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6 febbraio 2016


Lombalgia e pallavolo
Domanda

Buon giorno Dott. Toso
Mi chiamo … e abito in provincia di Modena:
ho una figlia di 14 anni  alta 174 cm giocatrice di pallavolo
si allena 3 volte a settimana x 2 ore a d allenamento più partita al sabato e a volte anche infrasettimanale.
Soffre di mal di schiena
siamo andati da un pranoterapeuta ma allieva il dolore per qualche giorno poi ritorna,  le chiedo cosa si può fare perché  farla smettere di giocare visto che è anche bravina mi dispiace.
Buona giornata

Risposta
in presenza di mal di schiena, non basta rimuovere il sintomo ma occorre possibilmente eliminare la causa.
Per questo motivo, qualsiasi terapia passiva, farmaco, massaggio, terapia fisica strumentale, tende a ridurre il dolore ma poi ritorna.
Dobbiamo capire perché sua figlia soffre di mal di schiena.
Succede spesso ai giovani che, stando a lungo seduti, la loro colonna vertebrale perde gradualmente la capacità di estendersi. Di conseguenza, giocando a pallavolo, avvertono dolore perché i movimenti tipici di questo sport, come il servizio e la schiacciata, prevedono la piena funzionalità della colonna vertebrale in estensione.
La soluzione non è smettere di giocare ma caso occorre che l’atleta stia meno seduto e meglio seduto ed esegua esercizi specifici per ripristinare gradualmente la funzionalità del rachide.
Cordiali saluti.

12 giugno 2014

Postura e nuoto
Domanda
Salve Dottore, volevo chiederle se il nuoto è indicato per migliorare la propria postura. La ringrazio in anticipo.
Cordiali Saluti.

Risposta

Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso. Altri importanti benefici apportati dal nuoto sono i seguenti:
- potenzia il trofismo ed il tono dei muscoli;
- migliora la mobilità articolare;
- apporta benefici anche agli organi interni, con l’aumento della capacità vitale ed il potenziamento cardiocircolatorio;
- si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle;
- entro certi limiti, anche gli sbalzi di temperatura influenzano favorevolmente il ricambio;
- la capacità di nuotare permette di entrare in contatto con la natura e di esplorare il meraviglioso mondo sommerso marino.
Un’altra prerogativa del nuoto consiste nel fatto che è l’unica attività sportiva in cui ci si muove e si avanza nella direzione del prolungamento assiale della colonna vertebrale.
Per i portatori di gravi deformazioni  della colonna vertebrale o di gravi problemi agli arti inferiori il nuoto costituisce una validissima possibilità di mantenere una buona condizione organica.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.

Per migliorare la postura non è sufficiente eseguire esercizi in scarico ma occorre imparare a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide, abbinati alla pratica degli sport in carico.

1 giugno 2014

Attività fisica post intervento di ernia lombare
Domanda
Buongiorno, in data 4/10/13 ho subìto un intervento di microdiscectomia per ernia L4-L5. Ad oggi non ho più dolore e formicolio alla gamba sx ma permane il dolore alla schiena nel punto dell'intervento. Al momento alterno la camminata in casa di 10/15 min. alla posizione supina. Vorrei sapere, dopo quanto tempo posso iniziare un'attività fisica costante e di che tipo. oltre al nuoto è consigliabile la camminata veloce o l' uso di attrezzi quali il tapis, la cyclette o l'ellittica? quale ha meno impatto sulla schiena?
La RSM ha rilevato:Dischi intersomatici compresi fra L3-L4 ed L4-L5 significativamente disidratati.
formazione erniaria mediana-paramediana intraforaminale sinistra, in corrispondenza dello spazio discale compreso fra L4-L5, determinante significativa compressione sulla radice nervosa corrispondente.
Non evidenza di ulteriori protrusioni o franche formazioni erniariie in corrispondenza dei restanti spazi intersomatici esaminati ove si escluda il riscontro di modesta protrusione mediana-paramediana sinistra dello spazio intersomatico compreso fra L2-L3 e determinante lieve riduzione del forame di coniugazione sinistro corrispondente.
Si segnala angiomatosi multipla a carico di pressoché tutti i somi esaminati.
Cono midollare a L1.
Cosa fare per farsi che le protrusioni non degenerino in ernie? Grazie

Risposta
La riabilitazione costituisce un’integrazione fondamentale all’intervento chirurgico: deve essere cauta, progressiva, nell'ampiezza di movimento che non provoca dolore.
Gli studi hanno stato dimostrato che dopo l’intervento chirurgico di ernia discale si ha una migliore ripresa evitando l’eccessivo riposo a letto e l’inattività  prolungata e riprendendo precocemente le normali attività quotidiane e lavorative.
Nella formulazione del programma di rieducazione dobbiamo tenere presente che la formazione di un’ernia discale molto spesso è la conseguenza logica di un uso scorretto prolungato del rachide e pertanto diventa fondamentale privilegiare l’informazione, gli esercizi di educazione posturale, di stabilizzazione e l’uso corretto del rachide.
Le abilità acquisite con gli esercizi permettono di usare correttamente la colonna in tutte le posizioni e nei movimenti quotidiani. Inoltre, l’insegnante educa il suo allievo a utilizzare correttamente i supporti ergonomici e gli strumenti di lavoro.
Oltre a ridurre il dolore e a ripristinare la funzionalità del rachide il programma di rieducazione serve a riacquistare piena fiducia nelle proprie capacità, a riprendere senza difficoltà la propria attività lavorativa e sportiva e a prevenire le possibili complicazioni conseguenti all’intervento chirurgico.
Le aggiungo alcuni consigli riguardanti le attività motorie.
La passeggiata a passo svelto è l’attività motoria più semplice che può essere svolta, senza difficoltà, dalla maggior parte dei soggetti anche quando le capacità fisiche sono ridotte. Perché sia efficace, occorre camminare a passo svelto e prolungarla sufficientemente. I suoi benefici sono numerosi:

- mantiene le curve fisiologiche del rachide, costituendo un efficace compenso per chi lavora tutto il giorno in posizione seduta;
- stimola con il carico l’incremento della massa ossea a livello degli arti inferiori e del rachide;
- stimola efficacemente la circolazione di ritorno degli arti inferiori;
- agevola il processo digestivo e il transito intestinale;
- l’oscillazione degli arti superiori agevola la riduzione delle tensioni alle spalle;
- è un ottimo esercizio di ginnastica respiratoria.

Quando camminare diventa difficile per la presenza di sovrappeso, obesità, gonartrosi e coxartrosi diventa utile aiutarsi con i bastoncini proposti dal Nordic Walking.
Con questo termine viene definita la camminata nordica all’aria aperta che è un nuovo ottimo sport per tutti e per tutto l’anno.
Essa prevede l’uso sia degli arti inferiori sia di quelli superiori.
In particolare, l’azione degli arti superiori riduce il carico sugli arti inferiori e le pressioni sui dischi intervertebrali; di conseguenza, costituisce una attività motoria indicata in tutte quelle situazioni in cui è importante ridurre il carico sugli arti inferiori.
Inoltre, l’appoggio degli arti superiori sui bastoncini permette un miglior controllo posturale del rachide e favorisce il rilassamento delle spalle. L’uso dei due bastoncini è da preferire al tradizionale bastone che dà un aiuto limitato e provoca movimenti asimmetrici.
Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.
Il soggetto che soffre di algie vertebrali va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide, abbinati alla pratica degli sport in carico.
La nuotata a crawl costituisce un meraviglioso esercizio di coordinazione in acqua che richiede una perfetta sinergia dei movimenti degli arti superiori, degli arti inferiori e del capo. È utile per la colonna vertebrale perché mantiene le tre curve fisiologiche e diventa, pertanto, un ottimo esercizio di compenso per chi durante il giorno, lavora in posizioni che alterano tali curve.
In presenza di lombalgia è consigliabile nuotare a crawl senza forzare il movimento degli arti inferiori, ma lasciando che si muovano lentamente, stando pressoché rilassati nella scia del corpo. Questo perché è il muscolo ileopsoas a determinare i movimenti degli arti inferiori e la sua contrazione aumenta la pressione sui dischi intervertebrali.
Durante la nuotata a dorso l’allungamento alternato degli arti superiori provoca una buona mobilizzazione delle spalle e del tratto dorsale della colonna vertebrale.
è  importante mantenere la testa sul prolungamento del corpo in modo da conservare la fisiologica lordosi cervicale: il criterio della verticalità dello sguardo permette di verificare la posizione corretta del capo.
Non è opportuno neppure nuotare con il mento retratto e con lo sguardo rivolto in direzione dei piedi: a livello cervicale si riduce la lordosi e come compenso si affonda il bacino, riducendo anche la lordosi lombare.
La nuotata a rana sollecita maggiormente i movimenti di flessione ed estensione del rachide. È utile sfruttare questa caratteristica per riformare le lordosi, cervicale e lombare, quando sono ridotte. I movimenti tipici della nuotata a rana costituiscono un efficace compenso per chi, lavorando tutto il giorno seduto in ufficio, con il rachide in flessione ha bisogno di estenderlo.
Per avere questi benefici è necessario avere la precauzione di nuotare dolcemente, senza movimenti bruschi e allungarsi dopo ogni inspirazione nella posizione orizzontale di galleggiamento. In questo modo è possibile nuotare a lungo senza fatica: è facile abbinare la respirazione e si controlla la direzione in cui ci si muove; nuotando così ci si può rilassare e trarre beneficio da questo stile simmetrico e ritmico.

24 maggio 2014

Consigli per la schiena per chi gioca a pallavolo
Domanda

Gentilissimo prof. Toso,
Premettendo che gioco a pallavolo in un campionato di serie B2, all'incirca 3 settimane fa mi sono dovuta fermare per problemi di schiena. Ho già fatto una risonanza magnetica perché il dolore persisteva e dalla risonanza è emersa una leggera protrusione discale L4-L5. Sto tutt'ora facendo un ciclo di punture intra-muscolo di cortisone, le prime 3 da 8 mg, poi 4 punture da 4 mg e per concludere 3 punture da 4 mg a giorni alterni (mi mancano le ultime due punture dell'ultimo ciclo).
Il dolore è finalmente passato e proprio per questo da domani il mio preparatore atletico vorrebbe cominciare a farmi riprendere un po' di attività fisica, comunque assolutamente senza saltare. Ed è qui che vorrei cortesemente un suo parere, secondo lei è troppo presto ricominciare (seppur con calma) attività fisica dopo 3 settimane di stop? So che se andassi da qualsiasi ortopedico mi direbbe assolutamente no, riposo assoluto per ancora 1 mese se non di più.
Per questo le chiedo di tener presente che comunque in qualità di atleta non posso/voglio star ferma più di tanto se non è assolutamente e strettamente necessario.
La ringrazio in anticipo.

Risposta
Prima di riprendere gli allenamenti le consiglio di conoscere la colonna vertebrale, imparare a usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani, eseguire correttamente gli esercizi di stretching, eseguire gli esercizi di stabilizzazione che permettono di stabilizzare la colonna vertebrale durante la pratica sportiva, imparare i movimenti di compenso che permettono di riequilibrare la colonna al termine degli allenamenti.
L’esercizio del grounding e la tecnica del verrouillage sono utili non solo per proteggere la colonna vertebrale ma sono tecniche preziose che permettono una buona esecuzione della ricezione sia a due mani sopra il capo sia con il bagher.
Il servizio e la schiacciata sollecitano notevolmente la colonna vertebrale con un movimento di iperestensione abbinato alla rotazione assiale del rachide.
Per un efficace prevenzione, nell’effettuare il servizio è importante ricercare una base stabile degli arti inferiori, mantenendo in posizione più avanzata il piede opposto all’arto superiore che effettua il servizio; piegando gli arti inferiori si evita l’eccessiva estensione del rachide.
Occorre tenere presente  che il servizio effettuato in volo provoca sollecitazioni ancora più elevate sul rachide. Ne consegue che, se l’atleta soffre di lombalgia, è bene che effettui il servizio senza salto.
L’esecuzione della schiacciata è più difficoltosa quando la palla viene alzata in modo non preciso: se la palla si trova dietro la spalla l’atleta è costretto ad una maggiore rotazione e maggiore estensione del rachide. Se, invece, la palla alzata si trova troppo in avanti, la rotazione assiale della colonna viene accompagnata da un’eccessiva flessione.
Per una buona prevenzione diventa importante che l’atleta sia dotato di un buon corsetto muscolare e che si alleni ad effettuare il gesto  evitando l’iperestensione del rachide lombare. Tutto questo è agevolato anche da una buona mobilità delle spalle e del rachide dorsale.
Altro fattore di rischio tipico dei giocatori di pallavolo è la ripetizione esasperata di salti per effettuare il muro o la schiacciata. Le nostre ginocchia sono fatte anche per saltare, ma non per eseguire questo gesto per un numero così elevato di ripetizioni. Se si considera che una partita può durare 5 set e che l’attività agonistica talvolta esige competizioni quotidiane, appare evidente che il numero di salti diventa elevatissimo.
Naturalmente il potenziale danno alla colonna e agli arti inferiori non è tanto dovuto all’azione propulsiva degli arti inferiori, ma al ritorno a terra, all’impatto con una superficie rigida: è un microtrauma ripetuto per gli arti inferiori e per la colonna vertebrale.
Per una buona prevenzione oltre che le giuste pause e una intelligente programmazione degli impegni agonistici, è importante, al termine degli allenamenti, eseguire gli esercizi che decomprimono i dischi.
Ulteriore fattore di rischio legato al gioco della pallavolo sono i tuffi che l’atleta effettua per intercettare la palla. Per evitare che diventino traumi dannosi è importante che l’atleta sia dotato, oltre che di preparazione tecnica e atletica, anche di capacità acrobatiche e che si alleni a cadere bene nelle diverse direzioni.
Occorre poi ricordare che molto spesso la causa della lombalgia non è da attribuire allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Infatti, quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non idoneo, con un cuscino che altera la lordosi cervicale, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Pertanto, deve usare correttamente la colonna vertebrale non solo nello sport ma anche nel lavoro e nel riposo.
Ricordi che una colonna vertebrale sana, efficiente e ben protetta permette non solo di prevenire i dolori, ma anche di migliorare il suo rendimento e le sue prestazioni.
In questo modo la sua carriera di atleta non sarà bloccata precocemente per la disabilità del rachide e potrà conservare una colonna vertebrale sana ed efficiente anche quando interromperà l’attività agonistica, potrà continuare a muoversi con armonia ed agilità per i tanti benefici acquisiti con la pratica sportiva.

7 dicembre 2010

Ciclismo, protrusione discale e lombalgia
Domanda
Buongiorno, chiedo scusa per qualche info
pratico ciclismo amatoriale e soffro dallo scorso inverno di mal di schiena;
eseguiti vari esami rx, ecografia, RMN;
riscontrata protrusione con disidratazione del disco L4-L5:
ho eseguito 8 sedute di ossigeno ozono terapia con scarsi risultati;
le chiedo per cortesia se nel mio caso potrebbe essermi utile il vostro apporto e in che modo.
Grazie mille e cordiali saluti.

Risposta
Sicuramente potrà trarre giovamento dagli insegnamenti della Back School.
Prima le spiego quello che occorre fare in presenza di protrusioni discali.
Quotidianamente si rivolgono a me soggetti che soffrono di lombalgia o lombosciatalgia in conseguenza di protrusione o ernia del disco e spesso mi presentano la loro risonanza magnetica, che evidenzia la presenza di uno o più dischi che sporgono dalla loro sede. Allora io utilizzo le immagini RMN per spiegare quel che è successo e che cosa è importante fare per risolvere il problema.
Spiego sinteticamente le funzioni del rachide e mi soffermo in particolare sui dischi intervertebrali usando pressappoco le seguenti parole.
"Immagini di avere una saponetta bagnata tra le mani. Solo quando i palmi sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: posso esercitare anche una certa pressione ed essa non scivola. Se, invece, c’è una piccola divergenza essa scivola verso l’apertura. Lo stesso avviene per il nucleo polposo del disco quando i piatti vertebrali che lo racchiudono non restano paralleli. In particolare, quando il rachide lombare si flette, il nucleo polposo viene spinto all’indietro e quando si estende, il nucleo polposo viene spinto in avanti.
Numerose attività quotidiane costringono in modo ripetuto e prolungato il rachide lombare in flessione, nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo: le continue sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno  spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
Ora osservi sulle immagini RMN i corpi vertebrali, i dischi: è evidente la sporgenza del materiale discale dalla sua sede e il suo conseguente effetto compressivo sulle strutture nervose che si trovano posteriormente al disco.
Ebbene ora lei sa di avere dei dischi che, sporgendo dalla loro sede, comprimono le strutture nervose e sono responsabili del suo dolore; di conseguenza, lei comprende come non sia sufficiente preoccuparsi di ridurre il dolore con farmaci, massaggi o altre terapie passive. Ma è importante fare due cose:
1° evitare di spingere ulteriormente fuori quei dischi che stanno sporgendo;
2° fare tutto quello che serve per farli rientrare.
Per evitare di spingerli ulteriormente fuori deve evitare le posture e i movimenti scorretti in flessione.
Per farli rientrare deve mantenere la fisiologica lordosi lombare e eseguire gli esercizi di mobilizzazione e rilassamento del rachide lombare in estensione.
Torniamo all’immagine della saponetta bagnata posta tra le mani. Solo quando le palme sono perfettamente parallele tra di loro la saponetta è stabile: lo stesso avviene per il nucleo polposo. Occorre, allora, fare in modo che i piatti vertebrali che lo racchiudono restino paralleli. Ebbene i piatti vertebrali sono, a due a due, paralleli tra loro quando il rachide cervicale mantiene la lordosi fisiologica".
Il dolore si ridurrà quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo brevemente.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la lombalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Le consiglio di acquistare il mio libro: Back School, un programma completo per prevenire e curare le algie vertebrali, Edizioni RED. Lo può trovare o far arrivare in qualsiasi libreria nella sua città.
Sul libro troverà descritto in modo dettagliato tutto quello che le ho proposto.
Non si scoraggi se avverte dolore nell’esecuzione degli esercizi; tali dolori scompariranno man mano che la colonna riprende la sua funzionalità.
Poi aggiungo le indicazioni specifiche per il ciclista.
Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
- la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
- la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
- la lordosi cervicale viene alterata: le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Le consiglio di venire anche solo una volta nel mio studio (telefono 026196588)  per essere guidato nel modo migliore.
Restando a disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

29 novembre 2010

Corsa e lombalgia
Domanda
Spett.le Back School Milanino,
ho 44 anni, ho scoperto da 3 settimane, dall'esame della RM, di avere 2 ernie discali tra l4/l5, l5/s1. La mia prima discopatia risale al 1999, un altra l'ho avuta nel 2005, e l'ultima a luglio del 2009. Mi piace correre e non ho intenzione di smettere, ora però ho mollato! da dopo l'esito della risonanza, mi stavo preparando  per fare la mezza maratona, ero arrivata a correre 10 km in 1 ora, il giorno dopo l'allenamento sentivo un dolore generale con rigidità fastidiosa in tutta la colonna, mi sono rivolta al mio medico della schiena che mi ha manipolato 1 volta a settimana, pretendendo che il dolore sparisse dopo 4 sedute, essendo ancora presente il dolore mi ha consigliato di fare la risonanza con l'esito di 2 ernie, almeno ora so da dove deriva il dolore. Lui, il mio medico è bravissimo ma, anti-attività, mi ha consigliato di aspettare che mi passi il dolore, senza fare altro; la mia cura con gli antidolorifici è stata di beta-endorfina, cerotti, e le sue fantastiche manipolazioni, io sono pro-attività perché sento che mi fa bene e poi voglio correre la mezza maratona e per questo mi tocca prepararmi per avere una muscolatura trofica per una azione ammortizzante sul rachide.
ho letto del vostro metodo, vorrei sapere quante sedute dovrei fare su Milano e i tempi di attesa.

Risposta

Non ho capito bene se attualmente il suo dolore è limitato alla schiena (solo lombalgia) o se interessa anche l'arto inferiore (lombosciatalgia). Da quel che mi racconta, tuttavia, emerge che lei soffre di dolore cronico o recidivante.
Quando il dolore è cronico o si ripresenta spesso, non è sufficiente curare i sintomi con terapie passive ma è bene agire sui fattori di rischio che rendono il dolore persistente. Non è sufficiente affidarsi passivamente alle diverse forme di terapia per il mal di schiena ma è importante fare tutti i giorni quello che serve perchè la colonna vertebrale funzioni bene.
Occorre cioè seguire un programma capillare che viene adattato alle esigenze specifiche di ognuno: esercizi mirati per riequilibrare le strutture del rachide, uso corretto del rachide nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo, azione su eventuali altri fattori di rischio quali ansia, tensione eccessiva, abuso di caffeina, nicotina e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale, traendo alcune frasi dai miei libri.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare. Lo stesso vale per il viaggio in auto : è bene che utilizzi un cuscino lombare oppure lo stesso asciugamano arrotolato, usato a letto.
Occorre ricordare che molto spesso la causa della lombalgia non è da attribuire allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Infatti, quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non idoneo, con un cuscino che altera la lordosi cervicale, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Pertanto, occorre usare correttamente la colonna vertebrale non solo nello sport ma anche nel lavoro e nel riposo.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
La corsa costituisce un'ottima attività motoria, benefica per la colonna vertebrale.
L’atleta deve cogliere dallo sport quello che c’è di positivo e, possibilmente, evitare i fattori di rischio che lo rendono potenzialmente nocivo.
- L’attività sportiva svolta correttamente e con continuità migliora le condizioni di salute, aumenta la forza e l’elasticità muscolare, accresce la densità ossea, rende più solida la colonna vertebrale, in particolare, migliora il nutrimento del disco e delle cartilagini articolari, riduce la sensibilità ai dolori di schiena, aumenta la tolleranza al dolore, e diminuisce la possibilità di ricadute in chi ha sofferto di lombalgia e cervicalgia.
- Le attività motorie e sportive sono positive per il corretto mantenimento dell’integrità funzionale oltre che dell’apparato muscolo-scheletrico anche di quello cardiovascolare e respiratorio: ricordano al corpo quali sono le sue possibilità di movimento e le funzioni di cui è capace.
- Lo sport affatica in modo sano e controllato, costituisce uno stress positivo, in grado di equilibrare gli stress negativi quotidiani.
- Le attività motorie e sportive favoriscono l’attività intellettuale, l’autostima, il senso di sicurezza  e di fiducia in sé stessi, la resistenza allo stress e alle malattie.
- La pratica dell’esercizio fisico è in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento e di conseguenza migliorare le qualità di vita dei soggetti anziani.
- Svolgere attività motorie all’aria aperta in ambiente naturale, il piacere di sentire il proprio corpo che funziona nel praticare uno sport che piace costituiscono situazioni positive che aumentano la produzione di endorfine.
Fattori di rischio della corsa
I fattori di rischio legati all’azione del corridore e al suo allenamento sono: tecnica di corsa scorretta, scarsa preparazione atletica, esercizi di preatletismo scorretti, sedute di allenamento troppo intense e ravvicinate, calzature non appropriate, corsa prolungata su superfici dure come l’asfalto.
Prevenzione
Per prevenire e curare in modo efficace il dolore è importante che l’atleta agisca sui fattori di rischio appena elencati. Pertanto:
- eseguire gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide;
- controllare con l’allenatore la corretta esecuzione dell’azione di corsa;
- valutare la presenza di retrazioni muscolari ed eseguire regolarmente gli esercizi di allungamento muscolare;
- eseguire dopo l’allenamento gli esercizi per decomprimere i dischi intervertebrali;
- scegliere calzature appropriate in grado di ammortizzare gli urti con il terreno;
- correre, quando è possibile,  su terreno soffice (erba o terra battuta);
- usare correttamente la colonna vertebrale durante il lavoro e il riposo.
In presenza di lombalgia ridurre l’intensità e la durata degli allenamenti di corsa, effettuandoli a giorni alterni. Chi ha una buona acquaticità, si alleni correndo in piscina: in acqua alta dove non si tocca, si esegue l’azione di corsa. Il lavoro muscolare è simile a quando si corre al di fuori dell’acqua, ma si è in assenza di gravità, si evita l’impatto del piede con il terreno e, di conseguenza, si riduce la pressione discale; inoltre si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle. Tale esercizio può essere agevolato da un apposito corsetto stabilizzatore acquatico, realizzato in materiale espanso che facilita il galleggiamento; va effettuato per un tempo sufficiente (almeno 20 minuti) e può essere protratto anche per tempi più lunghi per mantenere una buona capacità aerobica.
Restando a disposizione la saluto cordialmente.
Benedetto Toso

28 novembre 2010

Ciclismo e lombalgia
Domanda
Buongiorno
Sono un lettore di "Ok lasaluteprimaditutto".
Impiegato di 62 kg. circa, 40 anni, ciclista da 5000 km. l'anno, con alcune corse agonistiche (Gran Fondo) quando in forma (3-4 l'anno).
A fine agosto ho iniziato a sentire dolore a livello ischiatico a sx, in bicicletta.
A dicembre inizio dolore al tendine di Achille e tra l'alluce sx sempre, con incremento a gennaio.
Ero e sono a riposo dall'attività sportiva da dicembre.
A febbraio diversi ravvicinati forti dolori alla schiena, dorsali prima lombari poi, a sx.
Inizio visite e raccolta info, cure, Rmn, ...
Ora dall'esito dell'ultima risonanza con contrasto (protRusione discale) che allego,  mi hanno consigliato una iniezione di ozono-ossigeno terapia e cortisone locale nello stesso momento.
Io ero in realtà intenzionato a provare ancora la Tecar a livello L5-S1 e Back School, però a Bologna non so a chi affidarmi (e fidarmi) per una terapia non invasiva come Tecar e/o Back School, o visita/ginnastica posturale.
A chi posso rivolgermi?
Può consigliarmi qualcuno o qualche centro, tenuto conto che voglio riprendere quanto prima col ciclismo a cui non intendo rinunciare?

Risposta
Quando la lombosciatalgia dura da più di 3 mesi viene definita cronica.
Questo non vuol dire che non passerà mai, ma il dolore si ridurrà solo quando Lei farà tutti i giorni quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale; glielo descrivo.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduto utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena.
Esercizi di ginnastica: deve eseguire tutti i giorni ogni 2 ore, finché la sciatalgia non passa, gli esercizi che mobilizzano e rilassano la colonna lombare in estensione.
Ciclismo
Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l'aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
- la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
- la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
- la lordosi cervicale viene alterata, le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all'indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all'atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l'estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E' uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un'usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l'alterazione della lordosi può provocare un'artrosi cervicale precoce e una protrusione o un'ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l'accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve.
Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L'atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un'azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Cordiali saluti.
Benedetto Toso

30 gennaio 2009

Aiuto: è compatibile la sciatalgia con lo sci di fondo?
Domanda
Caro Professore,
le scrivo in fretta, rimandando  la richiesta di maggiori delucidazioni sul mio caso (stasera faccio la T.C. rachide e speco verteb.) in quanto solo pochi giorni fa ho intravvisto il titolo del suo libro in libreria e visto che da un po’ di tempo soffro di una "deliziosa" novità - lombosciatalgia, (ahimè di gamba destra "intera") sono alla ricerca di tutte le terapie e metodi, possibilmente naturali,il libro mi è rimasto in mente. Così ieri pomeriggio l'ho comprato, in prima serata l'ho letto tutto, la sera sono andata alla ricerca del sito sull'internet, l'ho scoperto, esaminato alla svelta, visto le informazioni che offre (devo approfondire), ora sto rivedendo il libro, vorrei tra poco provare qualche esercizio.
Ma ho un quesito urgente, che è questo: da un po’ di anni faccio in questo periodo un corso di sci di fondo con un'associazione sportiva, precisamente dovrei fare un corso di approfondimento della tecnica di skating (passo pattinato).
Il corso inizia questa domenica e io dovrei dare la mia adesione. Sono in "crisi profonda": è un'opportunità unica, quest'anno abbiamo neve più che mai: che fare? Potrei azzardarmi?
Premetto che il dolore non è forte, varia e si alterna a formicolii e vedo che camminare (sono appassionata camminatrice) mi fa bene. D'altra parte da quest'estate ho smesso di andare in palestra, perciò non mi sento molto allenata dal punto di vista aerobico, ma non ho smesso di camminare anche se non proprio giornalmente.
Il corso consiste in due ore di lezione con maestro, poi alcune ore di sciata libera. Salto la prima lezione, vedo i risultati della TC e inizio gli esercizi? E mi iscrivo più tardi? O lascio stare (con molto rammarico il corso per quest'anno), faccio gli esercizi  di Back School (magari con il corso di 2 ore cercando un istruttore qui) e ritorno sulla neve gradualmente da sola facendo poco e piste senza i dislivelli?
Quale tecnica secondo lei è più idonea quando si ha il mal di schiena? Lo sci nordico (passo alternato) o lo skating? Io ho fatto tutte e due e mi sembra quasi più rilassante lo skating, anche se più impegnativo come tecnica da apprendere e dal punto di vista della preparazione fisica.
Sono certa che chiederò troppo, ma è tale la mia incertezza nel dover decidere velocemente e l'avvilimento di dover forse ulteriormente interrompere le mie abituali attività (ma non vorrei neanche essere un'irresponsabile), che oso: riuscirebbe rispondermi, anche brevemente, tra oggi e domani?
La ringrazio comunque intanto anche per sola lettura di questo sfogo.
P. S. Per un qualche riferimento: la TC dell'aprile 2006 in sintesi constata un evidente protrusione globale di profilo posteriore e piccola ernia discale mediana (L4-L5) e protrusione globale del profilo posteriore in assenza di focalità erniarie al L5-S1.
Vedremo che dirà il TC stasera.
L'attuale mal di schiena mi è iniziato per una mia imprudenza nel mese di luglio scorso e quando ho cominciato star meglio ne ho commesso un'altra e nel mese di novembre è iniziata questa sciatalgia per la prima volta. Ho deciso di imparare a gestirla..

Risposta

Cara …
deve rinunciare a partire solo se sono presenti simultaneamente questi sintomi:  se la sciatalgia è molto intensa e costante (cioè non trova sollievo in nessuna posizione e percepisce il dolore 24 ore su 24); se il dolore scende al di sotto del ginocchio.
Se, invece il dolore va e viene, se non scende al di sotto del ginocchio, considerando che Lei ama molto sciare, direi che può partire tranquillamente.
Naturalmente alla rassicurazione vanno aggiunte tutte le raccomandazioni utili per non maltrattare la schiena.
Le descrivo quello che serve per il benessere della sua colonna vertebrale.
Informazione: deve conoscere la sua colonna vertebrale, in particolare le sue benefiche curve fisiologiche. In particolare, per stare bene deve imparare a mantenere la benefica lordosi lombare nelle posture, nei movimenti, negli sforzi, nelle attività sportive e nel riposo.
Riposo notturno: deve dormire in posizione supina (sul dorso); se non ha un materasso in lattice, formi un rotolo avvolgendo un asciugamano e lo ponga tra le vertebre lombari e il materasso.
Lavoro: se lavora seduta utilizzi una sedia ergonomica dotata di supporto lombare e cerchi di lavorare mantenendo la lordosi lombare. Lo stesso vale per il viaggio in auto per andare in montagna: è bene che utilizzi un cuscino lombare oppure lo stesso asciugamano arrotolato, usato a letto. Se domani il viaggio sarà lungo faccia delle soste ed uscendo dall'auto esegua l'esercizio di estensione in stazione eretta.
Tempo libero: deve imparare a fare anche i più semplici movimenti quotidiani come lavarsi e vestirsi senza curvare la schiena. Pertanto faccia attenzione a non curvarsi anche nel fissare gli sci.
Esercizi di ginnastica
Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione; tra gli esercizi di mobilizzazione occorre privilegiare quelli in estensione ed evitare quelli in flessione. Conferma della corretta impostazione del programma rieducativo è la centralizzazione del dolore: cioè, il dolore percepito lateralmente (fianco destro o sinistro) o distalmente dal centro della colonna vertebrale (arto inferiore) si sposta in una posizione più centrale o comunque più vicina alla colonna vertebrale. Ad esempio un dolore che prima viene percepito sulla regione posteriore della coscia destra e poi si sposta sulla natica omolaterale.
La riduzione della lombosciatalgia è più facile che si realizzi in un tempo breve quando la funzionalità del disco non è compromessa, quando, cioè, l’anello fibroso è intatto e lo spostamento del nucleo è limitato ad una protrusione o ad una ernia contenuta: di solito, in questi casi il dolore non scende al di sotto del ginocchio.
Al contrario la riduzione del dolore avviene in un periodo di tempo più prolungato in presenza di ernia del disco, quando il nucleo polposo non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione. È quello che avviene più frequentemente tra i pazienti che presentano un dolore radicolare che scende al di sotto del ginocchio.
In questi casi occorre fare attenzione che non si verifichino situazioni che favoriscono l’instaurarsi di invalidità e cronicità del dolore e, cioè, l’affidarsi solamente a terapie passive, l’inattività prolungata con scoraggiamento, depressione, paura e insoddisfazione.
Se il dolore è controllabile è bene dare il tempo alla natura di seguire il suo corso. Anche quando la sciatalgia è molto grave, il paziente viene rassicurato. Dopo dieci settimane dall’inizio della lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, i sintomi sono completamente risolti o in via di risoluzione.
Nell’attesa di questo miglioramento, occorre insistere sull’uso corretto del rachide e di conseguenza è importante eseguire la progressione d’esercizi di educazione posturale e la progressione d’esercizi per l’apprendimento della stabilizzazione del rachide.  
Per quel che riguarda la tecnica da utilizzare, se per passo pattinato (skating) si intende un movimento asimmetrico che impegna prevalentemente un solo arto inferiore, penso sia meglio farlo per un tempo limitato e privilegiare il passo alternato che costituisce un ottimo esercizio per il benessere della colonna vertebrale.
Non assuma farmaci analgesici prima di partire e ascolti i messaggi del suo corpo: se aumenta il dolore sciando, riduca la velocità e cerchi di individuare la tecnica che le consente di sciare riducendo il dolore. Se il dolore poi persiste si fermi. Ma se non ha dolore (senza aver assunto farmaci) si alleni tranquillamente e si goda una bella giornata di movimento all'aria aperta.
Buon divertimento.

10 ottobre 2008

Ipercifosi dorsale e nuoto
Domanda
Buonasera,
ho una allieva di 14 anni con ipercifosi, da 1 anno ha tolto l'ortesi; il fisiatra le ha consigliato il nuoto (stile libero e dorso), io sono del parere di fare solamente dorso e pochissimo stile libero.
Lei cosa ne pensa?
Nel frattempo sta eseguendo gli esercizi da Lei consigliati.

Risposta

Questa ragazza deve eseguire gli esercizi di educazione respiratoria, di educazione posturale e in particolare gli esercizi di mobilizzazione del rachide dorsale in estensione e gli esercizi di stabilizzazione. Tali esercizi devono essere ripetuti anche quotidianamente a casa.
Agli esercizi può essere abbinata la pratica di attività sportive. Può leggere nel mio libro "Back School, Neck School, Bone School: programmi specifici per le patologie del rachide", quali sono le attività sportive consigliate e sconsigliate.
Per quel che riguarda il nuoto va bene privilegiare il dorso: tuttavia, occorre sottolineare che chi ha ipercifosi dorsale di solito ha una rigidità delle spalle che limita l'ampiezza del movimento degli arti superiori. Non è sufficiente il dorso per mobilizzare le spalle e la cifosi ma sono necessari gli esercizi di mobilizzazione specifici per il rachide dorsale.
Cordiali saluti.

23 settembre 2008

Ernia discale e nuoto
Domanda
Gentile Professor Toso,
mi permetto scriverLe per un parere in merito.
Da una RM recentemente eseguita mi è stata diagnosticata una protrusione-ernia discale L4-L5, sotto-legamentosa a sviluppo mediano e paramediano sinistro.
Inoltre ho una degenerazione disco somatica con protrusione discale posteriore ai due livelli intersomatici rispettivamente C5/C6 e C6/C7.
Maggiore relativa salienza del rilievo a livello C5/C6.
Sottopongo alla Sua autorevole esperienza il mio quesito: praticare nuoto a livello amatoriale può essere di aiuto a queste patologie ?
In particolare, vorrei chiedere se lo stile libero è consigliabile per la mia cervicale.
Grazie per il tempo che mi vorrà dedicare,
Un cordiale saluto.

Risposta

Il nuoto si presta più di ogni altro sport ad una azione preventiva dei dolori vertebrali, poiché richiede scioltezza, elasticità e contrazioni non violente. Prerogativa del nuoto consiste nel fatto che libera il corpo dalla forza di gravità, costituendo per la colonna un riposo attivo e dinamico al tempo stesso. Altri importanti benefici apportati dal nuoto sono i seguenti:
- potenzia il trofismo ed il tono dei muscoli;
- migliora la mobilità articolare;
- apporta benefici anche agli organi interni, con l’aumento della capacità vitale ed il potenziamento cardiocircolatorio;
- si trae beneficio anche dal massaggio provocato dallo scivolamento dell’acqua sulla pelle;
- entro certi limiti, anche gli sbalzi di temperatura influenzano favorevolmente il ricambio;
- la capacità di nuotare permette di entrare in contatto con la natura e di esplorare il meraviglioso mondo sommerso marino.
Un’altra prerogativa del nuoto consiste nel fatto che è l’unica attività sportiva in cui ci si muove e si avanza nella direzione del prolungamento assiale della colonna vertebrale.
Tuttavia, occorre precisare che il nuoto pur essendo un’attività sportiva validissima non ha nei confronti della colonna vertebrale quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.
Il soggetto che soffre di algie vertebrali va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio al di fuori dell’acqua e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questi obiettivi possono essere raggiunti con gli esercizi di educazione posturale e di stabilizzazione del rachide.
Pertanto, il nuoto non è sufficiente per risolvere i suoi problemi a livello lombare e cervicale; in presenza di lombalgia e cervicalgia, deve imparare gli esercizi specifici, più utili per lei oltre che usare correttamente la sua colonna vertebrale nelle posture e nei movimenti quotidiani.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente.

25 luglio 08

Esercizi per i muscoli addominali e mal di schiena
Domanda
Gentile Professor Toso,
sono una studentessa di Scienze Motorie e dello Sport. Io avrei bisogno di alcune informazioni che sicuramente lei sarà in grado di darmi.
Io da lunedì inizierò a fare ginnastica dolce, so che ci sono tre signore con alcuni problemi.
Una signora ha protrusioni ossee a livello lombare, una con lombalgia e cervicale e l'ultima signora con una paresi (dalla nascita) al braccio sinistro.
Per le prime due signore come posso fargli fare gli addominali o i glutei o esercizi per le braccia senza caricare sulla schiena? Avrebbe qualche esercizio o comunque qualche libro anche con disegni degli esercizi mirati per questi tipi di problemi?
Avrei degli esercizi in mente ma sono un po' insicura di me stessa e vorrei evitare di danneggiare ulteriormente le persone.
La ringrazio per l'attenzione e attendo una sua cortese risposta.

Risposta

In presenza di mal di schiena occorre molta prudenza nell’eseguire gli esercizi per i muscoli addominali. Contrarre tali muscoli significa aumentare la pressione intraddominale e, di conseguenza, la pressione intradiscale; tutto questo si verifica mentre il rachide lombare è in delordosi o, peggio, in cifosi. È una condizione che rischia di aggravare la protrusione o l’ernia discale e che, di conseguenza, può provocare lombalgia.
Per tonificare i muscoli addominali, in presenza di lombalgia è sufficiente la respirazione addominale: farà percepire alle sue allieve che i muscoli addominali si contraggono durante la fase di espirazione e si rilasciano durante l'inspirazione.
Per conoscere e programmare bene gli esercizi per le sue allieve le consiglio il mio libro "Back School, Neck School, Bone School: programmazione, organizzazione, conduzione e verifica. Il libro contiene le progressioni complete di esercizi, illustrate con foto.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

27 febbraio 2008

Ciclismo e mal di schiena
Domanda
Ho 41 anni; nel 1995 sono stato operato di interlaminectomia L4-L5 e sono affetto da una lieve scoliosi destro convessa che talvolta mi fa accusare dolori sopportabili che poi regrediscono con allungamenti e senza l'impiego di farmaci.
Durante questi anni ho sempre frequentato la palestra seguendo gli accorgimenti che ho appreso dal suo noto libro.
Da circa un anno ho iniziato ad utilizzare la mountain bike (sempre su strada) e ciò non mi ha mai creato dolori, anzi nella posizione di marcia provo anche sollievo (il venditore mi ha fornito un mezzo rispondente alle mi esigenze fisiche e me lo ha regolato adeguatamente).
Vorrei acquistare una bicicletta da corsa anche se sono un po' dubitoso poichè temo che la sua struttura di tale mezzo non possa essere consona ai miei deficit alla colonna vertebrale.
Ne farei un uso molto amatoriale senza fare ne scatti, ne volate.
Qual è il suo autorevole parere in merito?

Risposta

Se lei è appassionato di ciclismo è senz'altro positivo acquistare una bici da corsa, costruita su misura per lei.
Per prevenire la lombalgia inizi con allenamenti brevi, a giorni alterni e aumenti gradualmente la durata e l'intensità.
Esegua con continuità i movimenti di compenso specifici per il ciclista.
- Movimenti di compenso in bicicletta
Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare e spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
- Movimenti di compenso a casa
L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua i movimenti di compenso in estensione.
Questi esercizi hanno non solo un’azione preventiva, ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.
Inoltri, ricordi che per prevenire e curare il mal di schiena è fondamentale usare correttamente la colonna vertebrale nel lavoro, nel tempo libero e nel riposo.

22 agosto 2007

Scoliosi, rialzo e basket
Domanda
Volevo sapere se per un ragazzo di 14 anni avente scoliosi è consigliato di praticare il basket utilizzando un plantare come supporto e in alternativa quali attività sportive vengono maggiormente consigliate.

Risposta

In presenza di scoliosi occorre innanzitutto valutare la sua entità.
L’atteggiamento scoliotico e la scoliosi inferiore ai 10° cobb, non vengono trattati in modo specifico: è sufficiente la semplice osservazione, con controllo a distanza.
In presenza di scoliosi lieve, superiore a 10° ed inferiore a 20°, sono sufficienti gli esercizi specifici guidati da un rieducatore esperto.
Quando la curva supera i 20° e c’è un residuo periodo di crescita, viene prescritto il trattamento con corsetto.
Riguardo il plantare occorre essere sicuri della sua utilità; va usato quando esiste un vero dislivello del bacino e quando la sua presenza migliora l'equilibrio statico e dinamico del soggetto.
Il soggetto scoliotico va educato e allenato a muoversi in armonia ed equilibrio e a vincere la forza di gravità nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
Questo obiettivo può essere ottenuto con una valida ginnastica rieducativa, individualizzata e adattata, abbinata alla pratica degli sport in carico.
L’attività motoria all’aria aperta, il gioco, lo sport sono inscindibilmente legati alla cinesiterapia, ne costituiscono il versante attivo, la parte più piacevole.
Dopo aver appreso gli schemi motori corretti in palestra, la colonna vertebrale risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse che hanno un effetto correttivo e non deformante.
Si comprende allora come sia non solo utile, ma addirittura indispensabile abbinare agli esercizi di ginnastica l’attività sportiva: i benefici psicologici che lo sport è in grado di apportare sono utili al soggetto scoliotico di ogni età e contribuiscono a sviluppare una immagine positiva del corpo che permette di superare le difficoltà psicologiche dovute alla deformazione vertebrale.
Sono molto indicati gli sport in carico che migliorano l’equilibrio quali il basket, la pallavolo, il calcio, la corsa, lo sci, l’equitazione.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e la saluto cordialmente.

22 agosto 2007

Ciclismo e lombalgia
Domanda
Durante un allenamento in bici da corsa, dopo essere rimasto a lungo curvo nella posizione aerodinamica è insorta la lombalgia mentre eseguivo delle sforzi in salita, in termini brevi spingevo un rapporto molto duro.
Da quel giorno ho fatto degli esami tra cui una risonanza, trovandomi una protrusione discale tra L5/S1.
Ho eseguito delle manipolazioni, agopuntura, fisioterapia. Mentre tuttora continuo a fare tre volte alla settimana nuoto e due volte stretching e tre volte  ciclismo. Posso dire che il male e' migliorato molto, ma quando esco in bici per allenarmi e spingo duro, mi viene mal di schiena.
Cosa posso fare per eliminare il dolore e per continuare a correre in bici?
Grazie e cordiali Saluti

Risposta

Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto ha una posizione in sella comoda sia per la pedalata sia per la colonna vertebrale. Chi fa sport agonistico per raggiungere prestazioni più elevate assume una posizione meno comoda, più favorevole per l’aerodinamica, ma non fisiologica per la colonna vertebrale.
La posizione aerodinamica del ciclista altera le curve fisiologiche:
- la lordosi lombare si inverte da concava diventa convessa, assumendo un atteggiamento di cifosi lombare;
- la cifosi dorsale aumenta la sua curvatura;
- la lordosi cervicale viene alterata: le vertebre cervicali inferiori assumono un atteggiamento di cifosi e quelle superiori aumentano la lordosi.
La regione lombare è in grado di sopportare abbastanza bene tale posizione, seppure per un tempo limitato, perché il peso del tronco viene distribuito tra manubrio e sella. Ma se tale posizione in flessione è mantenuta a lungo può provocare lombalgia e lesioni ai dischi lombari perché aumenta la pressione sui dischi intervertebrali e si produce una forza che fa spostare all’indietro il nucleo polposo del disco.
La regione cervicale è ancora più sollecitata: i muscoli estensori del collo sono costantemente contratti in una posizione non fisiologica per permettere all’atleta di guardare avanti. Se si indossa un casco che ostruisce parte della visione superiore si accentua ulteriormente l’estensione del collo.
A questa posizione sfavorevole si aggiungono poi i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni continue imposte alla bicicletta dal fondo stradale.
Si comprende allora come la posizione aerodinamica mantenuta a lungo provoca facilmente dolore cervicale e lombare.
Il dolore, in questo caso, è un sintomo intelligente. E’ uno stimolo a cambiare posizione. Se questo non avviene, se la posizione è protratta a lungo, ecco che gradualmente si avrà un’usura precoce della colonna. A livello lombare il nucleo discale può andare incontro, con il passare del tempo, a protrusione o peggio ernia. A livello cervicale l’alterazione della lordosi può provocare un’artrosi cervicale precoce e una protrusione o un’ernia a livello dei dischi cervicali inferiori.
Per prevenire la lombalgia è utile personalizzare la bicicletta, scegliendo telai su misura, agendo sulle regolazioni (distanza sella pedale e sella manubrio) e sui vari componenti, ma è importante eseguire i seguenti esercizi.
Movimenti di compenso in bicicletta. Per impedire l’accumulo di tensioni e per prevenire il dolore è bene rialzarsi spesso dalla posizione aerodinamica per consentire alla colonna vertebrale di riacquistare le giuste curve. Meglio ancora, sempre rimanendo seduti sulla bici, ruotare il bacino per riformare la lordosi lombare, spingere in avanti il petto per ridurre la cifosi dorsale e, mantenendo lo sguardo in avanti, retrarre il mento e il capo.
Movimenti di compenso a casa. L’atleta, una volta sceso dalla bicicletta, è bene che esegua, come movimenti di compenso, esercizi di estensione del rachide lombare. Questi esercizi non hanno solo un’azione preventiva ma anche antalgica perché permettono alle strutture del rachide di riequilibrarsi.

14 maggio 2007


Calcio e cervicalgia

Domanda
Sono un calciatore (a livello agonistico) di 29 anni affetto da cervicalgia muscolo-tensiva, ormai da anni.
Dopo la partita di pallone i miei problemi si accentuano e sono spesso costretto a ricorrere ad antinfiammatori.
Gradirei avere da Lei qualche consiglio per la risoluzione della  mia patologia.
Distinti saluti.

Risposta
Devo avere ulteriori notizie riguardanti la sua cervicalgia e la sua insorgenza.
Normalmente per la colonna vertebrale giocare a calcio è positivo. Se il dolore insorge non durante la pratica sportiva ma dopo la sua conclusione, spesso la causa del dolore non è da attribuire  allo sport ma alle posizioni che l’atleta assume al termine dell’allenamento o della gara. Quando l’atleta si rilassa in una posizione seduta scorretta, quando viaggia a lungo sottoponendo la colonna agli stress da vibrazione oppure quando dorme poco o male su di un letto non valido o con un cuscino non idoneo, la colonna vertebrale ne risente negativamente e i dischi intervertebrali non possono avere il giusto riposo. Ulteriore fattore di rischio per la cervicalgia è la presenza di ansia, tensione eccessiva o stress psicologico.
Occorre verificare se in lei l’insorgenza della cervicalgia è agevolata dalle fasi del gioco in cui colpisce la palla di testa. Infatti, il colpo di testa sollecita notevolmente il rachide cervicale: è un microtrauma che ripetuto nel tempo può provocare usura precoce dei dischi intervertebrali, dolore e artrosi cervicale.
Analizziamo bene questo movimento tipico del gioco del calcio per programmare una buona prevenzione. L’entità delle sollecitazioni che la palla produce colpendo la testa del calciatore dipendono da:
- qualità del gesto tecnico;
- forza dei muscoli che stabilizzano il rachide;
- pressione della palla;
- contenuto di umidità del pallone che varia a seconda della sua qualità (i palloni vecchi diventano più pesanti con la pioggia);
- direzione da cui proviene e verso cui si indirizza la palla. Se la direzione da cui proviene la palla non è frontale ma laterale e se la palla viene colpita con una rotazione del collo le sollecitazioni sul rachide cervicale sono molto più elevate. Allo stesso modo è potenzialmente più dannoso colpire la palla indirizzandola all’indietro con una iperestensione della colonna cervicale.
Analizziamo bene la corretta esecuzione del colpo di testa dividendolo nelle due fasi essenziali: la preparazione e l’impatto.
- La preparazione. Occorre calcolare in anticipo la traiettoria e la velocità della palla e fare in modo che, nel colpire la palla, tutto il corpo partecipi e non solo il capo. Il calciatore si prepara a colpire la palla con gli arti inferiori leggermente piegati e divaricati ricercando una base stabile, un perfetto controllo ed equilibrio (grounding) in modo che le maggiori sollecitazioni siano a carico degli arti inferiori e non della colonna vertebrale. Il tronco è in estensione, il mento è retratto, i muscoli cervicali sono contratti isometricamente per proteggere e stabilizzare il rachide.
- L’impatto. Il movimento trae origine dell’estensione degli arti inferiori che trasmette energia alla parte superiore: con una spinta in avanti di tronco, collo e testa avviene l’impatto della palla con la fronte. A seconda delle esigenze tattiche la palla può essere colpita di testa da fermo, con rincorsa o in elevazione. Nel gioco di testa aereo occorre saltare per tempo in direzione del pallone e non eseguire un salto più alto del necessario.
Se al termine della partita si aggrava la cervicalgia o la lombalgia è bene che esegua i movimenti di compenso utili per riequilibrare le strutture del rachide e ridurre il dolore. Non è bene che si abitui a ricorre costantemente ai farmaci.
Per una valutazione più precisa può chiedere un appuntamento telefonando al n. 026196588 negli orari di ufficio. Potrò indicarle quello che può fare a casa per la sua colonna vertebrale. Se non le è possibile venire da me neanche per una sola volta, nella pagina "Back School in Italia" troverà il mio allievo più vicino alla sua abitazione.

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