiratoria, educazione posturale, esercizi di stabilizzazione del rachide ed esercizi antalgici, compensativi. Ginnastica antalgica è sinonimo di ginnastica compensativa; cioè consiste negli esercizi specifici utili per riequilibrare le strutture del rachide in presenza di dolore. Tali esercizi non sono uguali per tutti ma variano in base alle esigenze del soggetto,  in base alla causa che ha provocato il dolore o in base alla patologia del rachide che ha determinato il dolore. Pertanto il programma della Back School non è uguale per tutti ma viene adattato alle esigenze del soggetto che soffre di algie vertebrali. Tale programma viene formulato in base ai risultati dell’esame della postura e della valutazione funzionale del rachide.
Cordiali saluti.

Informazioni sul corso individuale di Back School

7 agosto 2008

Informazioni sul corso individuale di Back School
Domanda
Sarei interessata ad avere informazioni sul corso individuale, riguardanti due protrusioni L4-L5 e L5-S1.
È sufficiente seguire il corso una sola volta o ripeterlo all’occorrenza?
Grazie

Risposta
Come può leggere sul sito www.backschool, ricercando nella colonna “Milanino Back School” la pagina “Corsi di Back School”, il corso individuale di Back School serve per insegnare al soggetto che soffre di mal di schiena o di male al collo o di patologie vertebrali, tutto quello che serve per stare meglio.
Gli esercizi non sono uguali per tutti ma variano in base alle esigenze del soggetto,  in base alla causa che ha provocato il dolore o in base alla patologia del rachide che ha determinato il dolore. Pertanto il programma della Back School non è uguale per tutti ma viene adattato alle esigenze del soggetto che soffre di algie vertebrali. Tale programma viene formulato in base ai risultati dell’esame della postura e della valutazione funzionale del rachide. Tale esame è la parte iniziale del corso, che poi continua con l’apprendimento degli esercizi specifici e la ricerca dell’uso corretto. La presenza di protrusioni discali non è necessariamente causa di dolore; inoltre, tali protrusioni si riequilibrano facilmente imparando tutto quello che serve per farle rientrare ed evitando le posture e i movimenti che le aggravano.
Una volta che soggetto sofferente di mal di schiena ha imparato ad autogestirsi con il corso, normalmente non ha bisogno di ripeterlo una seconda volta; deve consolidare e automatizzare l’uso corretto della colonna vertebrale ed evitare i fattori di rischio che provocano il dolore: insufficiente conoscenza della colonna vertebrale, posizioni e movimenti scorretti, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, nicotina, abuso di caffeina e di farmaci.
Cordiali saluti.

Partecipazione al corso di 2° livello

25 luglio 08

Partecipazione al corso di 2° livello
Domanda
Per meglio organizzare il mio tempo vorrei chiederle: dato che per questo nuovo anno scolastico in primis avete a disposizione solo il secondo livello (Back School, Neck School, Bone School, programmi specifici per le patologie del rachide), preferirei iniziare con tale corso e concludere con il primo livello (Back School, Neck School, Bone School, Programmazione, organizzazione, conduzione e verifica), sempre se ciò è possibile.

Risposta
Se lei ha urgenza di approfondire subito l’argomento è possibile anche iniziare con un corso di 2° livello; ma io le consiglio di partecipare prima al corso di 1° livello. La comprensione degli argomenti è più chiara ed efficace se si segue la giusta progressione didattica.
Nel corso di 2° livello affrontando le numerose patologie del rachide si fa spesso riferimento agli esercizi già visti e provati nel corso di 1° livello.

Formazione completa seguendo i corsi della Back School Programma Toso

25 luglio 08


Formazione completa seguendo i corsi della Back School Programma Toso
Domanda
Sono un laureato in scienze motorie e vorrei seguire un protocollo di formazione completo attraverso i vostri corsi. Vorrei essere consigliato e sapere se e quando posso iniziare. Sicuro di una vostra RISPOSTA porgo distinti saluti.

Risposta
Le consiglio di iniziare con un corso di Back School di 1° livello, in modo da avere le basi e tutto quello che serve per organizzare e condurre dei corsi di Back School.
La formazione è bene che continui con un corso di 2° livello per approfondire e per avare le indicazioni su come comportarsi in presenza di patologie del rachide.
Una volta approfondito l’argomento delle algie e patologie vertebrali potrà proseguire con l’approfondimento delle algie e patologie articolari.
Molto utile anche il corso sui palloni propriocettivi perchè dà molte indicazioni pratiche per rendere efficaci e meno monotone le lezioni in palestra.
Sul sito www.backschool.it può trovare le date, le sedi e il programma  di ogni corso.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

Corsi per la prevenzione delle algie vertebrali nelle scuole

25 luglio 08

Corsi per la prevenzione delle algie vertebrali nelle scuole
Domanda
Buongiorno,
Sono un chinesiologo ed insegnante di educazione fisica. Ho avuto il Vostro nominativo da una collega che ha frequentato i vostri corsi e conosco il Prof. Toso attraverso i suoi libri. Visitando il Vostro sito ho visto che la Back School Programma Toso organizza corsi nelle scuole per la prevenzione delle algie vertebrali. Dato che sono interessata a fare un’attività analoga nella mia città vorrei sapere se fate dei corsi specifici per insegnanti o se è possibile instaurare una collaborazione per organizzare in modo ottimale il progetto.
Ringraziando per l’attenzione, rimango in attesa di una Vostra comunicazione.

Risposta
Gentile collega
nel corso pratico di 1° livello “Back School, Neck School, Bone School, Programmazione, Organizzazione, Conduzione e Verifica”, viene approfondito il trattamento della lombalgia, lombosciatalgia, lombocruralgia, della cervicalgia e della cervicobrachialgia attraverso la metodica della Back School e della Neck School. Successivamente si analizza come programmare e condurre la Back School in ambito lavorativo e nella scuola.
I partecipanti al corso diventano automaticamente affiliati della Back School Programma Toso e possono richiedere il materiale didattico che è stato prodotto per tenere corsi di Back School e conferenze.
Tra gli strumenti didattici a disposizione dei soci c’è il CD n. 4, BACK SCHOOL NELLA SCUOLA (n. 74 diapositive): immagini e testo per condurre la Back School nella scuola elementare, media inferiore e superiore.
Pertanto, per poter attuare nel migliore dei modi la prevenzione delle algie vertebrali nella scuola, è preferibile che lei partecipi al corso citato, per poi ritirare il materiale didattico che le interessa e per ricevere dalla Back School il sostegno e la collaborazione, utili per organizzare in modo ottimale il progetto.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti e la saluto cordialmente.

Competenze del laureato in Scienze Motorie

20 febbraio 2008

Competenze del laureato in Scienze Motorie
Domanda

Buongiorno, perdonate la mia intrusione, ma volevo porvi un quesito molto importante e anche molto complicato.
Io sono una laureata in scienze motorie e mi piacerebbe intraprendere il campo della rieducazione posturale ma nessuno in realtà sa dirmi se questa metodica riabilitativa è competenza del fisioterapista o anche di una laureata in S.M. come me. Quindi la mia DOMANDA consiste nel sapere se io posso o meno praticare della ginnastica o rieducazione posturale e se conoscete qualche decreto o proposta di legge che possa aiutarmi a fare chiarezza.
Vi ringrazio in anticipo e in attesa di una vostra RISPOSTA vi porgo i miei cordiali saluti.

Risposta
Il suo quesito, come lei stessa ha scritto, è molto importante e anche molto complicato.
Non so se lei è stata mia allieva all’Università Cattolica. Io insegno Posturologia e attività motoria preventiva e compensativa al corso di Laurea specialistica in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative, interfacoltà Scienze della Formazione – Medicina e Chirurgia.
Tale corso di Laurea oltre la mia materia comprende anche Geriatria, Malattie dell’apparato locomotore, Malattie dell’apparato cardiovascolare e cardiorespiratorio, Medicina fisica e fisiocinesiterapia, Metodi di valutazione motoria ed attitudinale, Metodi e didattiche dei sussidi per
disabili, Neurologia, Pediatria generale e specialistica, Psicologia dello sviluppo atipico e della disabilità , T. t. e d. dell’attività motoria adattata al disabile, T. t. e d. dell’attività motoria per la terza età.
Io penso che le discipline appena elencate, dimostrino chiaramente quali sono le competenze del Laureato in Scienze Motorie che ha conseguito la laurea specialistica e, cioè, dimostrino la sua competenza nel:
eseguire l’esame della postura e la valutazione funzionale del rachide in presenza di algie e patologie vertebrali;
formulare programmi specifici di educazione e rieducazione posturale;
guidare lezioni di ginnastica preventiva, antalgica, rieducativa, adattativa e compensativa.
Naturalmente queste competenze dovrebbe essere tipiche di chi ha conseguito la laurea specialistica e non di chi si è limitato alla laurea triennale.
Tali competenze non comprendono il trattamento manuale, la massofisioterapia e l’uso della terapia fisica strumentale che invece competono al fisioterapista.

Informazioni sulla Back School

22 agosto 2007

Informazioni sulla Back School
Domanda
Ho visto su Internet che siete a Cusano Milanino, ma non ho capito bene se fate solo consulenza ed insegnamento o se fate anche assistenza diretta con trattamenti o ginnastica per chi ha problemi di schiena.
Vi prego farmi avere dettagli.

Risposta
Milanino Back School è il nome della palestra. Si tratta di una palestra specializzata nel trattamento del mal di schiena e delle patologie vertebrali.
Il programma della Back School inizia con l’esame della postura e la valutazione funzionale del rachide. Poi, chi abita vicino a Cusano Milanino può iniziare a frequentare regolarmente la palestra con il programma di esercizi mirato per la soluzione del suo problema. Chi, invece, abita lontano, viene seguito con un corso individuale di Back School in modo che impari ad autogestirsi, usando correttamente la colonna vertebrale ed eseguendo gli esercizi a casa e nelle pause lavorative.
La palestra in questo momento è chiusa per le vacanze estive. Riaprirà il 27 agosto. A partire da questa data, se lo desidera, può fissare un appuntamento telefonando al n. 026196588.

Rilassamento in stazione eretta

14 maggio 2007

Rilassamento in stazione eretta
Domanda
Ho avuto notizia che nel programma di rilassamento da lei proposto esiste un esercizio di rilassamento in stazione eretta. Vorrei avere qualche informazione a tale proposito.

Risposta
Le tecniche di rilassamento costituiscono un cardine fondamentale della Back School dato che molto spesso le algie vertebrali insorgono in presenza di ansia, stress o tensione eccessiva.
Io propongo ai miei allievi un programma di rilassamento così articolato: 5 tecniche di rilassamento lunghe che richiedono per la loro esecuzione 15/20 minuti e 3 tecniche di rilassamento brevi adattate in funzione delle esigenze specifiche del soggetto. Tra le tecniche brevi c’è il rilassamento in stazione eretta che viene eseguito cercando di mantenere la postura eretta con il minimo sforzo utilizzando l’esercizio del grounding (bioenergetica) e il principio di Alexander.
Le tecniche di rilassamento sono descritte nelle pagine del sito dedicate agli AGGIORNAMENTI CULTURALI.
Per saperne di più può acquistare il mio libro, Back School, Neck School, Bone School, Programmazione, Organizzazione, Conduzione e Verifica e i CD che contengono le tecniche di rilassamento (sono descritti nel sito nelle pagine dedicate alle pubblicazioni). Se desidera approfondire ulteriormente può partecipare ai miei corsi descritti sul sito.
Resto a sua disposizione per ogni ulteriore informazione.